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Il pacchetto Omnibus ridisegna la rendicontazione ESG: tra ESRS semplificati e nuovo standard VS, ecco cosa cambia per le utility del Servizio Idrico Integrato

La rendicontazione di sostenibilità entra in una nuova fase. Con il pacchetto Omnibus, la Commissione europea ha ridisegnato il perimetro della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), introducendo un modello più flessibile che punta a ridurre gli oneri amministrativi senza rinunciare alla qualità delle informazioni.

Come evidenziato dall’ultimo Position Paper di Laboratorio Ref Ricerche Dopo l’Omnibus: ESRS e Voluntary Standard per la nuova rendicontazione di sostenibilità“, per le aziende del Servizio Idrico Integrato la novità non si traduce soltanto in un alleggerimento degli obblighi, ma nella necessità di compiere una scelta strategica: continuare a utilizzare gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), oggi rivisti e semplificati, oppure adottare il nuovo standard volontario VS, pensato per le imprese escluse dal nuovo campo di applicazione della direttiva.

La decisione non riguarda esclusivamente gli aspetti normativi. Il livello di trasparenza scelto potrà infatti incidere sulla capacità di dialogare con investitori, istituti di credito, autorità di regolazione e stakeholder territoriali, sempre più attenti alla qualità delle informazioni ESG.

ESRS rivisti: una rendicontazione più essenziale ma non meno rigorosa

Le bozze del nuovo atto delegato pubblicate nel maggio 2026 delineano una revisione profonda degli ESRS, con l’obiettivo di concentrare la rendicontazione sugli elementi realmente significativi per ciascuna organizzazione.

Il principio della doppia materialità viene ulteriormente rafforzato e diventa il vero criterio guida nella selezione delle informazioni da comunicare, mentre le imprese potranno omettere gli aspetti non rilevanti senza essere obbligate ad analizzare in dettaglio ogni singolo impatto, rischio o opportunità.

Anche l’impostazione del report cambia. Diventa possibile aprire il documento con una sintesi destinata ai lettori meno specialistici, rinviando nelle appendici gli elementi più tecnici, come le informazioni relative alla Tassonomia europea. Parallelamente vengono semplificati i requisiti relativi alla governance, alle politiche aziendali e alle azioni intraprese, riducendo la mole documentale ma mantenendo elevata l’affidabilità del reporting.

Per le utility questa impostazione rappresenta un’opportunità per costruire documenti più leggibili e maggiormente focalizzati sugli aspetti che caratterizzano realmente il settore, come la gestione della risorsa idrica, la resilienza climatica e la qualità del servizio.

Più spazio alle metriche ambientali che descrivono davvero il settore idrico

Le modifiche agli standard ambientali riflettono la volontà di rendere la rendicontazione più aderente alla realtà operativa delle imprese. Lo standard ESRS E1 dedicato al cambiamento climatico introduce un piano di transizione più sintetico e rende facoltativa l’analisi degli scenari climatici.

Una semplificazione che riduce costi e complessità, ma che per il comparto idrico rischia di limitare uno strumento fondamentale per pianificare gli investimenti e valutare la capacità delle infrastrutture di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

Particolarmente rilevante risulta invece l’evoluzione dello standard ESRS E3 dedicato alle risorse idriche. L’attenzione si sposta dalle intensità ai dati fisici, rendendo obbligatoria la rendicontazione dei volumi di acqua prelevata, consumata, scaricata, riciclata, riutilizzata e immagazzinata.

Si tratta di indicatori che descrivono con maggiore efficacia il funzionamento dell’intero ciclo idrico e consentono di rappresentare in modo più trasparente l’efficienza nella gestione della risorsa.

Anche gli standard relativi all’inquinamento, alla biodiversità e all’economia circolare vengono semplificati, eliminando alcuni obblighi ritenuti poco significativi e concentrando l’attenzione sulle informazioni realmente utili per comprendere gli impatti ambientali delle attività aziendali.

Governance e aspetti sociali: meno adempimenti, maggiore chiarezza

La revisione degli standard interessa anche la dimensione sociale e quella della governance. Sul fronte della forza lavoro vengono eliminati alcuni requisiti informativi considerati meno rilevanti, mentre per gli incidenti in materia di diritti umani dovranno essere rendicontati soltanto i casi effettivamente accertati. Cambiano inoltre alcuni criteri relativi alla determinazione del salario adeguato nei Paesi extraeuropei e alla misurazione del gender pay gap.

Lo standard ESRS G1, dedicato alla condotta d’impresa, viene invece riorganizzato per distinguere con maggiore chiarezza politiche, obiettivi, azioni e indicatori di performance.

L’attenzione continua a concentrarsi sulla prevenzione della corruzione, sulla due diligence nella catena di fornitura e sul rafforzamento dei sistemi di whistleblowing, aspetti particolarmente rilevanti per le utility che operano attraverso reti complesse di fornitori e appaltatori.

Il nuovo standard VS punta a coinvolgere le imprese escluse dalla CSRD

Accanto agli ESRS rivisti nasce il nuovo standard volontario VS, destinato a raccogliere l’eredità dei VSME e ad accompagnare le imprese che non rientrano più nell’obbligo di rendicontazione previsto dalla CSRD.

Lo standard è costruito secondo una logica modulare. Un primo livello raccoglie le informazioni essenziali sulla sostenibilità aziendale, mentre un secondo modulo permette alle organizzazioni più mature di ampliare il livello di dettaglio introducendo elementi relativi alla strategia, ai rischi climatici, agli obiettivi di riduzione delle emissioni, ai diritti umani e alla governance.

La struttura è stata progettata per favorire una rendicontazione progressiva e proporzionata, limitando gli oneri amministrativi e rendendo più semplice il dialogo informativo tra imprese, filiere produttive e sistema finanziario. Attraverso il meccanismo del value chain cap viene inoltre limitata la quantità di informazioni che le aziende soggette alla CSRD possono richiedere ai fornitori di minori dimensioni.

Per le utility la scelta sarà sempre più una questione di competitività

Per le aziende del Servizio Idrico Integrato la decisione tra ESRS semplificati e nuovo standard VS non dovrebbe essere guidata esclusivamente dalla riduzione degli obblighi documentali. A fare la differenza saranno il livello di maturità organizzativa, la qualità dei dati disponibili e le aspettative di regolatori, finanziatori e stakeholder.

Le imprese che negli ultimi anni hanno investito nella costruzione di sistemi strutturati di reporting ESG potrebbero trovare conveniente mantenere volontariamente un livello informativo vicino agli ESRS, preservando la confrontabilità delle informazioni e rafforzando la propria reputazione sul mercato.

Per le realtà meno strutturate, invece, il nuovo standard VS rappresenta un’opportunità per avviare un percorso di rendicontazione sostenibile con un approccio più graduale.

In entrambi i casi, il messaggio che emerge dalla riforma europea appare chiaro: la sostenibilità continua a rappresentare un elemento strategico della competitività delle imprese. Cambiano gli strumenti e si riducono gli adempimenti, ma resta centrale la capacità di produrre informazioni credibili, comparabili e realmente utili per misurare la creazione di valore nel lungo periodo.

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