- 29/07/2026
- Redazione
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Gli incendi tornano a colpire il Sud Italia e l’Europa con il caldo estremo. Coldiretti: nel 2026 oltre 66mila ettari bruciati, più del triplo della media degli ultimi vent’anni. Fino al 60% dei roghi sarebbe di origine dolosa
Il ritorno del caldo estremo riaccende l’emergenza incendi in Italia. Dalla Puglia alla Sicilia, passando per la Basilicata, le fiamme stanno devastando migliaia di ettari di boschi e terreni agricoli, mentre situazioni analoghe si registrano anche in Francia e Spagna.
A preoccupare non è soltanto l’aumento degli incendi favorito dalle temperature elevate e dalla siccità, ma anche il peso della mano dell’uomo.
Secondo l’analisi di Coldiretti elaborata sui dati del sistema europeo Effis-Copernicus, nel 2026 sono già andati in fumo oltre 66mila ettari tra boschi e terreni, una superficie superiore di oltre tre volte alla media registrata negli ultimi vent’anni. Un dato che fotografa un’emergenza destinata ad aggravarsi se il caldo record dovesse continuare nelle prossime settimane.
Fino al 60% degli incendi potrebbe essere di origine dolosa
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda la natura degli incendi. Secondo Coldiretti, fino a sei roghi su dieci potrebbero avere origine dolosa, rendendo ancora più urgente il rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo sul territorio.
L’organizzazione agricola richiama l’attenzione anche su possibili interessi speculativi che, in alcuni casi, potrebbero nascondersi dietro gli incendi, come il tentativo di modificare la destinazione d’uso dei terreni o favorire l’installazione di impianti fotovoltaici. Si tratta di ipotesi che richiedono verifiche puntuali e controlli rigorosi da parte delle autorità competenti.
Caldo estremo e siccità favoriscono la propagazione delle fiamme
Le temperature tropicali registrate in questi giorni, unite alla prolungata assenza di precipitazioni, stanno creando condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo degli incendi.
Le conseguenze sono pesanti per l’ambiente e per l’economia: oltre ai boschi vengono distrutti pascoli, macchia mediterranea, oliveti e terreni agricoli, con danni diretti alle produzioni e agli ecosistemi. A pagarne il prezzo sono anche il turismo naturalistico, la biodiversità e la capacità del territorio di trattenere l’acqua, aumentando così il rischio di frane e alluvioni.
Secondo Coldiretti, per ricostituire un bosco devastato dalle fiamme possono essere necessari fino a quindici anni, mentre gli effetti economici e ambientali possono protrarsi per diversi decenni.
Boschi sempre più estesi ma non sempre gestiti
L’Italia dispone oggi di quasi 120mila chilometri quadrati di superficie forestale, un’estensione mai raggiunta prima. Tuttavia, soltanto circa due terzi dei boschi risultano gestiti e sottoposti a interventi di manutenzione, mentre un terzo viene lasciato all’abbandono.
Una situazione che rende molte aree più vulnerabili agli incendi, alla siccità e agli eventi climatici estremi, oltre a favorire la diffusione di insetti e parassiti.
Per Coldiretti diventa quindi strategico investire nella gestione attiva del patrimonio forestale e sostenere le imprese agricole e forestali che operano quotidianamente nella manutenzione e nella sorveglianza del territorio.
Il ruolo degli agricoltori nella prevenzione
Oltre ai piromani, incidono anche incuria e comportamenti imprudenti. Per questo Coldiretti, insieme a Federforeste, ha predisposto un vademecum dedicato alla prevenzione degli incendi.
Tra le principali raccomandazioni figurano l’accensione dei fuochi esclusivamente nelle aree autorizzate, il controllo costante di barbecue e braci fino al completo spegnimento e il divieto assoluto di abbandonare mozziconi di sigaretta o materiali incandescenti nella vegetazione.
Secondo l’organizzazione agricola, valorizzare il ruolo degli agricoltori significa rafforzare uno dei principali presìdi del territorio contro incendi, dissesto idrogeologico e abbandono delle aree interne.
Una strategia che, insieme alla manutenzione dei boschi, ai controlli e all’educazione ambientale, viene indicata come una delle leve fondamentali per contenere un’emergenza destinata a diventare sempre più frequente con l’intensificarsi degli eventi climatici estremi.
























































































































































































































































































































































































































