- 03/09/2026
- Redazione
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Caldo e siccità stanno riducendo raccolti e produzioni zootecniche. Dall’Italia alla Francia, l’agricoltura europea chiede a Bruxelles una risposta strutturale
L’estate degli eventi meteorologici estremi presenta il conto all’agricoltura europea. Cereali, mais, semi oleosi, ortaggi, frutta, uva e olive sono tra le produzioni più colpite dal caldo intenso e dalla scarsità d’acqua. E in alcune aree italiane non irrigue, secondo l’analisi del Copa-Cogeca, le perdite di mais arrivano fino al 70 per cento.
Il quadro è stato portato all’attenzione del commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen e del ministro irlandese Martin Heydon dai rappresentanti del Copa-Cogeca dei Paesi maggiormente colpiti, in vista del prossimo Agrifish di Dublino.
La richiesta è netta: l’Europa deve assumere un indirizzo politico più chiaro e mettere in campo risorse adeguate per affrontare una crisi che non riguarda più soltanto i raccolti di una singola stagione.
Dal mais alla frutta: il caldo mette sotto pressione i raccolti
Secondo l’analisi del Copa-Cogeca, le aree più colpite si concentrano soprattutto nell’Europa meridionale, centrale e occidentale. Slovenia, Austria, Francia e Italia sono tra i Paesi che segnalano le conseguenze più pesanti, mentre danni significativi a livello regionale vengono registrati anche in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.
A pagare il prezzo più alto sono innanzitutto le colture erbacee.
Mais, perdite fino al 70% nelle aree italiane non irrigue
Il caso del mais fotografa bene la dimensione dell’emergenza. In Slovenia le perdite stimate raggiungono il 50-70%, in Francia si attestano intorno al 40%, mentre in Italia il calo viene indicato tra il 20 e il 25%, con punte che arrivano al 70% nelle aree non irrigue.
Ma il problema non riguarda una sola coltura. Anche patate, barbabietole da zucchero e ortaggi risultano fortemente penalizzati, soprattutto dove l’accesso all’acqua per l’irrigazione è più limitato.
Il caldo ha inoltre lasciato il segno sulle produzioni mediterranee. Frutta, uva e olive hanno subito stress termico, scottature solari, caduta precoce dei frutti e una riduzione delle dimensioni e della qualità. Le conseguenze più rilevanti vengono segnalate in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna.
In Croazia, in particolare, la produzione di frutta e uva è stimata in diminuzione di circa il 30%. E oltre il 90% degli uliveti del Paese, secondo i dati riportati dal Copa-Cogeca, non dispone di sistemi di irrigazione.
Il caldo colpisce anche gli allevamenti
L’emergenza non si ferma ai campi. Anche la zootecnia è sempre più esposta alle conseguenze della combinazione tra temperature elevate e scarsità di risorse.
La riduzione di pascoli e foraggi ha provocato un forte calo della produzione di fieno. In Ungheria le perdite arrivano almeno al 50%, mentre nelle aree maggiormente colpite della Germania raggiungono il 30-90%.
Carenze significative di mangimi vengono segnalate anche in Francia, Slovenia, Spagna e Irlanda.
Meno latte e costi più alti per gli allevatori
In alcune zone, Italia compresa, la produzione di latte è già diminuita tra il 10 e il 15%. A questo si aggiungono gli effetti sul benessere degli animali e l’aumento dei costi per acquistare mangimi dall’esterno.
È un meccanismo che rischia di aggravarsi nei prossimi mesi: meno produzione significa minori ricavi, mentre la necessità di acquistare foraggi e mangimi aumenta le spese delle aziende. La preoccupazione, quindi, non riguarda soltanto l’estate appena trascorsa, ma anche la capacità degli allevamenti di affrontare il prossimo inverno.
La crisi climatica diventa anche una questione economica
Il punto centrale, secondo il Copa-Cogeca, è proprio questo. Gli effetti del caldo estremo si sommano a una situazione già difficile per il settore agricolo, segnata dall’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti e degli altri fattori produttivi.
Il rischio è quindi che una crisi inizialmente climatica si trasformi in una crisi produttiva ed economica, con possibili ripercussioni sui prezzi e sulla sicurezza alimentare.
Non è più soltanto una questione di quanto si raccoglierà quest’anno. Se le aziende agricole perdono redditività e capacità di investimento, diventa più difficile anche adattarsi agli eventi estremi successivi.
La richiesta dell’agricoltura all’Europa: più risorse e meno burocrazia
Finora le risposte, secondo i vertici del Copa-Cogeca, sono state soprattutto nazionali o regionali. Ma una crisi che attraversa contemporaneamente numerosi Paesi europei, sostiene l’organizzazione, richiede una risposta coordinata a livello comunitario.
Le richieste si muovono su tre orizzonti: breve, medio e lungo periodo.
Liquidità immediata e maggiore flessibilità della PAC
Nel breve periodo viene chiesto un sostegno immediato alla liquidità delle imprese agricole, insieme a un utilizzo più flessibile degli strumenti della Politica agricola comune (PAC).
L’obiettivo è consentire alle aziende di superare lo shock senza perdere la capacità produttiva.
Al tempo stesso, il settore chiede un maggiore coordinamento europeo e investimenti per l’adattamento climatico: dalle varietà agricole più resistenti alla gestione delle risorse idriche, dalle infrastrutture per l’irrigazione a strumenti più efficaci per la gestione del rischio.
Nitrati, CBAM e Omnibus: il nodo della burocrazia
Nel medio periodo il dossier si sposta invece sui vincoli strutturali che, secondo il Copa-Cogeca, limitano la capacità degli agricoltori di reagire al cambiamento climatico.
Tra le richieste figurano interventi sulle Direttive Nitrati, la sospensione del CBAM e l’attuazione dell’Omnibus Food and Feed, con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici e facilitare l’accesso a soluzioni concrete, compresi prodotti fitosanitari ritenuti efficaci dal settore.
La sfida per la nuova PAC: rendere l’agricoltura più resiliente
La questione, però, guarda soprattutto al futuro.
L’estate degli eventi estremi ha rafforzato la convinzione che caldo record, siccità e fenomeni meteorologici intensi non possano più essere trattati soltanto come emergenze occasionali. Per l’agricoltura europea diventano una variabile strutturale con cui fare i conti.
È qui che si gioca la partita politica. La futura PAC, l’Organizzazione comune dei mercati (OCM) e il previsto Fondo europeo per la competitività dovranno, secondo il Copa-Cogeca, garantire agli agricoltori risorse sufficienti per investire nell’adattamento.
Acqua, innovazione, varietà più resilienti, infrastrutture e gestione del rischio diventano così pezzi della stessa strategia.
La domanda che arriva dai campi europei, in definitiva, non riguarda soltanto gli aiuti per i danni di questa estate. Riguarda la capacità dell’Unione di costruire un’agricoltura che possa continuare a produrre anche in un clima sempre più difficile da prevedere.







































































































































































































































































































































































































































































