- 02/09/2024
- Redazione
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Le cattive condizioni nelle quali si trovano i mari europei e i loro ecosistemi minacciano la competitività a lungo termine e la sostenibilità dell’industria europea della pesca.
La pesca si basa su ecosistemi marini sani, ma i mari europei sono generalmente in cattive condizioni a causa delle crescenti pressioni delle attività umane e dei cambiamenti climatici.
È la fotografia scattata dall’Agenzia europea dell’Ambiente con un documento dal titolo “Mari sani, pesca fiorente: transizione verso un settore ecologicamente sostenibile” che, oltre a fornire una panoramica dello stato ambientale della pesca europea, identifica delle opzioni per contribuire a mettere in piedi un’industria ittica competitiva e sostenibile a lungo termine.
L’impatto delle attività umane
La pesca marina si basa sulle risorse biologiche rinnovabili dell’oceano che a loro volta dipendono da mari sani, puliti, non tossici, produttivi e resilienti. Tuttavia, le attività umane in mare e terrestri hanno un forte impatto sugli ecosistemi marini, minacciando la biodiversità marina e la rigenerazione delle specie.
Infatti, a causa delle attività umane, oltre il 93% delle aree marine europee è già sotto pressione.
“Circa il 40 per cento dei pesci e dei molluschi nei mari europei non sono in buone condizioni o pescati in modo sostenibile, e bilanciare la domanda di spazio e risorse marine tra la pesca e altre attività della ‘Blue Economy’, come i parchi eolici offshore, sarà sempre più importante”, spiega il documento.
E nonostante l’aumento del sostegno, la produzione ittica dell’UE è in calo, essendo scesa del 18% tra il 2014 e il 2021. Il settore, compresa l’acquacoltura, non è in grado di soddisfare la domanda del consumatore medio dell’UE, che consuma circa 24 kg di pesce all’anno. Di conseguenza, l’autosufficienza dell’UE nella produzione ittica si attesta attualmente a solo il 38%.
Inoltre, la pesca può avere un impatto negativo sugli ecosistemi marini, anche attraverso catture accidentali, i rigetti di cattura, degrado dell’habitat, attrezzi da pesca abbandonati o persi, inquinamento e rilascio di carbonio dal fondale marino.
Tra le conseguenze della pesca eccessiva e del degrado degli habitat che si registra nei mari europei ci sono il declino della biodiversità, l’eutrofizzazione, il crescente inquinamento e gli effetti del cambiamento climatico.
Come affrontare tale emergenza
Affrontare queste sfide e passare a una pesca sostenibile richiede la piena attuazione e applicazione degli strumenti di gestione esistenti, in particolare quelli volti a ridurre gli impatti negativi di queste pressioni sulle risorse marine. Ciò è essenziale per migliorare le dimensioni sociale, economica e ambientale della pesca.
“Nonostante il successo in alcune acque europee nel ridurre la pesca eccessiva, persistono pratiche dannose e livelli di pesca non sostenibili”, ha puntualizzato l’Aea. Ma, allo stesso tempo, “ci sono misure comprovate e utili che possono migliorare la situazione, se realizzate con successo”.
Alcune azioni chiave includono il mantenimento di tutti i raccolti a livelli sostenibili, l’eliminazione graduale delle pratiche dannose e la promozione di tecniche di raccolta a basso impatto.
Inoltre occorrerebbe espandere e gestire meglio la rete di aree marine protette che attualmente coprono circa il 12% dei mari dell’Ue, ma solo una frazione di queste ha piani di gestione e meno dell’uno per cento offre una protezione rigorosa, inclusa la pesca vietata.
Va ricordato che l’Ue si è impegnata a proteggere il 30% dei suoi mari entro il 2030, con il 10% rigorosamente protetto.
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Un aiuto dal Green Deal
Infine, sul piano normativo, proviene dal Green deal europeo che ha affrontato la necessità di raggiungere la sostenibilità nella pesca dell’Ue e garantire una transizione equa e giusta.
Il piano d’azione per proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini per una pesca sostenibile e resiliente è stato pubblicato come parte di un pacchetto completo per la pesca e gli oceani nel 2023, che è collegato alla strategia sulla biodiversità per il 2030.
“Le recenti linee guida politiche per la prossima Commissione europea, presentate dalla presidente eletta Ursula von der Leyen, fanno riferimento alla garanzia che il settore della pesca ‘rimanga sostenibile, competitivo e resiliente e che mantenga condizioni di parità per la filiera della pesca europea‘, e che ‘un patto europeo per gli oceani si concentrerà sul rafforzamento dell’economia blu e sulla garanzia della buona governance e della sostenibilità dei nostri oceani in tutte le loro dimensioni’”.












































































































































































































































































































































































































































































