- 04/09/2026
- Redazione
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Le obbligazioni verdi rappresentano meno dell’1% degli asset delle 47 maggiori banche europee. Eppure, secondo IEEFA, potrebbero finanziare molto più efficacemente la transizione energetica
C’è un paradosso nella finanza europea della transizione energetica: le banche hanno ormai gli strumenti per raccogliere capitali destinati ai progetti verdi, ma li stanno utilizzando ancora troppo poco.
I green bond, le obbligazioni pensate per finanziare attività con benefici ambientali, restano infatti una componente marginale degli attivi delle principali banche europee.
A fotografare la situazione è una nuova ricerca dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA). L’analisi prende in esame le 47 maggiori banche europee e arriva a una conclusione netta: in media, i green bond in essere rappresentano meno dell’1% degli asset bancari.
Un dato particolarmente significativo se si considera che la maggior parte degli istituti dispone già di propri framework per l’emissione di obbligazioni verdi. Lo strumento, dunque, esiste ma quello che sembra mancare è soprattutto la scala necessaria per trasformarlo in un vero motore della transizione.
Green bond ancora troppo piccoli per cambiare le banche
Il problema, secondo IEEFA, non riguarda soltanto la quantità di obbligazioni verdi emesse, ma anche il modo in cui il capitale viene indirizzato.
“Le emissioni di green bond rimangono troppo limitate per modificare in modo significativo l’allocazione degli attivi delle banche europee”, spiega Kevin Leung, autore del rapporto e analista di finanza sostenibile presso IEEFA.
Secondo Leung, a frenare la crescita dei programmi di green bond sono due fattori: da una parte, le banche continuano a destinare finanziamenti secondo le prassi ordinarie ad attività caratterizzate da elevate emissioni. Dall’altra, manca una pipeline sufficientemente ampia di progetti verdi in grado di assorbire maggiori risorse.
È qui che emerge una delle questioni centrali sollevate dal rapporto: non basta raccogliere denaro con un’etichetta verde, se poi quel capitale non viene indirizzato in modo efficace verso le attività più importanti per la trasformazione dell’economia.
Dove finiscono i soldi delle obbligazioni verdi
Il dato più interessante riguarda proprio la destinazione dei proventi. Le banche europee destinano, infatti, soltanto una quota minoritaria dei fondi raccolti attraverso i green bond alle attività che, secondo IEEFA, possono contribuire più direttamente a tre obiettivi cruciali: decarbonizzazione, sicurezza energetica e resilienza industriale.
La distanza tra risorse investite e risultati appare particolarmente evidente quando si confrontano energie rinnovabili ed edifici verdi.
Le energie rinnovabili ricevono circa il 20% dei proventi allocati dalle banche europee attraverso i green bond. Eppure, queste attività rappresentano ben il 90% delle emissioni evitate dichiarate e attribuite alle obbligazioni verdi.
Gli edifici verdi raccontano invece una storia opposta. A questo settore viene destinato circa il 70% dei proventi, ma il suo contributo alle emissioni evitate dichiarate si ferma appena al 3%.
Sono numeri che suggeriscono una domanda inevitabile: se l’obiettivo è accelerare la transizione energetica, il capitale verde viene davvero indirizzato dove può produrre il maggiore impatto?
«Questa composizione non risponde alle esigenze dell’Europa»
Per Kevin Leung, la risposta è tutt’altro che rassicurante: “Questa composizione delle allocazioni non risponde in modo adeguato alle esigenze europee di transizione energetica pulita e di resilienza”, afferma l’analista.
Da qui la richiesta di rendere più credibili e incisivi i programmi di green bond. Secondo Leung, questi strumenti dovrebbero “allineare attivamente i finanziamenti a un insieme ben rappresentato di attività fondamentali per la transizione”, privilegiando asset caratterizzati da una bassa esposizione ai rischi climatici.
Il punto, quindi, non è semplicemente aumentare il numero delle emissioni verdi. È fare in modo che il denaro raccolto attraverso questi strumenti abbia una relazione più diretta con le priorità della transizione europea.
Il mercato ha ancora ampi margini di crescita
Nonostante le criticità, il rapporto non fotografa un mercato senza prospettive. Al contrario, secondo IEEFA, lo spazio per una crescita significativa dei green bond bancari è ancora ampio.
Le banche rappresentano già una componente importante del mercato delle obbligazioni verdi, ma molti istituti dispongono di un ampio bacino di attività ammissibili che non è ancora stato destinato a questo tipo di finanziamento.
A questo si aggiunge un altro elemento: i green bond costituiscono ancora soltanto una quota ridotta del finanziamento bancario basato sul mercato.
In altre parole, esiste un potenziale non ancora sfruttato. Le banche hanno attività che potrebbero rientrare nei programmi verdi e, allo stesso tempo, i green bond rappresentano ancora una parte limitata delle loro fonti di finanziamento legate al mercato.
Dalla finanza sostenibile alla strategia bancaria
Per colmare questo divario, IEEFA propone di fare un passo ulteriore: integrare più esplicitamente il finanziamento verde con gli obiettivi di finanza sostenibile, la pianificazione della transizione e la gestione dei rischi.
Non dovrebbe quindi trattarsi di un’attività separata dal resto della strategia bancaria, ma di uno strumento inserito nella pianificazione complessiva degli istituti.
L’obiettivo sarebbe rafforzare la capacità dei finanziamenti verdi di indirizzare il capitale verso le priorità europee legate alla transizione e alla resilienza.
È un passaggio importante anche per il ruolo che le banche svolgono nell’economia. Come sottolinea Leung, “sbloccare appieno il valore dei green bond bancari è particolarmente importante, considerato il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia reale”.
La sfida: trasformare i green bond in uno strumento strategico
Il messaggio del rapporto è dunque rivolto direttamente alle banche europee in quanto i green bond non dovrebbero essere considerati soltanto una pratica ormai consolidata del mercato finanziario, ma potrebbero diventare uno strumento strategico per finanziare ciò di cui l’Europa ha bisogno.
“Le banche europee hanno l’opportunità di passare dall’emissione di green bond come pratica ormai consolidata di mercato al loro utilizzo come strumento strategico per finanziare gli asset di cui l’Europa ha bisogno per perseguire i propri obiettivi in materia di clima e sicurezza energetica”, conclude Leung.
Dunque, il mercato dei green bond esiste, le banche lo conoscono e una parte consistente degli istituti ha già predisposto i meccanismi necessari per utilizzarlo. Ma, secondo IEEFA, il salto di qualità non è ancora avvenuto.







































































































































































































































































































































































































































































