- 02/09/2026
- Redazione
- 0
Nel 2025 sono state accertate 56.812 violazioni ai danni del mare e delle coste italiane. Il rapporto Mare Monstrum 2026 di Legambiente segnala inquinamento, cemento illegale, pesca di frodo e violazioni della navigazione. Campania prima per numero di reati
Il mare italiano continua a essere sotto pressione. Non soltanto per gli effetti dell’inquinamento e del degrado ambientale, ma anche per una presenza diffusa di illegalità che attraversa le coste da nord a sud.
A fotografare il fenomeno è la 28ª edizione di “Mare Monstrum”, il dossier annuale di Legambiente dedicato ai reati e agli illeciti commessi ai danni del mare e degli ecosistemi costieri.
I numeri relativi al 2025 raccontano un quadro apparentemente in miglioramento, ma tutt’altro che rassicurante: sono stati 20.490 i reati accertati, il 20,4% in meno rispetto al 2024, ai quali si aggiungono 36.322 illeciti amministrativi, in calo del 10,3%.
Il totale arriva così a 56.812 violazioni. Significa, in media, 156 illeciti ogni giorno e più di sei ogni ora lungo le coste italiane.
Meno reati, ma anche meno controlli
La diminuzione dei numeri complessivi non va però interpretata automaticamente come un segnale di svolta.
Nel corso del 2025 i controlli effettuati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto sono stati 750.828, il 19,8% in meno rispetto all’anno precedente. È proprio questo elemento, secondo Legambiente, a rendere più complessa la lettura dei dati.
Il calo degli illeciti accertati potrebbe quindi essere legato almeno in parte alla riduzione dell’attività di controllo sul territorio, oltre che all’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per alcuni reati ambientali.
Le persone denunciate sono state 21.726, mentre gli arresti sono stati 93. I sequestri hanno raggiunto quota 3.267.
Sul fronte amministrativo sono state invece irrogate 37.680 sanzioni, per un valore complessivo superiore a 191 milioni di euro.
L’inquinamento è la principale minaccia
Tra le quattro grandi filiere dell’illegalità analizzate da Legambiente, è l’inquinamento a conquistare il primo posto.
Nel 2025 sono stati accertati 7.317 reati, pari al 35,7% del totale. Un fenomeno legato soprattutto alla gestione illegale dei rifiuti e alla cosiddetta mala depurazione.
Sono state denunciate 8.397 persone, mentre le misure cautelari sono state 86 e i sequestri penali 2.452. Il valore economico complessivo dei sequestri penali e amministrativi sfiora i 146 milioni di euro.
La regione più colpita è la Campania, con 1.655 reati, pari al 22,6% del totale nazionale. La regione registra anche il numero più elevato di persone denunciate, 1.516, di arresti, 33, e di sequestri, 877.
Seguono la Puglia con 884 reati, la Calabria con 731, il Lazio con 693 e la Sardegna con 539.
Particolarmente significativo è inoltre il dato relativo alle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia concentrano quasi il 52% dei reati legati all’inquinamento.
Il cemento illegale resta una delle grandi emergenze
Al secondo posto della classifica nazionale c’è il ciclo illegale del cemento, con 6.189 reati, pari al 30,2% del totale.
Anche in questo caso i numeri risultano in forte calo rispetto al 2024: le persone denunciate sono state 6.485, il 40,9% in meno, mentre i sequestri penali sono diminuiti del 37,3%, fermandosi a 653.
Sono stati inoltre contestati 11.012 illeciti amministrativi e comminate 11.017 sanzioni.
La Campania mantiene il primato con 1.166 reati, pari al 18,8% del totale nazionale. Seguono Puglia, con 953 reati, e Sicilia, con 806.
Ma è soprattutto il dato complessivo delle regioni a tradizionale presenza mafiosa a destare attenzione: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia concentrano quasi il 57% dei reati legati al ciclo illegale del cemento.
Pesca illegale, sequestrate oltre 721 tonnellate di pesce
C’è poi la pesca illegale, che nel 2025 ha fatto registrare 4.338 reati, il 21,2% del totale.
Sono state denunciate 4.194 persone e realizzati 146 sequestri penali. Complessivamente sono stati sequestrati oltre 11mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di prodotti ittici.
Una quantità che equivale a circa 1.977 chilogrammi di pesce sequestrati ogni giorno.
Rispetto all’anno precedente cresce inoltre del 52,7% il numero di attrezzi e reti da pesca sequestrati, arrivati a quota 11.243.
Sommando ai reati i 5.919 illeciti amministrativi, il numero complessivo delle violazioni legate alla pesca sale a 10.257.
La Sicilia è in cima alla classifica con 816 reati, circa il 19% del totale nazionale. Seguono Liguria, con 539, e Calabria, con 528.
La Sicilia è prima anche per quantità di prodotto ittico sequestrato: 312.149 chilogrammi, davanti al Veneto con 86.119 e alla Toscana con 52.790.
Anche la nautica finisce sotto osservazione
L’ultima delle quattro filiere analizzate riguarda le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, comprese quelle commesse in aree protette.
Nel 2025 sono stati accertati 2.646 reati, in aumento del 17,4% rispetto al 2024.
Considerando anche gli illeciti amministrativi, le violazioni complessive raggiungono quota 14.661.
La Campania guida anche questa graduatoria con 834 reati, seguita dalla Liguria con 319 e dalla Sicilia con 305.
Il valore complessivo delle sanzioni amministrative irrogate per questa categoria ha raggiunto 99.635 euro.
La Campania resta la regione con più reati
Guardando alla classifica generale, la geografia dell’illegalità sulle coste italiane appare particolarmente concentrata nel Mezzogiorno.
La Campania si conferma al primo posto con 4.002 reati, davanti alla Puglia con 2.599, alla Sicilia con 2.448 e alla Calabria con 1.929.
Nel complesso, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 53,6% dei reati ambientali legati al mare e alle coste.
Un dato che, per Legambiente, conferma quanto la tutela dell’ambiente marino sia intrecciata anche alla capacità dello Stato di contrastare fenomeni di illegalità organizzata e abusivismo.
Legambiente: «I numeri sono solo la punta dell’iceberg»
Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, il quadro restituito dal rapporto non può essere letto soltanto attraverso la diminuzione dei reati accertati.«I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg».
Il presidente dell’associazione sottolinea come il calo possa essere spiegato sia dall’effetto preventivo delle nuove pene ambientali sia dalla contrazione dei controlli.
Da qui la richiesta di un intervento più incisivo da parte delle istituzioni, con un rafforzamento dei controlli preventivi e repressivi e misure strutturali per proteggere il patrimonio ambientale e l’economia turistica legata al mare.
Le 10 proposte per difendere coste e mare
Nel dossier Legambiente accompagna la fotografia dell’emergenza con 10 proposte rivolte a Governo e Parlamento.
Tra le richieste figurano il rafforzamento degli strumenti per demolire gli abusi edilizi, maggiori risorse per Comuni, Procure e Prefetture, un contrasto più efficace alle occupazioni abusive del demanio marittimo e sanzioni penali più incisive contro chi non applica le norme sull’abusivismo.
L’associazione chiede inoltre di accelerare gli interventi sui sistemi fognari e di depurazione, favorire il riuso delle acque reflue e dei fanghi, applicare pienamente la direttiva europea sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e introdurre misure più severe contro gli scarichi in mare.
Tra gli obiettivi indicati ci sono anche la prevenzione della produzione e dispersione dei rifiuti, il potenziamento dei controlli delle agenzie ambientali attraverso il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e nuove norme contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
Un mare che chiede più controlli
Il dato più significativo del rapporto, al di là delle percentuali in aumento o in diminuzione, è forse proprio la distanza tra la dimensione del fenomeno e la capacità di intercettarlo.
56.812 violazioni accertate in un solo anno significano che l’illegalità continua a rappresentare una pressione concreta sul patrimonio costiero italiano. E il calo dei controlli rende ancora più difficile stabilire quanto del fenomeno rimanga fuori dalle statistiche.
Il mare, dunque, non è soltanto una risorsa ambientale da proteggere. È anche un patrimonio economico e turistico che dipende dalla qualità delle acque, dalla salute degli ecosistemi e dalla legalità nella gestione del territorio.
La fotografia di Mare Monstrum 2026 consegna così un messaggio preciso: la riduzione degli illeciti accertati non basta per parlare di emergenza superata. Servono controlli, prevenzione, repressione degli abusi e interventi strutturali. Perché, lungo le coste italiane, il confine tra degrado ambientale e illegalità resta ancora troppo sottile.





































































































































































































































































































































































































































































