- 01/03/2026
- Redazione
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La Corte dei conti europea critica il PEI-AGRI: quasi 1 miliardo di euro per l’innovazione in agricoltura, ma molti progetti hanno avuto scarso impatto e poca utilità per gli agricoltori
Quasi un miliardo di euro investito in otto anni per rendere l’agricoltura europea più innovativa e sostenibile. Ma i risultati, secondo la Corte dei conti europea, sono stati inferiori alle aspettative.
In una relazione speciale, i revisori europei puntano il dito contro il PEI-AGRI, lo strumento dell’Unione pensato per stimolare innovazione e produttività nelle aziende agricole attraverso la collaborazione tra agricoltori, ricercatori e imprese del settore agroalimentare.
Il giudizio è netto: il potenziale non è stato sfruttato appieno e molti progetti finanziati non hanno prodotto un impatto concreto sul terreno.
Cos’è il PEI-AGRI e quanti soldi sono stati spesi
Il Partenariato europeo per l’innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura (PEI-AGRI), lanciato nel 2012, è finanziato dalla Politica agricola comune (PAC) e dalla politica europea per la ricerca e l’innovazione.
Nel ciclo 2014-2022, nell’ambito della Politica agricola comune, sono stati messi a disposizione fondi nazionali ed europei per quasi 1 miliardo di euro. L’obiettivo era chiaro: sostenere oltre 4.000 progetti innovativi capaci di migliorare produttività, sostenibilità ambientale ed economica e qualità della vita nelle aree rurali.
Un’iniziativa che, nelle intenzioni, doveva diventare un ponte tra ricerca e campi coltivati.
I rilievi della Corte: innovazione poco incisiva e scarso coinvolgimento degli agricoltori
Gli auditor hanno analizzato 70 progetti in Spagna, Francia, Paesi Bassi e Polonia, utilizzando un approccio basato sui dati. La conclusione? Il potenziale innovativo raramente è stato un criterio decisivo nella selezione delle iniziative.
In molti casi, l’attenzione alle esigenze concrete degli agricoltori è risultata insufficiente. Eppure, quando i produttori sono stati coinvolti attivamente, i risultati sono stati migliori. Un esempio positivo arriva dalla Spagna, dove dopo la sperimentazione di tecniche di semina del riso “in asciutto”, il metodo è stato adottato su larga scala in un’intera area agricola.
Ma si tratta di eccezioni. Secondo la Corte, oltre la metà dei progetti non ha generato innovazioni di successo: alcune iniziative hanno avuto effetti marginali, altre hanno risposto a bisogni di nicchia o portato benefici limitati a pochi soggetti.
Progetti lontani dai campi e fondi poco strategici
Quasi un terzo dei progetti esaminati presentava un legame debole con l’agricoltura in senso stretto. Alcuni erano focalizzati sulla trasformazione industriale degli alimenti o su strategie di marketing.
In Polonia, ad esempio, un progetto sulla produzione industriale di burro ha avuto un impatto modesto sulla sostenibilità economica dei produttori locali di latte. In Spagna, un altro intervento mirava principalmente a migliorare l’immagine di una catena di supermercati.
La Corte segnala anche casi in cui i fondi europei hanno sostenuto investimenti che probabilmente sarebbero stati realizzati comunque, anche senza il contributo dell’UE.
Conoscenze poco condivise e sinergie mancate con Orizzonte 2020
Uno dei punti più critici riguarda la diffusione dei risultati. Solo per circa la metà dei progetti le conoscenze prodotte sono state effettivamente condivise. E tra i 18 progetti che hanno generato risultati utili, appena sei hanno portato a innovazioni poi adottate su larga scala.
Inoltre, non sono state create vere sinergie con Orizzonte 2020, il programma europeo per la ricerca e l’innovazione. Eppure, tra il 2014 e il 2020, oltre 1,5 miliardi di euro erano stati destinati alla ricerca in ambito agricolo e forestale. Nessuno dei 70 progetti analizzati ha utilizzato queste risorse in combinazione con il PEI-AGRI.
Cosa cambia ora con la nuova PAC
Nel ciclo 2023-2027 della PAC, l’innovazione è destinata ad avere un ruolo ancora più centrale. La Commissione europea ha ribadito l’impegno a sostenere il PEI-AGRI come pilastro dei sistemi di conoscenza e innovazione agricola negli Stati membri.
Ma il messaggio della Corte è chiaro: servono criteri di selezione più rigorosi, maggiore attenzione alle esigenze reali degli agricoltori e una diffusione più efficace delle buone pratiche.
Perché senza un’innovazione davvero applicata nei campi, i fondi rischiano di restare sulla carta. E l’agricoltura europea, stretta tra crisi climatica, concorrenza globale e transizione ecologica, non può permetterselo.
































































































































































































































































































