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Servizio idrico, investimenti oltre 21 miliardi al 2029: cresce la digitalizzazione e cambiano le priorità dei gestori. L’Italia accelera verso l’Idrico 4.0

Il Servizio Idrico Integrato sta vivendo una fase di profonda trasformazione. L’avvio del nuovo Metodo Tariffario Idrico (MTI-4), l’ulteriore rafforzamento della Regolazione della Qualità Tecnica (RQTI) e l’arrivo dei fondi del PNRR stanno stimolando una crescita significativa degli investimenti, che non riguardano più soltanto l’ammodernamento delle infrastrutture tradizionali, ma sempre più spesso includono sistemi digitali e tecnologie avanzate.

Un’analisi condotta da Alessandro Mazzei per la collana “Acqua” del think tank REF, basata sui Programmi degli Interventi (PdI) di 54 gestori che servono il 63% degli italiani, offre una visione puntuale del cambiamento.

La spesa complessiva programmata triplica rispetto al triennio 2021-2023, passando da 7,6 miliardi a oltre 21 miliardi di euro nel sessennio 2024-2029. Anche l’investimento pro capite cresce in modo consistente: dai 59 euro per abitante del 2021 si passa a 80 euro nel 2023, per poi superare stabilmente la soglia dei 90 euro all’anno, con un massimo previsto di 106 euro nel 2025. Una dinamica espansiva che segnala una forte spinta del settore, pur lasciando sul tavolo il tema della futura sostenibilità tariffaria.

Le nuove priorità: la continuità del servizio diventa centrale

Dall’analisi emerge un cambiamento significativo nel modo in cui i gestori allocano le risorse. Nel triennio 2021-2023 la priorità era la riduzione delle perdite idriche, che assorbiva la quota più ampia del budget, seguita dagli interventi sulla depurazione e sulla fognatura.

Nel nuovo periodo regolatorio, pur restando dominante l’obiettivo di ridurre le perdite, a guadagnare peso è la continuità del servizio: le risorse destinate al macro-indicatore M2 crescono di oltre il 127% e raggiungono quasi 18 euro annui per abitante, superando depurazione e fognatura. Questo cambio di passo rispecchia sia la crescente necessità di garantire un’erogazione stabile, sia l’effetto della revisione introdotta da ARERA, che ha reso più stringenti gli standard da rispettare.

La depurazione, con oltre 14 euro pro capite, e la fognatura, con poco più di 11 euro, confermano comunque la loro centralità, a testimonianza di un settore che porta ancora con sé un consistente fabbisogno infrastrutturale.

Le differenze territoriali: il Centro svetta, il Sud recupera, il Nord investe meno

Il quadro diventa ancora più articolato se si osservano i dati su base geografica. L’Italia centrale registra l’intensità di investimento più elevata, pari a quasi 136 euro pro capite all’anno, un valore trainato soprattutto dall’urgenza di ridurre le interruzioni del servizio.

Il Sud e le Isole, con circa 96 euro per abitante, concentrano invece gran parte delle risorse sulla riduzione delle perdite, segno evidente della necessità di colmare un divario infrastrutturale che permane da anni.

Il Nord Est, con circa 82 euro, privilegia anch’esso perdite e depurazione, mentre il Nord Ovest mostra i valori più bassi del Paese, poco oltre 65 euro per abitante, coerenti con un livello infrastrutturale mediamente più avanzato e quindi con minori esigenze di rinnovo.

Queste differenze confermano come la programmazione degli interventi rifletta fedelmente la condizione delle reti e degli impianti nelle diverse aree del Paese.

I piccoli gestori investono di più, ma il dato sconta le distorsioni della popolazione fluttuante

Un altro elemento interessante dell’analisi riguarda la dimensione aziendale. I gestori più piccoli, quelli che servono fino a 200 mila abitanti, risultano i più attivi sul fronte degli investimenti, con una media superiore ai 120 euro per abitante all’anno. Tuttavia, questa apparente iperattività va interpretata con cautela: nei loro territori, infatti, il peso della popolazione fluttuante – turisti e pendolari – non entra nel calcolo della popolazione servita, e ciò tende a sovrastimare la spesa pro capite.

I grandi gestori, pur investendo meno in termini relativi (circa 93 euro annui), allocano le risorse in modo più mirato, con una particolare attenzione alla continuità del servizio. I gestori di dimensione intermedia, invece, mostrano un forte orientamento verso l’efficientamento degli impianti di depurazione.

Il quadro complessivo suggerisce che le diverse scale gestionali definiscono priorità e fabbisogni molto differenti, in funzione sia della complessità dei territori sia della condizione delle reti.

La spinta della digitalizzazione: raddoppiano gli investimenti in tecnologia

Il cambiamento più significativo riguarda però il fronte tecnologico. L’analisi dei PdI mostra come i gestori stiano accelerando con decisione verso l’Idrico 4.0, cioè un modello di gestione basato su automazione, monitoraggio digitale e analisi dei dati.

Gli investimenti a maggior contenuto tecnologico raddoppiano, passando da 4,7 a 9,7 euro per abitante all’anno, con un picco di 13,5 euro nel 2025. Anche la loro incidenza sul totale cresce sensibilmente: dal 7,5% del triennio 2021-2023 si sale all’11,1% nel periodo 2024-2029, fino a raggiungere il 14% nel 2025.

Questa dinamica sembra riflettere la natura degli interventi tecnologici, spesso caratterizzati da tempi di progettazione e realizzazione molto più brevi rispetto alle opere infrastrutturali tradizionali. Parliamo dell’installazione di smart meter, dell’estensione dei sistemi di telecontrollo e telemisura, dell’adozione di piattaforme digitali per la gestione dei dati e della distrettualizzazione delle reti per una ricerca più efficiente delle perdite.

La distribuzione territoriale della spinta tecnologica non è uniforme. Il Sud e le Isole registrano l’aumento più marcato, con quasi il 18% degli investimenti totali destinati a interventi digitali e un valore pro capite annuo che raggiunge punte di 23,8 euro nel 2028. Il Nord Ovest segue con un’incidenza del 13%, mentre Nord Est e Centro presentano valori più contenuti, pur mantenendo un’intensità di investimento coerente con i fabbisogni locali.

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Tecnologia e qualità tecnica: una relazione sempre più forte

L’analisi conferma come la digitalizzazione non rappresenti più un accessorio, ma uno strumento essenziale per migliorare la qualità tecnica del servizio. La maggior parte degli investimenti tecnologici si concentra infatti sugli stessi ambiti degli investimenti complessivi: la riduzione delle perdite, la continuità del servizio, la fognatura e la depurazione.

È proprio la continuità del servizio a mostrare l’incremento più significativo anche nella componente tecnologica, a conferma del ruolo decisivo che sensori, monitoraggi in tempo reale e sistemi predittivi stanno assumendo nella gestione della rete.

Il settore accelera, ma resta aperta la sfida della sostenibilità

L’insieme dei dati analizzati evidenzia un settore che sta compiendo un salto di qualità, sostenuto da investimenti record e dalla crescente adozione di tecnologie digitali. L’Italia si avvicina così all’“Idrico 4.0”, un modello più moderno, resiliente ed efficiente.

Resta però un punto critico: se l’evoluzione tecnologica appare ormai irreversibile, l’equilibrio tra fabbisogno finanziario, sostenibilità delle gestioni e livelli tariffari sarà la sfida decisiva dei prossimi anni.

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