- 05/10/2026
- Luca Martino
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Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, a Trieste, indica la strada per un mix energetico più autonomo: rinnovabili, geotermico, idroelettrico e nuovo nucleare. Per gli SMR il ragionamento potrebbe partire entro la prima metà del prossimo decennio
La transizione energetica italiana passa da un mix sempre più diversificato, nel quale accanto alle rinnovabili potrebbe trovare spazio anche il nuovo nucleare. Questa, in sintesi, la prospettiva delineata dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a margine del Festival del cambiamento in corso a Trieste, dove ha fatto il punto sull’evoluzione delle strategie di approvvigionamento energetico del Paese e sulla necessità di ridurre la dipendenza dalle forniture estere.
Il punto di partenza è la forte dipendenza dell’Italia dall’estero. Una condizione che, secondo il ministro, espone il Paese soprattutto alle oscillazioni dei prezzi dell’energia.
“Noi dipendiamo fortemente da idrocarburi, fortemente dal gas”, ha spiegato Pichetto Fratin, ricordando che circa il 40% dell’energia elettrica italiana è prodotto proprio attraverso il gas. Allo stesso tempo, negli ultimi quattro anni sarebbe cresciuta di un altro 40% la produzione da fonti rinnovabili.
La differenza, però, viene coperta in larga parte attraverso le importazioni di energia elettrica prodotta da fonte nucleare, in particolare dalla Francia, ma anche dalla Slovenia.
Dal gas russo ai nuovi flussi energetici
Lo scenario degli approvvigionamenti è nel frattempo cambiato, il Ministro, infatti, ha ricordato come in passato l’Italia dipendesse dal gas russo per circa il 30-40% del proprio fabbisogno. Oggi, invece, i flussi si sono ribaltati: ciò che in precedenza arrivava da nord viene ora movimentato da sud verso nord.
Il problema, secondo Pichetto Fratin, non riguarda quindi soltanto la disponibilità fisica delle risorse. “Oggi non è più una questione totalmente di quantità”, ha osservato, pur evidenziando che per gli idrocarburi liquidi esiste anche un problema di quantità legato alla guerra del Golfo. È soprattutto una questione di prezzo.
Ed è proprio la necessità di ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati a rendere centrale, nella prospettiva indicata dal ministro, la costruzione di un sistema energetico più autonomo.
Il mix energetico: rinnovabili, idroelettrico e nucleare
La strada indicata da Pichetto Fratin non prevede una sola fonte energetica, ma un insieme di tecnologie destinate a integrarsi.
Da una parte ci sono le rinnovabili, con l’obiettivo di continuare ad aumentare la produzione da fotovoltaico ed eolico. Dall’altra il geotermico e l’idroelettrico, che secondo il ministro può ancora crescere in Italia.
A queste fonti dovrebbe affiancarsi il nuovo nucleare, destinato a integrarsi con l’attuale produzione termoelettrica.
L’obiettivo finale è arrivare a un mix energetico che consenta all’Italia di essere “il più autosufficiente possibile” e, di conseguenza, “il più sicura possibile”, riducendo la vulnerabilità legata alla dipendenza dalle forniture estere.
Il nodo dei tempi: si parte dagli SMR
È però sul nucleare che le dichiarazioni del ministro delineano una prospettiva temporale precisa.
Alla domanda sulla possibilità di arrivare a realizzare nuovi impianti nell’arco di sei o sette anni, come ipotizzato dal presidente camerale Paoletti, Pichetto Fratin ha spiegato che la stima dei tempi è compatibile con le valutazioni provenienti dagli analisti, dal sistema produttivo e dall’industria, oltre che dal confronto della ricerca con altri Paesi.
La prospettiva italiana, ha chiarito, riguarda innanzitutto impianti di piccola taglia: i cosiddetti SMR, Small Modular Reactor, e, più avanti, gli AMR.
La valutazione del ministro è quella di “iniziare il ragionamento entro la fine della prima metà del prossimo decennio”. Per arrivare poi a una disponibilità effettiva dell’energia nucleare, la prospettiva indicata è quella di poterla “ragionare da metà del prossimo decennio”.
In altre parole, il nucleare viene inserito in una strategia di medio-lungo periodo: non una risposta immediata alle esigenze energetiche italiane, ma una possibile componente strutturale del mix futuro.
Italia, Francia e Slovenia: il nucleare è già nelle importazioni
C’è poi un elemento che rende particolarmente significativo il ragionamento sull’autonomia energetica: l’Italia importa già una parte consistente della propria elettricità da Paesi che utilizzano il nucleare.
Pichetto Fratin ha quantificato in circa 40-50 terawattora all’anno l’energia che l’Italia prende essenzialmente da Francia e Slovenia, precisando che la quantità varia a seconda degli anni. Si tratta di circa 40-50 miliardi di kilowattora.
Da qui anche la domanda sulla possibilità di una collaborazione con la Slovenia, che dispone già di produzione nucleare.
La risposta del ministro è stata netta: l’Italia già acquista energia nucleare da Francia e Slovenia: “Più di così”, ha concluso Pichetto Fratin.






























































































































































































































































































































































































































