- 04/09/2025
- Simone Martino
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Le organizzazioni agricole italiane criticano duramente l’intesa con i Paesi sudamericani: “Servono reciprocità, controlli serrati e clausole realmente efficaci. No all’uso dei fondi Pac per coprire i danni”.
Il recente via libera della Commissione Europea all’accordo di partenariato commerciale con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) solleva un coro di critiche da parte delle principali organizzazioni agricole italiane.
Coldiretti, Filiera Italia e Confagricoltura esprimono forte preoccupazione per le ricadute sull’agroalimentare europeo, in particolare per le filiere italiane più esposte come carne bovina, pollo, riso, mais e zucchero.
Un’intesa insoddisfacente e priva di garanzie
Secondo Coldiretti e Filiera Italia, l’intesa così come approvata risulta “ancora insoddisfacente” e priva di garanzie adeguate. Il nodo centrale resta il principio di reciprocità: “i prodotti agroalimentari importati dai Paesi Mercosur”, affermano, “devono rispettare gli stessi standard ambientali, sanitari e produttivi in vigore nell’Unione Europea”.
In caso contrario, si rischia una concorrenza sleale che potrebbe mettere in ginocchio le piccole e medie imprese agricole italiane, oltre a compromettere la sicurezza alimentare dei consumatori.
“Nei Paesi sudamericani si fa ancora largo uso di antibiotici come promotori della crescita negli allevamenti e di pesticidi vietati da anni in Europa. È inaccettabile che questi prodotti entrino nel nostro mercato senza controlli rigorosi”, hanno dichiarato Coldiretti e Filiera Italia.
Nonostante la presenza di una clausola di salvaguardia nell’accordo, le organizzazioni criticano il fatto che non sia prevista un’attivazione automatica. “Senza meccanismi rapidi e certi, questa clausola rischia di essere inefficace”.
Allarmi alimentari in aumento
L’allarme è supportato da dati concreti: nei primi nove mesi del 2025 si sono registrati 130 allarmi alimentari nei Paesi UE legati a prodotti provenienti dal Mercosur, oltre un terzo dei quali riguardanti la carne. Solo nei primi cinque mesi dell’anno, le importazioni in Italia dai Paesi Mercosur sono aumentate del 20%, con un picco del +35% per la carne, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.
Confagricoltura: “L’accordo non tutela le nostre imprese”
Anche Confagricoltura, per voce del presidente Massimiliano Giansanti, ha lanciato l’allarme: “Il settore primario europeo non può essere messo in secondo piano. L’accordo è squilibrato: se da un lato può offrire vantaggi ad alcuni comparti, dall’altro rischia di penalizzare fortemente produzioni strategiche per l’Italia”.
Giansanti ha sottolineato l’importanza della reciprocità normativa e denuncia il rischio che gli agricoltori europei debbano competere con produttori soggetti a regole meno severe: “Le garanzie annunciate dalla Commissione non bastano. Non possiamo accettare che anni di investimenti in sostenibilità e qualità vengano messi in pericolo da logiche puramente commerciali”.
No all’uso della riserva Pac per compensare i danni
Ulteriore punto critico sollevato da Coldiretti e Filiera Italia è la proposta di utilizzare i fondi della riserva di crisi della Politica agricola comune (Pac) per compensare eventuali danni economici subiti dalle filiere a seguito dell’accordo:
“È assurdo usare i soldi degli stessi agricoltori per coprire i danni provocati da un’intesa che li penalizza. Tanto più in un contesto di tagli già annunciati alla Pac”.
Prossimi passi: margini di revisione?
Con il passaggio dell’accordo all’Europarlamento e ai 27 Stati membri per la ratifica, si apre una fase in cui – secondo Confagricoltura – è ancora possibile introdurre modifiche per tutelare maggiormente il settore primario.
“Lavoreremo insieme ai nostri rappresentanti a Bruxelles e al COPA (Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’UE) – ha concluso Giansanti – per evitare che il comparto agricolo sia il grande sacrificato di questa intesa internazionale”
L’accordo con il Mercosur rappresenta una delle più grandi intese commerciali mai siglate dall’UE, coinvolgendo un mercato da oltre 700 milioni di consumatori. Ma se non accompagnato da garanzie stringenti, controlli rigorosi e rispetto degli standard UE, rischia di trasformarsi da opportunità a minaccia, non solo per gli agricoltori, ma anche per i consumatori europei. La partita, comunque, non è chiusa: la pressione delle organizzazioni agricole italiane potrebbe influenzare le prossime fasi di ratifica.






















































































































































































































































































































































































