- 06/06/2026
- Simone Martino
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A metà mandato Rocchi presenta il rilancio del CREA: +40% nei progetti, nuove assunzioni, investimenti e ricerca per l’agricoltura del futuro
Un ente più solido, più attrattivo e sempre più centrale nelle strategie di sviluppo dell’agricoltura italiana. È questa l’immagine che emerge dal bilancio di metà mandato tracciato da Andrea Rocchi, presidente del CREA, il principale ente pubblico di ricerca dedicato all’agroalimentare, insediatosi nell’aprile del 2024.
A distanza di due anni dall’avvio del suo incarico, Rocchi rivendica un percorso di rafforzamento che ha interessato tanto l’organizzazione interna quanto la capacità dell’Ente di incidere concretamente sulle grandi trasformazioni che stanno attraversando il settore primario.
Dalla sostenibilità alla digitalizzazione, passando per il miglioramento genetico delle colture e la gestione delle risorse naturali, il CREA punta oggi a giocare un ruolo sempre più strategico nel sostenere la competitività del sistema agroalimentare nazionale.
«Il CREA è diventato un motore propulsivo imprescindibile dell’agroalimentare italiano», ha sottolineato Rocchi, evidenziando come il lavoro svolto negli ultimi due anni abbia consentito di consolidare la situazione finanziaria dell’Ente, garantire una maggiore stabilità gestionale e rafforzare la presenza dell’istituzione nei principali contesti nazionali e internazionali dedicati alla ricerca e all’innovazione.
Una nuova governance per guardare al lungo periodo
Tra i risultati che il presidente considera più significativi c’è la profonda revisione dell’assetto organizzativo. L’entrata in vigore del nuovo Statuto e l’approvazione del Regolamento di Organizzazione e Funzionamento hanno infatti ridisegnato processi e competenze interne, con l’obiettivo di rendere la macchina amministrativa più efficiente e capace di rispondere rapidamente alle esigenze del settore.
Accanto alla riorganizzazione è stata definita anche una strategia di lungo periodo. Per la prima volta nella sua storia, il CREA si è dotato di una visione decennale che individua le principali direttrici di sviluppo della ricerca agroalimentare italiana. Una scelta che segna il passaggio da una gestione spesso legata alle emergenze e alle contingenze del momento a una pianificazione strutturata e orientata al futuro.
Crescono i progetti e le risorse dedicate alla ricerca
I numeri confermano questa fase di espansione. Nel corso del 2025 il CREA ha acquisito progetti per un valore complessivo superiore a 52 milioni di euro, registrando una crescita del 40% rispetto all’anno precedente. Un risultato che consolida il ruolo dell’Ente come principale riferimento nazionale nel campo della ricerca agroalimentare.
Le attività si concentrano su alcuni dei temi più rilevanti per il futuro dell’agricoltura. Grande attenzione è rivolta all’agricoltura di precisione e alla digitalizzazione dei sistemi produttivi, strumenti considerati fondamentali per aumentare l’efficienza delle aziende e ridurre l’impatto ambientale. Parallelamente prosegue il lavoro dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua e del suolo, due risorse sempre più messe sotto pressione dagli effetti del cambiamento climatico.
La ricerca guarda inoltre alle opportunità offerte dall’economia circolare, con progetti finalizzati alla valorizzazione dei reflui zootecnici e del digestato, e allo sviluppo di strategie di carbon farming capaci di contribuire alla riduzione delle emissioni e all’assorbimento di carbonio nei terreni agricoli.
Particolare rilevanza assume il progetto TEA4IT, promosso dal Ministero dell’Agricoltura e coordinato dal CREA. L’iniziativa punta a sperimentare le Tecnologie di Evoluzione Assistita, considerate una delle innovazioni più promettenti per ottenere colture più resistenti agli stress climatici e biologici, migliorando al tempo stesso produttività e sostenibilità.
La sfida dei dati e della digitalizzazione
La trasformazione del settore agricolo passa sempre più attraverso la capacità di raccogliere, elaborare e utilizzare dati. Per questo il CREA sta investendo nel potenziamento delle proprie infrastrutture digitali, con l’obiettivo di costruire un ecosistema capace di mettere in connessione ricerca, università e imprese.
In questa direzione si inserisce lo sviluppo di piattaforme avanzate di business intelligence e di strumenti digitali destinati alla gestione delle aziende agricole sperimentali. Tra questi spicca AZiNet, la piattaforma che raccoglie e organizza il patrimonio informativo e infrastrutturale dell’Ente, rendendolo accessibile e utilizzabile in modo più efficace.
Un ponte tra ricerca, imprese e istituzioni
Negli ultimi due anni il CREA ha rafforzato anche il proprio ruolo di collegamento tra il mondo della ricerca, le istituzioni e il sistema produttivo. Nel biennio sono stati sottoscritti 72 accordi, di cui 46 a livello nazionale e 26 internazionale, contribuendo ad ampliare la rete di collaborazioni strategiche.
Partnership con organismi pubblici, enti di ricerca, scuole e università stanno consentendo di accelerare il trasferimento delle innovazioni dai laboratori alle imprese agricole. Una missione che trova espressione anche nell’Agrifood Innovation Hub, progetto attraverso il quale il CREA apre le proprie sedi agli istituti agrari e agli studenti, favorendo la formazione delle competenze necessarie per affrontare le sfide dell’agricoltura moderna.
Brevetti, nuove assunzioni e investimenti per crescere
La crescita dell’Ente si riflette anche nella valorizzazione della proprietà intellettuale. Il CREA dispone oggi di un patrimonio composto da decine di brevetti, marchi registrati e varietà vegetali sviluppate nell’ambito delle proprie attività di ricerca. Un capitale scientifico che rappresenta uno degli strumenti più importanti per trasformare la conoscenza in innovazione concreta per il sistema produttivo.
A sostenere questa fase di sviluppo sono anche gli investimenti programmati dal Ministero dell’Agricoltura. Le risorse previste saranno destinate al potenziamento delle Tecnologie di Evoluzione Assistita, all’ammodernamento delle aziende sperimentali e dei laboratori e al rafforzamento dell’organico.
Sul fronte occupazionale il CREA ha registrato un significativo cambio di passo. Negli ultimi due anni sono state assunte 111 persone a tempo indeterminato, tra cui numerosi ricercatori e tecnologi. Un risultato particolarmente significativo perché segna la ripresa delle procedure di reclutamento per queste figure professionali, ferme da quasi un decennio.
Le nuove infrastrutture per la ricerca del futuro
Lo sguardo dell’Ente è rivolto anche alle infrastrutture che dovranno sostenere la ricerca dei prossimi anni. Sono state infatti avviate le attività per il raddoppio del Centro di genomica e bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda, destinato a diventare uno dei poli più avanzati del Paese nel settore delle scienze agrarie.
Parallelamente prende forma Custos Plantis, una nuova infrastruttura dedicata alla difesa delle colture e alla ricerca fitosanitaria, considerata strategica per affrontare le emergenze legate ai parassiti e alle malattie delle piante.
Interventi che, insieme al rilancio delle sedi storiche dell’Ente, delineano la traiettoria di un CREA sempre più orientato all’innovazione e alla costruzione di soluzioni concrete per il futuro dell’agricoltura italiana.






















































































































































































































































































































































































