- 28/05/2026
- Simone Martino
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Gli appalti green possono tagliare fino al 21% delle emissioni industriali: il report che cambia la strategia europea sulla transizione ecologica
Il Green Public Procurement diventa leva industriale e climatica. È questa la sfida al centro del Forum Compraverde, gli Stati Generali degli acquisti pubblici sostenibili che si sono aperti ieri a Roma negli spazi del WeGil di Trastevere.
Secondo il nuovo report della Fondazione Ecosistemi, realizzato nell’ambito del progetto BESA3, gli appalti pubblici possono diventare una delle principali armi europee per accelerare la transizione ecologica e ridurre le emissioni industriali.
Il dato più significativo riguarda il potenziale impatto sui settori più energivori: con criteri ambientali applicati in modo sistematico, le emissioni potrebbero diminuire fino al 21% nel comparto del cemento e del 18% in quello dell’acciaio.
Una partita enorme anche sul piano economico. Ogni anno gli appalti pubblici europei valgono tra il 14% e il 20% del PIL dell’Unione Europea, movimentando oltre 2mila miliardi di euro. Una leva che, secondo lo studio, oggi incide già su circa il 15% delle emissioni globali di gas serra.
Dalla logica del massimo ribasso alla politica industriale green
Per anni gli appalti pubblici sono stati considerati soprattutto uno strumento per ridurre la spesa. Oggi, però, lo scenario sta cambiando. Le pubbliche amministrazioni europee rappresentano uno dei maggiori “compratori” del pianeta e le loro scelte possono orientare il mercato, influenzando tecnologie, materiali e modelli produttivi.
Secondo la ricerca, il procurement pubblico non serve più soltanto ad acquistare beni e servizi, ma può guidare investimenti industriali, favorire l’innovazione e accelerare la nascita di filiere produttive sostenibili. In pratica, chi compra decide il mercato.
Il Green Public Procurement viene così descritto come una nuova politica industriale europea capace di integrare obiettivi climatici, competitività e autonomia strategica.
Roma punta sui CAM: mense scolastiche bio e 22mila tonnellate di CO₂ in meno
Nel corso del Forum è intervenuto anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha sottolineato il ruolo decisivo degli appalti pubblici nella strategia ambientale europea e locale. “Il tema degli appalti pubblici è decisivo, perché incide su una quota pari al 14% del PIL europeo”, ha ricordato il primo cittadino. “La qualità delle gare orienta il mercato e l’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi rappresenta una leva fondamentale della transizione ecologica”.
Gualtieri ha illustrato anche i risultati raggiunti da Roma Capitale grazie all’applicazione dei CAM nelle mense scolastiche: l’84% dei prodotti acquistati è biologico e le emissioni di CO₂ si sono ridotte di 22mila tonnellate, pari al 27% del totale del sistema. “I CAM hanno consentito di abbattere del 25% le emissioni dell’intera filiera che ogni giorno fornisce pasti a migliaia di studenti”, ha spiegato.
Secondo il sindaco, i criteri ambientali rappresentano “una caratteristica positiva del modello italiano”, capace di produrre risultati concreti sia nel settore pubblico sia in quello privato. “Stiamo lavorando alla revisione dei criteri di appalto di Roma Capitale per rafforzare ulteriormente questa impostazione”.
La sfida europea del nuovo Codice Appalti
Nel suo intervento, Gualtieri ha poi richiamato l’attenzione sulla riforma del Codice degli appalti in discussione a livello europeo, che dovrebbe essere presentata nei prossimi mesi dal Commissario Ue all’Industria Stéphane Séjourné.
“La sfida è europeizzare e rafforzare questa dimensione, orientando la riforma affinché gli appalti pubblici siano riconosciuti come leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione. L’obiettivo non può essere solo garantire parità di condizioni tra gli operatori, ma assicurare risultati di qualità per le amministrazioni”, ha dichiarato il sindaco.
“Mi auguro che il Commissario possa ‘italianizzare’ il nuovo Codice europeo degli appalti”, ha aggiunto Gualtieri, sottolineando però che gli obblighi normativi da soli non bastano: “Occorre sostenere le filiere produttive e integrare i principi del Green Public Procurement in ogni fase dei processi”.
Per il sindaco di Roma, infatti, “è in gioco non solo l’orientamento della nostra azione amministrativa, ma la qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini”.
Il modello svedese: meno emissioni e costi più bassi
La Svezia introduce il “budget di carbonio” nelle infrastrutture
Tra i casi analizzati nel report emerge quello della Svezia. L’amministrazione dei trasporti Trafikverket utilizza già criteri ambientali avanzati per valutare l’impatto climatico dei materiali utilizzati nelle infrastrutture ferroviarie.
Nei bandi vengono fissati obiettivi climatici precisi e le aziende che riescono a superare i target di riduzione delle emissioni ottengono incentivi economici. Chi non raggiunge gli standard previsti, invece, viene penalizzato.
Per le grandi opere infrastrutturali viene persino introdotto un “budget di carbonio” che monitora l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.
I risultati, secondo la Fondazione Ecosistemi, sono già concreti: in una gara per la fornitura annuale di 400mila traverse ferroviarie, l’applicazione di criteri green ha portato a una riduzione del 26% delle emissioni di CO₂ e contemporaneamente a un taglio dei costi del 14%.
Un dato che smonta uno dei principali pregiudizi sul Green Procurement: la sostenibilità non significa necessariamente spendere di più.
Germania, oltre 1.200 fornitori valutati sulla sostenibilità
Anche la Germania sta accelerando sul fronte degli appalti sostenibili. Deutsche Bahn, la compagnia ferroviaria nazionale, ha già avviato un processo di trasformazione della propria filiera industriale.
Secondo il report, nel 2024 oltre 1.200 fornitori disponevano di rating di sostenibilità aggiornati, coprendo circa il 70% del volume totale degli acquisti del gruppo.
Dal 2026, inoltre, i requisiti minimi di sostenibilità saranno obbligatori per tutti gli appalti superiori ai 100mila euro. L’obiettivo è accompagnare le imprese nella transizione ecologica utilizzando il procurement come leva di trasformazione industriale.
L’Italia avanti sulle regole, ma in ritardo sull’applicazione
I CAM esistono già, ma spesso restano solo adempimenti formali
L’Italia, sottolinea il report, possiede già uno dei quadri normativi più avanzati d’Europa grazie all’obbligatorietà dei CAM, i Criteri Ambientali Minimi previsti dal Codice Appalti.
Il problema, però, resta l’applicazione concreta. Secondo l’analisi della Fondazione Ecosistemi, il Green Public Procurement italiano è ancora troppo spesso limitato a una dimensione burocratica e documentale, lontana dai modelli più evoluti del Nord Europa dove gli appalti vengono usati per guidare innovazione industriale e decarbonizzazione.
Eppure il sistema produttivo italiano potrebbe avere un vantaggio competitivo decisivo. Oltre l’85% dell’acciaio prodotto in Italia deriva infatti da forno elettrico e rottame riciclato, contro una media europea del 44%. Una caratteristica che rende la siderurgia italiana tra le più circolari e meno emissive del continente.
Per questo, secondo il report, il Green Public Procurement potrebbe trasformarsi non solo in una sfida ambientale ma anche in una grande opportunità industriale per il Paese.
“Chi compra decide il futuro dell’industria”
Il messaggio che emerge dal Forum Compraverde è chiaro: la transizione ecologica europea si giocherà sempre meno sugli obiettivi annunciati e sempre più sulle regole concrete che governeranno il mercato.
Decidere quali materiali acquistare, quali standard ambientali inserire nei bandi e quali tecnologie incentivare significa decidere quale industria sostenere nei prossimi anni.
“Il Green Public Procurement non è più soltanto uno strumento tecnico legato agli appalti pubblici, ma una vera leva strategica di politica industriale, ambientale e sociale”, spiega Renata Zuffi, presidente del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane.
Sulla stessa linea anche Silvano Falocco: “In un contesto segnato da crisi energetiche, tensioni geopolitiche, competizione globale sulle materie prime e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement assume oggi un valore ancora più strategico: significa orientare il mercato, guidare investimenti e innovazione, rafforzare le filiere industriali sostenibili e costruire una maggiore autonomia energetica e produttiva europea. La sostenibilità, in questo scenario, non rappresenta un vincolo o un costo aggiuntivo, ma un nuovo criterio con cui ripensare infrastrutture, servizi pubblici, sviluppo industriale e competitività”.


















































































































































































































































































































































































































