- 05/03/2026
- Redazione
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La crisi in Iran e la chiusura dell’impianto di GNL di Ras Laffan in Qatar spingono i prezzi del gas e aprono la strada a profitti straordinari per gli esportatori statunitensi. Europa e Italia rischiano rincari energetici
La crisi geopolitica legata al conflitto in Iran sta già producendo effetti rilevanti sui mercati energetici globali. Secondo i nuovi dati diffusi dalla società di analisi energetica EnergyFlux, le compagnie statunitensi attive nell’export di gas naturale liquefatto (GNL) potrebbero generare oltre un miliardo di dollari a settimana in profitti straordinari.
Alla base della dinamica c’è la chiusura del gigantesco impianto di GNL di Ras Laffan, in Qatar, una delle infrastrutture energetiche più importanti al mondo. Il terminal rappresenta infatti circa il 20% della produzione globale di gas naturale liquefatto, e il suo stop sta creando un vuoto significativo nell’offerta internazionale.
In un mercato già teso per via delle tensioni geopolitiche, la riduzione delle forniture qatarine apre uno spazio commerciale che gli esportatori statunitensi sono pronti a sfruttare, soprattutto nel mercato europeo.
Prezzi del gas in impennata e margini raddoppiati
L’effetto immediato della crisi è stato l’aumento repentino dei prezzi del gas. I dati di EnergyFlux indicano che la redditività di un singolo carico di GNL diretto in Europa è raddoppiata nel giro di pochi giorni.
Se la scorsa settimana il profitto medio per una spedizione era di circa 25 milioni di dollari, al 2 marzo il valore ha superato i 50 milioni di dollari per carico.
Questo incremento dei margini potrebbe tradursi in circa 4 miliardi di dollari di profitti straordinari per le esportazioni statunitensi di GNL nel caso in cui l’impianto qatarino restasse fermo per un mese.
Lo scenario diventerebbe ancora più significativo nel medio periodo: se la carenza di offerta dovesse protrarsi fino all’estate, i guadagni complessivi potrebbero raggiungere i 20 miliardi di dollari mensili.
I mercati finanziari hanno già reagito. Le azioni delle due principali società statunitensi specializzate nell’export di GNL – Venture Global e Cheniere Energy – hanno registrato forti rialzi a partire da venerdì, segnalando le aspettative degli investitori su un ciclo di prezzi energetici più elevati.
La partita geopolitica dell’energia
Secondo Giulia Giordano, direttrice della Strategia Mediterraneo e Globale del think tank energetico ECCO, la crisi va letta anche in una chiave più ampia di equilibrio geopolitico.
“L’intervento militare statunitense in Iran può essere interpretato come un tentativo di ristabilire la supremazia degli Stati Uniti su Cina e Russia, non attraverso uno scontro diretto ma isolandole da un alleato internazionale chiave e fornitore energetico”.
Secondo l’analista, la strategia rientrerebbe nella più ampia dottrina statunitense della “energy dominance”, volta a rafforzare il ruolo degli Stati Uniti come attore centrale nei mercati globali dei combustibili fossili.
Europa e Italia tra i possibili perdenti della crisi
Se per gli esportatori americani la crisi potrebbe tradursi in una stagione di profitti record, per l’Europa lo scenario appare più critico.
L’aumento dei prezzi del gas si riflette direttamente sul costo dell’energia per industrie e famiglie, con il rischio di nuove pressioni inflazionistiche e di perdita di competitività industriale.
La direttirce Giordano sottolinea come il contesto attuale evidenzi ancora una volta la vulnerabilità energetica del continente.
“In questo gioco geopolitico l’Europa e l’Italia rischiano di perdere a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, con il gas naturale già in forte impennata”.
La sicurezza energetica europea passa dalle rinnovabili
La crisi riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza energetica europea.
Secondo gli analisti, per ridurre la dipendenza dalle turbolenze geopolitiche sarà sempre più necessario accelerare lo sviluppo di energie rinnovabili, infrastrutture di rete, sistemi di accumulo e interconnessioni energetiche.
A questi elementi si aggiungono politiche strutturali di efficienza e risparmio energetico, considerate ormai non solo una scelta ambientale ma anche un pilastro della sicurezza strategica europea.




























































































































































































