Pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo a batterie in un impianto italiano
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Dal nuovo report di Laboratorio Ref Ricerche emerge un 2025 positivo per fotovoltaico e batterie nelle aste FERX e MACSE, mentre l’eolico rallenta. Ecco cosa cambia per bollette e investimenti nel 2026

Il 2025 è stato l’anno delle prime grandi aste italiane per rinnovabili e sistemi di accumulo. Ma cosa hanno davvero prodotto? Quanto hanno inciso sui costi dell’energia? E il mercato è davvero pronto a sostenere la transizione?

A tracciare un bilancio dettagliato è il nuovo Position Paper di Laboratorio Ref Ricerche, che analizza risultati, prezzi, distribuzione geografica, rendimenti impliciti e impatto sulle bollette delle procedure FERX e MACSE. Il quadro che emerge è articolato: forte competitività nel fotovoltaico, buone notizie per le batterie, più incertezza sull’eolico e diversi nodi ancora da sciogliere in vista del 2026.

Fotovoltaico sotto i 60 euro/MWh: il test di maturità del FERX

Secondo il report, le prime aste del meccanismo FERX hanno rappresentato un vero banco di prova per il mercato.

Nella prima tornata dedicata al fotovoltaico, a fronte di 8 GW messi a disposizione, sono arrivate offerte per oltre 10 GW. Ne sono stati assegnati 7,7 GW con un prezzo medio ponderato di 58,78 euro/MWh, molto al di sotto della base d’asta iniziale.

La seconda procedura, più piccola (1,6 GW), era riservata a tecnologie non cinesi. Questo vincolo ha consentito di misurare il “premio” dell’autonomia strategica: circa 10 euro/MWh in più rispetto alla prima asta.

Complessivamente, evidenzia il report, il prezzo medio del fotovoltaico si è attestato attorno ai 60 euro/MWh, ben distante dai prezzi medi all’ingrosso del 2025, superiori ai 115 euro/MWh. Una differenza che conferma come la competizione abbia spinto al ribasso le offerte più di quanto stimato in passato.

Eolico: partecipazione più debole e prezzi più alti

Diverso il discorso per l’eolico. Pur con manifestazioni di interesse per quasi 2,9 GW, le offerte effettive si sono fermate a 1,7 GW, con meno di 1 GW aggiudicato.

Il prezzo medio delle offerte vincenti è stato di 72,85 euro/MWh, superiore a quello del fotovoltaico. Inoltre, oltre il 30% dei progetti selezionati riguarda il rifacimento o il potenziamento di impianti esistenti, non nuova capacità.

Dal report emerge anche un forte squilibrio territoriale: quasi la metà della potenza assegnata nel 2025 è concentrata in Sicilia. Nonostante meccanismi premiali per Nord e Centro, il divario resta evidente e una quota rilevante della capacità prevista al 2030 non ha ancora una localizzazione chiara.

Bollette: il risparmio è possibile, ma dipende dai prezzi di mercato

Uno degli aspetti più rilevanti analizzati da Laboratorio Ref riguarda l’impatto dei Contratti per Differenza sulle bollette.

Il punto di pareggio stimato è intorno ai 72,3 €/MWh. Sopra questa soglia, le rinnovabili incentivano un risparmio per il sistema; sotto, comportano un costo.

Nello scenario al 2030, con circa il 23% dell’energia coperta da questi contratti, il beneficio potenziale per i consumatori può arrivare fino a 18 €/MWh rispetto a un mercato senza meccanismi di stabilizzazione, se i prezzi dell’energia convenzionale restano elevati.

Il report sottolinea un miglioramento significativo rispetto alle stime del 2024: ipotizzando un prezzo dell’energia convenzionale di 90 €/MWh, oggi si stima un calo del costo finale di 4,1 €/MWh, mentre un anno fa si prevedeva un aumento. Un ribaltamento dovuto alla forte competitività registrata nelle aste 2025.

Rendimenti più contenuti: segnale di mercato maturo

Dall’analisi dei dati emergono anche indicazioni sui rendimenti attesi dagli investitori. Il tasso interno di rendimento (IRR), calcolato sulla base di costi di investimento (CAPEX) e costi operativi (OPEX), indica ritorni più contenuti rispetto al passato.

I costi di realizzazione sono scesi negli ultimi due anni per entrambe le tecnologie, in modo più marcato per il fotovoltaico. Le spese operative restano relativamente stabili.

Secondo il report, non si tratta di numeri puntuali ma di intervalli ragionevoli: il messaggio di fondo è che la competizione ha ridotto i margini, segno di un mercato più efficiente.

MACSE: batterie oltre le attese

Il 30 settembre 2025 si è svolta la prima asta del meccanismo MACSE, dedicato ai sistemi di accumulo.

Anche qui, sottolinea Laboratorio Ref, la risposta del mercato è stata molto forte: quasi 40 GWh di progetti presentati, 10 GWh assegnati. La concorrenza ha spinto i prezzi al ribasso oltre le attese iniziali.

Il sistema di aggiudicazione “pay-as-clear” ha favorito dinamiche competitive, aumentando la probabilità che i costi del meccanismo possano essere assorbiti senza tradursi direttamente in aumenti in bolletta.

Tra i protagonisti spicca Enel, che si è aggiudicata cinque progetti, incluso un grande impianto a Brindisi da 574 MW. Un vantaggio legato a connessioni già autorizzate e condizioni finanziarie favorevoli.

Intanto Terna ha già annunciato una nuova asta MACSE nel 2026.

Batterie e pompaggi: confronto ancora aperto

Il report dedica attenzione anche al tema dei pompaggi idroelettrici, che potrebbero essere inclusi nelle future aste.

In Italia esistono solo otto impianti di questo tipo, per 53 GWh complessivi. Ma si tratta di infrastrutture con caratteristiche molto diverse rispetto alle batterie: durata di vita più lunga, maggiore peso delle opere civili, rischi e profili di investimento differenti.

Secondo Laboratorio Ref, forzare un confronto diretto basato solo sul prezzo della capacità potrebbe portare a scelte inefficienti. Serve una riflessione politica più chiara sul ruolo dei pompaggi nella strategia di lungo periodo.

2026: tra Energy Release 2.0 e FERZ

Il 2026 sarà anche l’anno del coordinamento tra strumenti diversi.

L’Energy Release 2.0 offre energia a prezzo calmierato alle imprese energivore per 36 mesi, in cambio dell’impegno a realizzare nuova capacità rinnovabile nei 20 anni successivi. Con i prezzi bassi del fotovoltaico emersi dal FERX, alcuni operatori potrebbero preferire questo canale.

Accanto a questi strumenti arriva anche il FERZ, che punta a una pianificazione più mirata: non quote per tecnologia, ma fabbisogni complessivi con indicazioni geografiche e profili di immissione in rete più sofisticati.

Per funzionare, però, sarà essenziale la piena operatività degli accumuli contrattualizzati tramite MACSE, che dal 2028 dovranno garantire flessibilità e servizi di time-shifting.

Il messaggio del report: il mercato c’è, ora serve coerenza

Dal Position Paper di Laboratorio Ref emerge un sistema che ha dimostrato di saper competere e ridurre i costi, soprattutto nel fotovoltaico e nelle batterie. Ma restano criticità territoriali, interrogativi sull’eolico e scelte strategiche ancora da chiarire sui pompaggi.

Il 2025 è stato l’anno del debutto. Il 2026 sarà quello della prova di coerenza: coordinare strumenti, evitare sovrapposizioni e trasformare la competitività delle aste in benefici strutturali per famiglie e imprese.

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