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Vinitaly 2026 parte con Coldiretti: piano straordinario per rilanciare il vino italiano negli USA dopo i dazi e il calo del mercato

Il vino italiano è pronto a ripartire negli Stati Uniti. A Palazzo Rospigliosi a Roma, Coldiretti e Filiera Italia hanno riunito decine di buyer americani, istituzioni, esperti di mercato e rappresentanti del commercio internazionale per discutere strategie concrete di rilancio.

L’obiettivo è quello di contrastare l’effetto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump, che nel 2026 hanno pesato sul mercato statunitense con un calo del 28% nei primi due mesi rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo Eurostat.

Il settore vitivinicolo italiano rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale e degli export Made in Italy, con gli Stati Uniti che da soli coprono il 23% delle esportazioni vinicole italiane. Tuttavia, negli ultimi anni dazi, cambio euro/dollaro sfavorevole, costi di produzione elevati e mutamenti nelle preferenze dei consumatori hanno messo sotto pressione produttori e distributori, creando la necessità di un intervento straordinario.

Coldiretti: strategie e alleanze per tornare competitivi

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, insieme al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, hanno ribadito l’importanza di un piano di promozione internazionale che coinvolga tutto il comparto vitivinicolo. Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, Matteo Zoppas, presidente Ice, e Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, hanno condiviso dati, prospettive e suggerimenti strategici.

In collegamento video è intervenuto Victor Oscar Schwarts, importatore statunitense che ha contribuito all’annullamento dei dazi Trump da parte della Corte Suprema, sottolineando come il mercato americano resti vitale e ricco di opportunità.

Il primo atto del piano prevede una presenza forte al Fancy Food di New York e iniziative legate ai Mondiali di Calcio, oltre alla promozione continua attraverso eventi, degustazioni e networking con buyer internazionali.

Vinitaly 2026 a Casa Coldiretti: quattro giorni tra vino, territorio e innovazione

La strategia si concretizzerà anche all’interno del Vinitaly, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, con il palinsesto di Casa Coldiretti che punta a unire agricoltura, enogastronomia e promozione territoriale. La grande novità di quest’anno è il Ristorante d’Autore di Campagna Amica – “La Casa della Cucina Italiana”, dove produttori, chef e territorio si incontrano per raccontare il vino attraverso il gusto.

  • Domenica 12 aprile: giornata istituzionale con degustazione “Restiamo in bolla” dedicata agli spumanti italiani, dal Prosecco al Trento Doc, seguita da convegni e aperitivi con vini leggeri sotto i 12 gradi.
  • Lunedì 13 aprile: focus sui giovani innovatori e sui produttori emergenti, con interpretazioni moderne del Sangiovese e di altre varietà toscane e italiane.
  • Martedì 14 aprile: tema “Vino e Patrimonio Unesco”, abbinando vini tipici a cibi tradizionali come pizza napoletana e Parmigiano, valorizzando territori come Prosecco e Langhe e vini d’altitudine.
  • Mercoledì 15 aprile: “Mediterraneo nel bicchiere” e vini dolci italiani, celebrando le tradizioni regionali con degustazioni mirate, conferenze e aperitivi musicali, stimolando connessioni tra vino, territorio e innovazione.

L’agenda prevede degustazioni tematiche di 4-6 vini ciascuna, momenti di formazione e networking, con un’attenzione particolare a raccontare la storia di ogni vino e il legame con il territorio di produzione.

Un settore resiliente e strategico per il Made in Italy

Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: il vino italiano è pronto a reagire alle difficoltà con capacità imprenditoriale, innovazione e promozione internazionale. Coldiretti si impegna a sostenere le cantine italiane, rendendo il prodotto competitivo negli Usa e rafforzando il posizionamento lungo tutta la filiera, dai vigneti al consumatore finale.

La sfida del 2026 sarà dimostrare che, anche di fronte ai dazi e alle tensioni geopolitiche, il vino italiano può non solo resistere, ma tornare a crescere sui mercati esteri, valorizzando la qualità, la tradizione e la creatività dei produttori italiani.

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