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La nuova valutazione geospaziale di FAO e UNOSAT fotografa il progressivo deterioramento dell’agricoltura nella Striscia di Gaza: in otto mesi persi 153 ettari di terreni coltivati accessibili e non danneggiati

La terra coltivabile si restringe ancora nella Striscia di Gaza. E non soltanto per i danni provocati dalle ostilità: il problema principale, secondo una nuova valutazione geospaziale realizzata dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, insieme al Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT), è oggi anche la possibilità concreta di raggiungere i terreni e coltivarli.

Al 24 giugno 2026, appena il 3% dei terreni agricoli di Gaza risultava contemporaneamente accessibile e non danneggiato. Si tratta di 448 ettari, su una superficie agricola complessiva molto più ampia.

I terreni agricoli accessibili erano in totale 4.091 ettari, pari al 27% dell’area agricola della Striscia. Ma la maggior parte di questa superficie, 3.643 ettari, presentava comunque danni tali da richiedere interventi di riabilitazione prima di poter tornare a essere utilizzata per la coltivazione.

In otto mesi persi 153 ettari di terreni coltivabili

Il dato più significativo emerge dal confronto con ottobre 2025. Allora gli ettari accessibili e non danneggiati erano 601. A giugno 2026 sono scesi a 448: una perdita di 153 ettari, pari al 25,5%.

Le riduzioni più marcate sono state registrate nei governatorati di Deir al-Balah e Khan Younis.

Secondo la valutazione FAO-UNOSAT, il calo non è dovuto principalmente a nuovi danni fisici ai terreni, ma alla riduzione dell’accesso alle aree agricole. Un fenomeno che, dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, sarebbe legato soprattutto all’espansione verso ovest della cosiddetta “linea gialla”, la linea che separa la zona del cessate il fuoco dall’area controllata militarmente.

Il risultato è una situazione paradossale: esistono terreni che, almeno dal punto di vista fisico, potrebbero essere recuperati, ma che non sono concretamente disponibili per chi dovrebbe coltivarli.

Gaza, serre accessibili in calo

La stessa tendenza riguarda le serre, una risorsa particolarmente importante per la produzione agricola.

A giugno 2026 risultavano 224 ettari di serre accessibili e non danneggiati, pari al 16,6% dell’area complessiva delle serre. Nell’ottobre 2025 erano 226 ettari, pari al 17,3%.

La diminuzione appare contenuta in termini assoluti, ma conferma la progressiva contrazione dello spazio agricolo effettivamente utilizzabile. Anche in questo caso è Deir al-Balah ad aver registrato la riduzione più significativa.

Rafah è l’area con il maggiore livello di inaccessibilità

La situazione più critica sul fronte dell’accesso è quella di Rafah. Qui il 97,2% dei terreni coltivati e il 98,4% delle aree destinate alle serre risultano non accessibili.

I danni fisici più estesi, invece, continuano a concentrarsi nei governatorati di North Gaza e Gaza.

La distinzione è importante: la crisi agricola non dipende da un solo fattore. Da una parte ci sono terreni direttamente danneggiati e che necessitano di interventi di recupero; dall’altra ci sono superfici che possono essere ancora integre ma che gli agricoltori non riescono a raggiungere.

La FAO: “Senza accesso sicuro, la produzione alimentare continuerà a diminuire”

«La perdita di accesso ai terreni agricoli sta ulteriormente riducendo lo spazio disponibile per gli agricoltori per produrre cibo, anche dove i beni agricoli rimangono fisicamente intatti», ha dichiarato Rein Paulsen, direttore dell’Ufficio per le emergenze e la resilienza della FAO.

Il punto, sottolinea l’organizzazione, è che la capacità produttiva non è necessariamente scomparsa del tutto. Gli agricoltori di Gaza, quando possono disporre della terra e degli strumenti necessari, hanno dimostrato di poter continuare a produrre.

Ma senza un accesso sicuro e senza un adeguato sostegno, osserva la FAO, la possibilità di rilanciare la produzione alimentare locale si riduce progressivamente.

Semi, fertilizzanti, carburante: le altre emergenze dell’agricoltura

All’accesso alla terra si aggiunge infatti un secondo problema: la disponibilità dei fattori di produzione agricoli.

Gli agricoltori devono fare i conti con carenze di semi, fertilizzanti, attrezzature per l’irrigazione, carburante e altri materiali indispensabili. Anche gli allevatori incontrano difficoltà nel reperire mangimi, forniture veterinarie e servizi per la salute degli animali.

La capacità della FAO di far entrare nella Striscia mangimi e altri materiali necessari per sostenere il patrimonio zootecnico rimane inoltre discontinua. Le forniture agricole disponibili sono spesso limitate, di qualità decrescente e, in molti casi, economicamente fuori dalla portata delle famiglie che vivono di agricoltura.

Un settore che prima della guerra sosteneva oltre 560mila persone

La crisi dell’agricoltura ha conseguenze che vanno oltre i campi coltivati. Prima dell’escalation delle ostilità nell’ottobre 2023, l’agricoltura rappresentava circa il 10% dell’economia di Gaza e contribuiva al sostentamento di oltre 560mila persone, attraverso agricoltura, allevamento e pesca.

La progressiva perdita di terreni accessibili, insieme alla scarsità di input e alle difficoltà logistiche, rischia quindi di compromettere non soltanto la produzione di cibo, ma anche una parte significativa dei mezzi di sussistenza della popolazione.

La richiesta della FAO: ripristinare l’accesso alla terra

Per la FAO, la priorità è intervenire su più fronti contemporaneamente: garantire agli agricoltori un accesso sicuro ai terreni, favorire l’ingresso degli input agricoli essenziali e sostenere il recupero delle aree danneggiate.

L’organizzazione chiede inoltre di facilitare le importazioni commerciali di prodotti agricoli non classificati come beni a duplice uso.

La ricostruzione del sistema agroalimentare di Gaza, secondo la valutazione, richiederà dunque qualcosa di più del semplice ripristino dei terreni. Serviranno accesso stabile alla terra, disponibilità affidabile dei fattori produttivi e investimenti continuativi.

Il dato dei 448 ettari restituisce in questo senso una fotografia particolarmente netta: oggi solo una frazione minima della terra agricola della Striscia è contemporaneamente raggiungibile e utilizzabile senza necessità di interventi di recupero. E ogni ulteriore restrizione all’accesso rischia di ridurre ancora lo spazio disponibile per produrre localmente cibo e sostenere le famiglie che dipendono dall’agricoltura.

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