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La transizione energetica non passa solo da fotovoltaico ed eolico. Il vero nodo potrebbe essere nei nostri edifici: secondo un nuovo studio europeo serviranno investimenti record per renderle davvero efficienti entro il 2050

Per centrare l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 l’Europa dovrà accelerare in modo deciso sulle ristrutturazioni degli edifici. Non basterà continuare con gli attuali livelli di investimento: sarà necessario aumentare la spesa di circa il 18%, portandola dagli attuali 362 miliardi a 428 miliardi di euro.

È quanto emerge da un nuovo studio realizzato dal CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che prova per la prima volta a quantificare con precisione il fabbisogno economico necessario per rendere il patrimonio edilizio europeo realmente efficiente dal punto di vista energetico.

Secondo i ricercatori, la riqualificazione degli edifici rappresenta una delle leve più efficaci per ridurre consumi energetici ed emissioni di CO₂, ma richiede una pianificazione molto più strutturata rispetto a quella adottata finora.

Il settore edilizio pesa per quasi un terzo delle emissioni globali

Il comparto delle costruzioni continua infatti a rappresentare uno dei principali responsabili del cambiamento climatico.

Oggi il settore genera circa il 31% delle emissioni mondiali di anidride carbonica. La quota maggiore, pari all’82%, deriva dall’energia necessaria per riscaldare, raffrescare e alimentare gli edifici durante il loro utilizzo, mentre il restante 18% è legato ai materiali impiegati nelle costruzioni.

Per questo motivo l’Unione Europea ha fissato obiettivi sempre più stringenti attraverso la Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, che punta alla completa decarbonizzazione del patrimonio immobiliare entro il 2050, promuovendo profonde ristrutturazioni degli immobili esistenti e nuovi edifici a emissioni zero.

Il caso italiano: bonus edilizi sotto accusa

Lo studio arriva mentre in Italia continua il dibattito sull’efficacia degli incentivi destinati alle riqualificazioni energetiche.

I ricercatori ricordano come i recenti bonus edilizi siano stati spesso criticati per l’elevato costo sulle finanze pubbliche, per una distribuzione poco selettiva delle risorse e per la mancanza di una strategia di lungo periodo capace di indirizzare gli investimenti dove risultano realmente più efficaci.

Secondo gli autori della ricerca, proprio la pianificazione basata su dati scientifici dovrebbe diventare il punto di partenza delle future politiche energetiche.

Dove serviranno gli investimenti

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la distribuzione geografica degli interventi.

Le necessità di investimento non saranno infatti uguali in tutta Europa, ma varieranno in funzione di tre fattori principali: il clima delle diverse regioni; l’età del patrimonio edilizio; le condizioni economiche locali.

Come ha spiegato il ricercatore del CMCC Enrico Cofler, autore principale dello studio, comprendere dove concentrare sia gli investimenti privati sia il sostegno pubblico consentirà di costruire una strategia molto più efficace verso la decarbonizzazione.

Meno riscaldamento, più raffrescamento

Le simulazioni mostrano anche come cambieranno i consumi energetici nei prossimi decenni.

La domanda di energia per il riscaldamento è destinata a diminuire sensibilmente in quasi tutta Europa grazie al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici e agli effetti del cambiamento climatico.

Di contro aumenterà in modo marcato il fabbisogno di raffrescamento, soprattutto nelle grandi aree urbane e nelle zone più calde del continente.

Tra le aree che registreranno gli incrementi maggiori figurano: la Pianura Padana; l’Île-de-France; le aree metropolitane di Madrid e Barcellona.

I numeri della transizione energetica

Lo studio individua alcuni indicatori considerati fondamentali per raggiungere gli obiettivi climatici europei:

  • investimenti complessivi in crescita del 18%, da 362 a 428 miliardi di euro;
  • tasso di ristrutturazione annuale vicino al 2%, considerato il miglior equilibrio tra costi e benefici;
  • aumento di circa dieci volte dei finanziamenti pubblici, fino ad arrivare a un rapporto quasi paritario con gli investimenti privati;
  • riduzione del 31% della domanda energetica già entro il 2030;
  • abbattimento del 74% delle emissioni del settore edilizio entro il 2050;
  • elettrificazione degli edifici pari all’84% nello stesso periodo.

Il nodo dei finanziamenti pubblici

Uno degli elementi più innovativi della ricerca riguarda proprio il ruolo dello Stato.

Attualmente, in Europa, gli investimenti privati superano di circa venti volte quelli pubblici. Secondo il modello sviluppato dal CMCC questo rapporto dovrà progressivamente avvicinarsi all’1:1, con un deciso rafforzamento degli strumenti di sostegno economico destinati alle ristrutturazioni.

L’obiettivo non è soltanto ridurre le emissioni, ma rendere la transizione energetica concretamente realizzabile anche per famiglie e imprese.

Una transizione che richiede pianificazione

Secondo Enrico Cofler, fornire una stima attendibile dei costi della transizione è essenziale per costruire politiche efficaci.

Le misure dedicate all’efficienza energetica vengono spesso considerate troppo costose o difficili da realizzare. Lo studio dimostra invece che queste politiche sono complementari agli investimenti nelle fonti energetiche e possono produrre benefici economici e ambientali significativi, purché accompagnate da una pianificazione di lungo periodo e da un adeguato sostegno finanziario.

La sfida, conclude la ricerca, non riguarda soltanto quante risorse investire, ma soprattutto come distribuirle nel tempo e sul territorio europeo per ottenere il massimo impatto nella lotta ai cambiamenti climatici.

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