- 27/08/2026
- Redazione
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Dal Politecnico di Milano un impianto mobile e itinerante per trattare i materiali compositi a fine vita. Il progetto europeo YouRban punta a ridurre trasporti e costi e immagina un nuovo modello di economia circolare nei distretti industriali, negli eventi e nelle aree remote
Riciclare i materiali compositi senza doverli necessariamente trasportare altrove. È questa l’idea alla base di YouRban, progetto europeo coordinato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano che ha sviluppato un impianto mobile capace di raggiungere i luoghi in cui gli scarti vengono prodotti e trattarli direttamente sul posto.
Il protagonista del progetto è un truck itinerante per il trattamento e il riprocessamento on-site dei materiali compositi a fine vita, con particolare attenzione alla vetroresina. Un materiale largamente utilizzato in settori molto diversi: dagli sci alle racchette da tennis, dall’automotive alle pale eoliche fino ad alcune applicazioni nel settore delle costruzioni.
L’obiettivo è accorciare la distanza tra ricerca, industria e cittadini e trasformare il concetto di economia circolare da principio teorico a processo visibile e concreto.
Un impianto mobile che porta il riciclo dove serve
La caratteristica più interessante di YouRban è proprio la sua mobilità. Invece di concentrare il trattamento dei rifiuti in un impianto fisso, la tecnologia sviluppata dal progetto può essere trasportata nei diversi territori e adattata alle necessità locali.
Il truck è stato realizzato in collaborazione con la start-up Fibereuse Tech e con lo studio Origoni&Steiner, secondo un’impostazione modulare e scalabile. Una scelta progettuale che punta a rendere l’impianto replicabile e personalizzabile in funzione delle caratteristiche dei distretti produttivi e dei materiali da trattare.
«Il vero punto di forza di YouRban è stato dimostrare che l’innovazione tecnologica può e deve uscire dai laboratori per incontrare le persone e i territori», ha spiegato Marcello Colledani, docente del Dipartimento di Meccanica e responsabile del progetto YouRban.
Il valore dell’esperienza, secondo Colledani, non è soltanto tecnologico. Mostrare direttamente la trasformazione degli scarti in nuovi prodotti significa anche rendere comprensibile ai cittadini il funzionamento dell’economia circolare.
Credit: Politecnico Milano
Dalle aziende agli eventi: dove potrebbe essere utilizzato
Con la conclusione della fase di sperimentazione, l’attenzione si sposta ora sulle possibili applicazioni industriali e territoriali.
Uno degli scenari più immediati riguarda i servizi on-demand per le aziende. Il truck potrebbe spostarsi all’interno dei distretti produttivi per trattare gli scarti direttamente nel luogo in cui vengono generati, riducendo o eliminando la necessità di trasferirli verso impianti esterni.
Il modello potrebbe rivelarsi interessante anche per la gestione dei grandi eventi, soprattutto quelli caratterizzati dalla presenza di grandi quantità di allestimenti temporanei. È il caso, per esempio, di manifestazioni come la Fiera dell’Artigianato o la Design Week, dove la produzione concentrata di materiali a fine utilizzo pone anche un problema logistico oltre che ambientale.
«Un altro scenario di grande rilievo è la gestione dei grandi eventi», ha aggiunto Colledani, sottolineando come la concentrazione temporanea di allestimenti renda necessario intervenire in tempi rapidi sui materiali residui.
C’è poi un’altra applicazione particolarmente significativa: quella delle aree remote e difficilmente raggiungibili. Un impianto itinerante può infatti portare il trattamento direttamente nel luogo in cui si trovano i materiali, evitando movimentazioni complesse.
Tra gli esempi indicati dal progetto ci sono i parchi eolici, dove la tecnologia potrebbe contribuire alla gestione delle pale delle turbine arrivate a fine vita.
Il riciclo diventa visibile
YouRban non nasce soltanto come progetto tecnologico. Un elemento centrale è infatti il rapporto con il pubblico.
L’impianto è stato progettato per essere trasparente anche dal punto di vista della comunicazione: una finestra rettangolare consente di osservare ciò che accade all’interno del container e vedere il processo di trattamento mentre è in funzione.
È una scelta che ha un obiettivo preciso: rendere il riciclo qualcosa che si può osservare e comprendere direttamente, mostrando come un materiale considerato rifiuto possa tornare a essere una risorsa.
La sperimentazione sul campo ha coinvolto il pubblico attraverso due importanti appuntamenti a Milano e Barcellona e una terza tappa, in forma ridotta, a Vienna.
Dai materiali riciclati agli oggetti di design
Alle attività ha partecipato anche il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, con un ruolo rivolto alla valorizzazione dei materiali ottenuti dal processo di riciclo.
Designer e artisti internazionali, selezionati attraverso open call, hanno utilizzato i materiali compositi riciclati dall’impianto mobile per realizzare prototipi funzionali di arredo urbano e oggettistica.
«Il nostro ruolo è stato quello di supportare la creatività dello sviluppo progettuale dei designer e artisti selezionati attraverso delle open call», ha spiegato Stefano Maffei, docente del Dipartimento di Design.
In questo modo la sperimentazione non si è fermata alla fase industriale: il materiale riciclato è diventato anche il punto di partenza per nuovi prodotti, mettendo alla prova non soltanto la fattibilità tecnica del recupero, ma anche quella estetica.
Un progetto europeo per un’economia circolare più vicina ai territori
YouRban ha coinvolto sette partner in Italia, Spagna, Austria e Lituania ed è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma New European Bauhaus.
Il progetto si inserisce in una prospettiva che prova a cambiare anche la geografia del riciclo: non più soltanto grandi impianti centralizzati, ma tecnologie capaci di avvicinarsi ai luoghi di produzione degli scarti.
La conclusione della sperimentazione apre ora la strada a possibili utilizzi del truck come infrastruttura mobile per imprese, territori, eventi e aree nelle quali la gestione tradizionale dei materiali compositi a fine vita risulta più complessa.
Il prossimo appuntamento sarà a Milano.



































































































































































































































































