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Nel question time alla Camera, il ministro Pichetto Fratin illustra le misure del Governo contro i cambiamenti climatici e il Piano sociale per il clima da oltre 9,3 miliardi

Il cambiamento climatico è ormai un problema che attraversa città, acqua, case, trasporti, agricoltura e capacità di proteggere le fasce più fragili della popolazione. È questo il quadro delineato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin durante il question time di oggi tenuto alla Camera dei deputati.

Nel rispondere alle interrogazioni parlamentari, Pichetto ha messo in fila una serie di interventi che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero accompagnare l’Italia nell’adattamento agli effetti del cambiamento climatico e nella transizione energetica.

Al centro c’è  il Piano sociale per il clima, che mobilita oltre 9,3 miliardi di euro, ma la strategia comprende anche il ripristino della natura, la forestazione urbana, la sicurezza dell’acqua, la qualità dell’aria e la prevenzione del dissesto idrogeologico.

Cambiamenti climatici, dal ripristino della natura al verde urbano

A interrogare il ministro sulle misure contro i cambiamenti climatici sono stati gli onorevoli Fontana e altri, del Movimento 5 Stelle.

Pichetto ha esordito sottolineando che, nel tempo limitato a disposizione, avrebbe richiamato le principali linee di azione portate avanti dal Governo nella lotta al cambiamento climatico.

Il primo tassello indicato è il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) della natura, ancora in fase di concertazione con gli altri ministeri. Secondo il ministro, le misure dedicate alla prevenzione e all’adattamento potranno contribuire, nel medio e lungo periodo, ad affrontare contemporaneamente gli effetti del cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

Un secondo fronte riguarda direttamente le città. Per contrastare le isole di calore urbane e ridurre la vulnerabilità climatica dei centri abitati, sono state previste risorse per la forestazione e il verde urbano. L’obiettivo è aumentare la copertura arborea, realizzare infrastrutture verdi e favorire la deimpermeabilizzazione dei suoli.

Il Piano, ha spiegato Pichetto, darà inoltre continuità ad alcune iniziative già avviate attraverso il PNRR. Tra queste figurano la tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano, il ripristino e la protezione dei fondali e degli habitat marini e la rinaturazione di alcune aree, fra cui quella del Po.

Acqua, desalinizzazione e riuso: la sfida della resilienza

Il cambiamento climatico, nella prospettiva indicata dal ministro, significa anche affrontare il problema della disponibilità di acqua.

In linea con la Strategia europea per la resilienza idrica, il MASE considera particolarmente importante il ricorso a fonti idriche non convenzionali, come il riuso delle acque reflue depurate e la desalinizzazione. Si tratta di strumenti da sviluppare, ha precisato Pichetto, quando risultino contemporaneamente sostenibili dal punto di vista tecnico, economico e ambientale.

Queste soluzioni dovrebbero integrare, e non sostituire, le politiche tradizionali di tutela della risorsa idrica. Parallelamente, sarà necessario proseguire sul fronte della sicurezza dell’approvvigionamento e del rafforzamento della resilienza delle reti.

È un passaggio significativo perché sposta il tema dell’acqua dal terreno della sola emergenza a quello della capacità strutturale di un Paese di adattarsi a condizioni climatiche più difficili.

Qualità dell’aria e dissesto idrogeologico, gli altri capitoli

Nella risposta del ministro hanno trovato spazio anche le politiche per la qualità dell’aria. Attraverso il Piano di Azione Nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, ha ricordato Pichetto, sono stati investiti 2,6 miliardi di euro in interventi riguardanti mobilità, agricoltura e riscaldamento civile.

Sul fronte delle città, il programma Climate City Contract ha invece selezionato progetti per circa 12 milioni di euro dedicati alle “Città intelligenti e a impatto climatico zero”.

Non meno importante è la prevenzione del dissesto idrogeologico. Accanto alle risorse ordinarie destinate ogni anno alle opere di prevenzione, il Governo ha previsto ulteriori stanziamenti nella programmazione FSC 2021-2027, anche in raccordo con il Dipartimento Casa Italia.

Piano sociale per il clima, oltre 9,3 miliardi per la transizione

La seconda risposta sul tema climatico è arrivata all’interrogazione degli onorevoli Bignami e altri, di Fratelli d’Italia, dedicata al Piano sociale per il clima.

Il punto politico centrale della risposta di Pichetto è chiaro: la transizione energetica, secondo il Governo, deve essere accompagnata da misure capaci di garantire equità sociale e protezione per chi è più esposto ai suoi costi.

Il ministro ha ricordato che il Governo ha completato la fase nazionale di elaborazione del Piano. Il documento è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione europea il 6 agosto. Contestualmente, il Ministero ha pubblicato la versione integrale del Piano, una sintesi e la relazione sugli esiti della consultazione.

La dotazione complessiva supera i 9,3 miliardi di euro: circa 7 miliardi provengono dal Fondo sociale europeo per il clima, mentre più di 2,3 miliardi rappresentano il cofinanziamento nazionale.

Case e imprese, 3,2 miliardi per l’efficienza energetica

Uno dei capitoli più consistenti riguarda l’edilizia, con oltre 3,2 miliardi di euro destinati alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica e degli immobili delle microimprese vulnerabili.

L’obiettivo è duplice: migliorare l’efficienza energetica e ridurre i consumi, alleggerendo allo stesso tempo le spese sostenute da famiglie e imprese.

Un altro capitolo riguarda l’elettrificazione dei consumi domestici. Sono previsti oltre 95 milioni di euro per aiutare le famiglie vulnerabili ad adeguare utenze e impianti.

Ma è soprattutto la mobilità a rappresentare una delle voci più pesanti del Piano.

Mobilità sostenibile, oltre 4,6 miliardi

Per la mobilità sostenibile sono stati previsti oltre 4,6 miliardi di euro.

La strategia si muove su due direttrici: da una parte il potenziamento del trasporto pubblico, collettivo e condiviso, dall’altra l’introduzione del cosiddetto “conto mobilità”, attraverso il quale i beneficiari potranno accedere a servizi di trasporto sostenibile grazie a contributi annuali calibrati sul livello di vulnerabilità.

La logica è quella di rendere la transizione non soltanto un processo di sostituzione tecnologica, ma anche una politica sociale: meno emissioni, ma senza lasciare indietro chi ha meno possibilità economiche.

ETS2, arriva il Bonus sociale Energia Plus

Un altro passaggio particolarmente rilevante riguarda l’ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle emissioni destinato ad avere effetti anche sui consumi legati agli edifici e al trasporto stradale.

Per attenuarne l’impatto economico, il Piano prevede il Bonus sociale Energia Plus, finanziato con 1,34 miliardi di euro nel periodo 2028-2031.

La misura sarà destinata alle famiglie con ISEE fino a 25 mila euro e, secondo quanto riferito dal ministro, dovrebbe raggiungere circa quattro milioni di nuclei familiari ogni anno.

A completare il Piano ci sono infine 85 milioni di euro destinati al rafforzamento della capacità amministrativa: sistemi informativi, sportelli di assistenza, comunicazione e strumenti di monitoraggio.

La conclusione di Pichetto è anche la chiave di lettura politica dell’intero intervento: il Piano dovrebbe combinare misure immediate di sostegno al reddito con interventi strutturali di lungo periodo, affinché la transizione climatica non finisca per gravare in maniera sproporzionata su famiglie, microimprese e utenti vulnerabili.

L’ambizione dichiarata è trasformare la transizione in un’opportunità di sviluppo sostenibile e inclusivo.

Pellestrina, il progetto Ca’ Roman sotto la lente ambientale

Il question time ha affrontato anche la vicenda del progetto edilizio sull’isola di Pellestrina, a Venezia. L’interrogazione è stata presentata dall’onorevole Zanella, di Alleanza Verdi e Sinistra.

Pichetto ha precisato preliminarmente che il MASE non ravvisa proprie competenze dirette sulla questione e che, per questo motivo, sono state avviate interlocuzioni con la Regione Veneto, dalla quale sono arrivati gli elementi informativi utilizzati nella risposta.

Per il Piano Urbanistico Attuativo relativo al progetto di Ca’ Roman, la Commissione regionale competente in materia di VAS ha espresso parere favorevole sul rapporto ambientale, subordinandolo al corretto recepimento di una serie di prescrizioni necessarie a prevenire impatti significativi sull’ambiente.

Sono state inoltre esaminate tre alternative: lo stato di fatto, il Piano sottoposto a valutazione e il mantenimento integrale degli edifici con la conferma della destinazione d’uso della colonia marina.

Secondo quanto riferito dal ministro, i contributi degli organismi consultati e competenti in materia ambientale non hanno evidenziato ulteriori elementi di criticità o carenze nel rapporto ambientale.

Rumore, illuminazione e presenza umana: previste prescrizioni

Per salvaguardare lo stato dei luoghi, la progettazione ha individuato accorgimenti tecnici e attuativi relativi, fra l’altro, all’eventuale inquinamento luminoso e acustico e alla presenza antropica.

Queste cautele sono state recepite e rafforzate nel quadro prescrittivo del parere motivato, che accompagnerà il PUA nelle diverse fasi: prima dell’approvazione, nella definizione progettuale e durante l’attuazione.

Prima dell’approvazione dovrà inoltre essere definito con il Comune di Venezia un Piano di Monitoraggio Ambientale relativo alle diverse fasi del progetto: demolizione, cantierizzazione ed esercizio.

Particolare attenzione è stata dedicata anche ai siti della rete Natura 2000. L’autorità regionale competente ha dato atto della conclusione positiva della valutazione di incidenza di secondo livello, cioè della valutazione appropriata, accompagnandola con prescrizioni sulle limitazioni da rispettare nello sviluppo del PUA, nell’esecuzione degli interventi e nella fruizione dei luoghi.

Le misure, secondo la risposta del ministro, sono complessivamente ritenute idonee ad attenuare le interferenze sugli habitat e sulle specie dei siti “Lido di Venezia – biotopi litoranei”, “Laguna medio-inferiore di Venezia” e “Laguna di Venezia”, anche quando questi risultano esterni all’ambito del PUA.

Le modalità di attuazione e le relative misure precauzionali dovranno essere contenute in uno specifico elaborato, da produrre al momento dell’approvazione del Piano e da concordare con il Comune.

Infine, l’amministrazione comunale di Venezia ha segnalato che la più recente proposta progettuale avrebbe risolto e superato tutte le criticità evidenziate dai giudici amministrativi, risultando conforme alla disciplina urbanistica vigente e alla variante al Piano Regolatore Generale dell’isola di Pellestrina.

Parco Nazionale di Portofino, per ora la scelta resta sui tre Comuni

Sul futuro del Parco Nazionale di Portofino il ministro ha risposto all’interrogazione dell’onorevole Pastorino, gruppo Misto.

Pichetto ha ricostruito un iter caratterizzato da un complesso percorso amministrativo e da un articolato contenzioso giuridico, concentrato soprattutto sulla perimetrazione provvisoria dell’area protetta.

A prevalere è stata l’ipotesi limitata a tre Comuni, anziché quella che avrebbe esteso il Parco a 11 Comuni. Una scelta legata, ha spiegato il ministro, all’opposizione manifestata da gran parte dei Comuni interessati e alla ferma contrarietà della Regione Liguria.

L’intesa con l’amministrazione regionale rappresenta infatti un presupposto necessario per concludere la procedura, e deve essere espressa formalmente sulla soluzione individuata.

Un equilibrio tra tutela e certezza giuridica

La scelta, nelle parole di Pichetto, nasce dalla ricerca di un punto di equilibrio tra la tutela ambientale del territorio, sostenuta dalle indicazioni tecnico-scientifiche raccolte, e l’esigenza di garantire certezza giuridica e stabilità istituzionale all’area protetta.

Un’esigenza resa ancora più complessa dalle incertezze accumulate negli anni a causa delle diverse pronunce dei giudici amministrativi.

La perimetrazione attuale, tuttavia, non viene presentata come necessariamente definitiva. Un eventuale allargamento della tutela potrà riguardare i Comuni che in futuro manifesteranno la volontà di entrare nel Parco, come già avvenuto in altri Parchi Nazionali.

Questa possibilità dovrà comunque rimanere nell’alveo delle valutazioni già formulate da ISPRA per la perimetrazione provvisoria e richiederà l’accordo con la Regione e gli enti locali interessati.

Area marina, il Parco sarà un unico soggetto

Pichetto ha poi affrontato la questione dell’area marina protetta. La volontà del legislatore, ha spiegato, è quella di creare un Parco Nazionale con estensione a mare.

Il testo della norma istitutiva stabilisce infatti che il territorio del nuovo Parco comprende l’area protetta di Portofino già esistente.

Non ci saranno dunque due soggetti distinti: secondo il ministro, si tratta di un unico soggetto giuridico, il Parco Nazionale di Portofino, articolato in una parte terrestre e una parte marina.

La continuità della tutela dell’area marina, finora garantita dal Consorzio di gestione, dovrebbe essere assicurata dal D.P.R. di istituzione definitiva, attualmente in fase di presentazione alla Conferenza Unificata, che individua nell’Ente Parco il soggetto gestore.

La governance prevista dal decreto dovrebbe quindi garantire, nelle intenzioni del Governo, adeguati livelli di tutela sia sulla terraferma sia in mare.

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