- 31/12/2025
- Redazione
- 0
ISMEA ha presentato “Bio in Cifre 2025”: crescono superfici, operatori e consumi. L’Italia leader UE verso l’obiettivo 25% bio al 2030
Il biologico italiano continua a crescere e rafforza il suo ruolo strategico nell’agroalimentare nazionale ed europeo. È quanto emerge dal Rapporto “Bio in Cifre 2025” pubblicato da ISMEA, che fotografa l’andamento del settore nel 2024, confermando una traiettoria di sviluppo solida e strutturata, nonostante le incertezze che attraversano il comparto agricolo tradizionale.
Tra aumento delle superfici, crescita degli operatori e ripresa dei consumi, il biologico si consolida come uno dei pilastri della transizione ecologica del sistema agroalimentare italiano.
Superfici biologiche oltre quota 2,5 milioni di ettari
Nel 2024 la superficie agricola biologica in Italia ha superato i 2,5 milioni di ettari, registrando un incremento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Il biologico rappresenta oggi il 20,2% della SAU nazionale, avvicinandosi in modo concreto all’obiettivo del 25% fissato dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità per il 2030.
Un risultato che colloca l’Italia ai vertici europei: il confronto con le altre grandi economie agricole del continente è netto. Spagna, Germania e Francia si fermano rispettivamente al 12,3%, 11,5% e 9,9%, ben lontane dalla quota italiana.
Prati, pascoli e zootecnia trainano la crescita
A sostenere l’espansione delle superfici bio sono soprattutto prati e pascoli, che segnano un aumento dell’8,2%. Crescono anche le colture permanenti, mentre risultano in lieve flessione i seminativi e le colture ortive.
Segnali incoraggianti arrivano anche dalla zootecnia biologica, che mostra una dinamica complessivamente positiva, in controtendenza rispetto al comparto convenzionale. Le incidenze più significative riguardano caprini, ovini e bovini, confermando il biologico come modello resiliente anche sul fronte dell’allevamento.
Mezzogiorno leader, ma il Nord cresce di più
Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno continua a concentrare la quota maggiore di superficie biologica nazionale, con il 58% della SAU bio. Seguono il Centro (23%) e il Nord (19%).
Tuttavia, è il Settentrione a registrare il ritmo di crescita più sostenuto: +8,4% nel 2024, contro il +3,5% del Sud. Un dato che segnala una diffusione sempre più capillare del biologico anche nelle aree a maggiore intensità produttiva.
Più operatori e filiere più strutturate
Cresce anche il numero degli operatori biologici, che nel 2024 raggiungono quota 97.160, con un aumento del 2,9% rispetto al 2023. L’incremento riguarda in particolare le aziende agricole e i produttori esclusivi.
Nel medio periodo, però, emerge un dato strutturale rilevante: si rafforza il modello dei produttori che integrano produzione e trasformazione. Un’evoluzione che indica una maggiore maturità del settore e una crescente capacità di presidiare la filiera, creando più valore aggiunto.
Consumi in ripresa: quasi 4 miliardi di euro di spesa
Dopo le tensioni inflazionistiche degli ultimi anni, anche i consumi tornano a crescere. Nel 2024 la spesa domestica per prodotti biologici raggiunge i 3,96 miliardi di euro, con un incremento del 2,9% su base annua.
Ancora più significativo l’aumento dei volumi (+4,3%), che conferma una dinamica dei prezzi più contenuta rispetto ai prodotti convenzionali. Grazie a questa ripresa, l’incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare complessiva torna a salire, attestandosi al 3,6%.
Un settore chiave per la transizione agroalimentare
I numeri del Rapporto ISMEA restituiscono l’immagine di un settore in crescita costante, sempre più centrale per la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’agricoltura italiana. Il biologico non è più una nicchia, ma un asse strategico che avvicina il Paese agli obiettivi europei e risponde a una domanda dei consumatori sempre più attenta alla qualità e all’impatto delle produzioni.
La sfida, ora, è accompagnare questa crescita con politiche stabili, investimenti e innovazione, per trasformare il primato italiano in un vantaggio competitivo duraturo.















































































































































































































































































































































































































