Condividi questo articolo

Nuove valutazioni della Commissione europea sullo stato delle acque fotografano i progressi degli ultimi sei anni, ma segnalano ancora forti pressioni su fiumi, laghi e mari

La fotografia scattata dalla Commissione europea sullo stato delle acque restituisce alcuni segnali di miglioramento, ma anche criticità che continuano a pesare sulla qualità dei fiumi, dei laghi e degli ecosistemi marini.

L’inquinamento resta uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un buono stato ecologico e chimico delle acque, mentre la pressione sulle risorse idriche rende sempre più urgente rafforzare la capacità dell’Europa di affrontare siccità, eventi estremi e cambiamenti climatici.

Le nuove valutazioni pubblicate dalla Commissione europea completano il quadro presentato nel febbraio 2025 e riguardano gli Stati membri che non avevano trasmesso in tempo tutti i dati necessari per le precedenti analisi.

Il lavoro prende in esame l’attuazione delle principali normative europee in materia di acqua, dalla direttiva quadro sulle acque alla direttiva sulle alluvioni, fino alla strategia per la protezione dell’ambiente marino.

Le nuove valutazioni riguardano altri otto Paesi

La Commissione ha ora pubblicato le valutazioni relative ai terzi piani di gestione dei bacini idrografici e ai secondi piani di gestione del rischio di alluvioni per otto Stati membri: Bulgaria, Cipro, Grecia, Irlanda, Malta, Portogallo, Slovacchia e Slovenia.

L’obiettivo è verificare quanto siano efficaci le misure adottate dai singoli Paesi per proteggere le risorse idriche, migliorare la qualità delle acque e ridurre l’esposizione al rischio di alluvioni.

Le nuove relazioni, sottolinea Bruxelles, confermano in larga parte le tendenze già emerse nella valutazione pubblicata all’inizio del 2025. E il quadro resta complesso.

L’inquinamento continua a essere il principale ostacolo

Tra le criticità più rilevanti c’è l’inquinate per esempio alla trasformazione fisica degli alvei e alla modifica degli ecosistemi. L’apporto diffuso di nutrienti, l’inquinamento chimico e altre forme di pressione continuano a compromettere lo stato dei corpi idrici europei.

Il problema non riguarda soltanto le sostanze inquinanti. A incidere sulla salute dei sistemi fluviali sono anche le modifiche apportate nel tempo al naturale funzionamento dei corsi d’acqua.

Fiumi e corsi d’acqua sempre più sotto pressione

L’alterazione dei flussi naturali dei fiumi e le cosiddette pressioni idromorfologiche, legate per esempio alla trasformazione fisica degli alvei e alla modifica degli ecosistemi fluviali, rappresentano un altro degli ostacoli indicati dalla Commissione.

La gestione dell’acqua, dunque, non può essere affrontata esclusivamente dal punto di vista della quantità disponibile. La qualità degli ecosistemi e la loro capacità di mantenere le proprie funzioni naturali sono altrettanto importanti. 

È in questo contesto che assume un peso crescente il tema della resilienza idrica, cioè la capacità dei territori e dei sistemi idrici di resistere alle pressioni e di continuare a garantire acqua e servizi ecosistemici anche in condizioni sempre più difficili.

Bruxelles punta sui dialoghi con gli Stati membri

Per affrontare le criticità individuate, la Commissione europea sta lavorando direttamente con i governi nazionali attraverso una serie di dialoghi strutturati sulla politica idrica.

L’obiettivo è accelerare l’attuazione della direttiva quadro sulle acque e, più in generale, delle norme europee in materia. I confronti dovrebbero servire anche a individuare gli ostacoli che rallentano gli interventi e a definire soluzioni concrete per rafforzare la resilienza dei sistemi idrici.

A questo si aggiunge la Strategia europea per la resilienza idrica, pensata per fornire ulteriori strumenti e accelerare gli interventi sulle principali pressioni individuate nelle valutazioni.

Anche i mari entrano nella nuova valutazione

Il monitoraggio non riguarda soltanto fiumi e bacini idrografici.

La Commissione ha infatti aggiornato anche la valutazione dei programmi di misure per l’ambiente marino previsti dalla direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino.

L’aggiornamento interessa cinque Stati membri che non erano stati compresi nella prima valutazione a causa del ritardo nella trasmissione dei dati: Bulgaria, Croazia, Danimarca, Grecia e Malta.

Il passaggio è significativo perché la gestione delle risorse idriche europee riguarda un sistema strettamente interconnesso: dalle acque interne fino agli ecosistemi costieri e marini.

Dati, monitoraggio e investimenti: le sfide ancora aperte

Le relazioni della Commissione non si limitano a fotografare lo stato delle acque. Mettono in evidenza anche alcune debolezze nell’attuazione delle politiche europee.

Tra i problemi segnalati figurano pressioni persistenti legate all’inquinamento, sistemi di monitoraggio ancora insufficienti e una carenza di ambizione e di finanziamenti rispetto alla dimensione delle sfide da affrontare.

La qualità delle informazioni raccolte è del sullo stato delle acque dolci e marine, sulle azioni già intraprese per migliorarne la qualità e sulle misure adottate per ridurre il rischio di alluvioni resto fondamentale per poter intervenire in modo efficace. Senza dati affidabili e aggiornati diventa più difficile capire dove concentrare gli investimenti e quali misure producano realmente risultati.

Dalla sorgente al mare

È questa, in definitiva, la prospettiva che emerge dalle nuove valutazioni europee: la gestione dell’acqua deve essere considerata lungo l’intero ciclo, dalla sorgente al mare.

I rapporti forniscono infatti informazioni sullo stato delle acque dolci e marine, sulle azioni già intraprese per migliorarne la qualità e sulle misure adottate per ridurre il rischio di alluvioni.

Condividi questo articolo