- 28/04/2026
- Redazione
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Rapporto ISPRA: fiumi e laghi in difficoltà, solo il 43,6% è in buono stato. Tutti i dati e cosa rischiamo davvero
In Italia l’acqua non gode ancora di buona salute. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’ISPRA, che analizza lo stato dei corpi idrici nazionali in vista del quarto ciclo di gestione previsto dalla Direttiva europea sulle acque.
Il dato più significativo riguarda le acque superficiali — fiumi, laghi e tratti marino-costieri — dove solo il 43,6% raggiunge uno stato ecologico buono o superiore. Va meglio sul fronte chimico, con oltre il 75% classificato come buono, ma il quadro complessivo resta lontano dagli obiettivi europei.
Acque sotterranee: quasi l’80% è in buone condizioni quantitative
Segnali più incoraggianti arrivano invece dalle falde. Su oltre mille corpi idrici sotterranei analizzati, circa l’80% presenta uno stato quantitativo buono, mentre il 70% raggiunge un buono stato chimico.
Un miglioramento importante riguarda anche la conoscenza del sistema: rispetto ai cicli precedenti, si riduce drasticamente la quota di acque classificate in “stato sconosciuto”. Un passo avanti che consente analisi più precise e politiche più mirate.
Sardegna in testa, ma pesa l’impatto umano
Dove le acque stanno meglio
L’analisi per distretti idrografici mostra una geografia disomogenea. La Sardegna emerge come l’area con le migliori performance: qui si concentra la maggior parte dei corpi idrici superficiali in stato elevato, soprattutto acque marino-costiere e di transizione.
Anche per i fiumi, l’isola guida la classifica con il 76% in stato ecologico buono, seguita dai distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale, entrambi fermi al 43%.
Le principali pressioni: agricoltura e infrastrutture
A pesare sulla qualità delle acque è soprattutto l’impatto umano. L’inquinamento diffuso — in gran parte legato all’agricoltura — resta il principale fattore di pressione. Seguono:
- le alterazioni idromorfologiche (come dighe, argini e infrastrutture)
- gli scarichi urbani
- i prelievi idrici
Un insieme di fattori che continua a rallentare il raggiungimento degli standard europei.
La sfida del 2027: accelerare sulla qualità dell’acqua
Il rapporto guarda anche al futuro, indicando nel 2027 un passaggio chiave per centrare gli obiettivi ambientali fissati dall’Unione Europea. Le aspettative sono di miglioramento, ma servirà un cambio di passo.
Secondo la presidente ISPRA, Maria Alessandra Gallone, i segnali positivi non bastano: «È urgente accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di qualità. L’acqua è una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia».
Acqua, risorsa strategica tra clima ed economia
Il messaggio che emerge è chiaro: la gestione dell’acqua non è più solo una questione ambientale. In un contesto segnato dal cambiamento climatico e da una crescente pressione sulle risorse, diventa una scelta strategica per il futuro del Paese.
Investire in monitoraggio, prevenzione e gestione sostenibile non è più rinviabile. Perché proteggere l’acqua significa, in definitiva, proteggere la salute, l’economia e la qualità della vita.








































































































































































































































































































































