- 27/08/2026
- Redazione
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Uno studio internazionale analizza 35 Paesi e lancia l’allarme sulla salinizzazione delle acque dolci: coinvolta circa la metà della rete fluviale europea
La salinizzazione delle acque dolci sta interessando una parte consistente dei fiumi europei e assume ormai le dimensioni di una questione ambientale continentale. A fotografare il fenomeno è una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications, realizzata da un gruppo internazionale di scienziati che comprende anche ricercatori del Centro comune di ricerca (CCR).
Secondo lo studio, circa la metà della rete fluviale europea presenta segnali di salinizzazione. In oltre 23.000 chilometri di fiumi, pari a circa il 2% della rete analizzata, la conducibilità elettrica supera 1 mS/cm: un valore che si colloca ben al di sopra degli standard internazionali disponibili per la protezione degli organismi acquatici.
Il dato più significativo è però l’ampiezza geografica del fenomeno. L’analisi ha preso in considerazione 35 Paesi europei e ha utilizzato dati sulla qualità delle acque raccolti tra il 1970 e il 2024.
In 28 Paesi la salinità di alcuni fiumi è più che raddoppiata
La ricerca mostra che in 28 dei 35 Paesi analizzati esistono corsi d’acqua nei quali la salinità è aumentata fino a superare di oltre il doppio le condizioni di fondo naturali stimate.
Per misurare il fenomeno, gli scienziati hanno utilizzato la conducibilità elettrica, espressa in mS/cm, un parametro comunemente impiegato come indicatore della quantità di sali disciolti nell’acqua.
Nel complesso, il 26% della rete fluviale europea analizzata presenta una salinizzazione classificata come bassa, il 14% come moderata, il 9% come grave e l’1% come estrema.
Non si tratta soltanto di una questione ecologica. In circa l’1% della rete fluviale la salinità supera i limiti previsti per l’acqua potabile, mentre circa il 3% presenta valori oltre le soglie considerate per l’irrigazione agricola e per la qualità delle acque destinate agli usi industriali.
Dalla Germania alla Romania: gli hotspot della salinizzazione
Alcune aree erano già note per la pressione esercitata dalla salinità sui sistemi fluviali. È il caso, tra gli altri, di Germania, Polonia e Spagna, dove sono stati individuati hotspot particolarmente evidenti.
Lo studio, tuttavia, porta alla luce anche zone finora meno considerate. Tra queste spiccano Romania e Ungheria, dove la presenza di aree fortemente interessate dalla salinizzazione sarebbe stata sottostimata dalle precedenti analisi.
È proprio questo uno degli elementi che rendono rilevante la nuova ricerca: non soltanto quantificare il problema, ma costruire una mappa più completa delle aree nelle quali la qualità delle acque dolci è maggiormente esposta alla pressione dei sali.
Perché i fiumi diventano più salati
La salinizzazione non ha una sola causa. A determinarla concorrono fattori naturali e attività umane, che possono interagire tra loro.
Clima, caratteristiche geologiche e condizioni idrologiche influenzano naturalmente la quantità di sali presenti nei corsi d’acqua. Ma la ricerca evidenzia anche una forte associazione tra l’aumento della salinità, l’impronta delle attività umane e i cambiamenti nell’uso del suolo.
Agricoltura, attività industriali, trasformazioni del territorio e altre pressioni antropiche possono quindi contribuire a modificare l’equilibrio chimico dei sistemi fluviali.
Il problema rischia inoltre di diventare più complesso in un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici e crescente pressione sulle risorse idriche. Quando la disponibilità di acqua diminuisce, infatti, la concentrazione delle sostanze disciolte può aumentare, rendendo ancora più delicato l’equilibrio degli ecosistemi.
Biodiversità, agricoltura e acqua potabile: quali sono i rischi
L’aumento della salinità può modificare profondamente le comunità biologiche che vivono nei fiumi. Le specie meno tolleranti ai sali possono diminuire o scomparire, mentre quelle capaci di adattarsi a condizioni più saline possono diventare prevalenti.
Il risultato è un cambiamento nella composizione degli ecosistemi e, nei casi più estremi, una perdita di biodiversità.
Ma le conseguenze non si fermano alla natura. I fiumi rappresentano una risorsa essenziale per acqua potabile, agricoltura e industria. Un aumento della salinità può rendere più complesso e costoso il trattamento delle acque e limitarne alcuni utilizzi.
Per l’agricoltura, in particolare, un’acqua troppo salina può compromettere la qualità dei terreni e influire sulla produttività delle colture. Per l’industria, invece, la composizione dell’acqua può avere ripercussioni sui processi produttivi e sulle infrastrutture.
Una pressione ancora poco considerata dalle politiche europee
Nonostante la crescente attenzione scientifica, la salinizzazione rimane ancora relativamente marginale nelle politiche di gestione delle acque.
A 25 anni dall’introduzione della Direttiva quadro europea sulle acque, che punta al raggiungimento di un buono stato ecologico e chimico delle acque superficiali, molti Paesi non dispongono ancora di norme specifiche sulla salinità.
Manca inoltre, in numerosi casi, un sistema sistematico di monitoraggio e rendicontazione degli effetti della salinità sugli ecosistemi.
È qui che la nuova ricerca potrebbe avere un peso concreto. La raccolta e l’analisi di dati su scala continentale consentono infatti di individuare le aree più vulnerabili e possono offrire una base scientifica per rafforzare monitoraggio, prevenzione e gestione delle risorse idriche.
Una mappa europea per affrontare il problema
La salinizzazione dei fiumi non è quindi più soltanto una somma di emergenze locali. La dimensione continentale emersa dallo studio suggerisce che il fenomeno debba essere affrontato attraverso strategie coordinate, capaci di tenere insieme tutela degli ecosistemi, gestione del territorio e sicurezza delle risorse idriche.
La vera sfida, ora, sarà trasformare una fotografia scientifica sempre più dettagliata in strumenti concreti di prevenzione. Perché proteggere i fiumi significa proteggere non soltanto la biodiversità, ma anche una delle risorse fondamentali su cui poggiano agricoltura, industria e società.































































































































































































































































































































































































































































