- 02/02/2026
- Redazione
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Lo studio ENEA-Assovetro individua sette soluzioni tecnologiche per decarbonizzare l’industria del vetro e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050
L’industria del vetro, tra le più energivore del manifatturiero, può raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Non con una singola tecnologia risolutiva, ma attraverso un mix di soluzioni calibrate sulle specificità produttive italiane.
È quanto emerge dallo studio congiunto ENEA–Assovetro, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Gases, che individua sette leve tecnologiche e le applica a due differenti strategie di transizione energetica.
Un lavoro che mette numeri, costi e criticità sul tavolo, offrendo una mappa concreta per la decarbonizzazione di un settore che oggi in Italia emette circa 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.
Un settore chiave nella sfida climatica
Il comparto vetrario è responsabile di emissioni elevate soprattutto per due ragioni: l’uso intensivo di gas naturale nei forni e le reazioni chimiche che avvengono durante la fusione delle materie prime. Circa il 75% delle emissioni è generato direttamente all’interno degli stabilimenti, mentre il resto è legato al consumo di energia elettrica.
«Questo studio analizza la decarbonizzazione dell’industria vetraria attraverso un approccio integrato e adattato alla realtà nazionale», ha spiegato Marco Ravasi, presidente di Assovetro. Un approccio necessario, perché la sola elettrificazione alimentata da rinnovabili non basterà a rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Le sette leve tecnologiche per tagliare le emissioni
Lo studio individua sette soluzioni chiave, pensate per essere combinate in modo flessibile in base agli impianti e alle tipologie di produzione:
Le sette soluzioni ENEA-Assovetro
utilizzo di combustibili verdi (biogas e idrogeno);
cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS);
interventi di efficienza energetica;
elettrificazione dei forni;
aumento dell’uso di vetro riciclato;
impiego di materie prime già decarbonizzate;
utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili.
«La diversificazione delle soluzioni è prioritaria per raggiungere la neutralità climatica», ha sottolineato Claudia Bassano, ricercatrice ENEA e coautrice dello studio. «Non esiste una tecnologia unica valida per tutti».
Due strategie a confronto: Green fuel e CCS
I ricercatori hanno simulato l’applicazione delle sette leve a due strategie alternative, entrambe in grado — almeno teoricamente — di portare il settore a emissioni nette zero entro il 2050, ma con differenze rilevanti in termini di costi, infrastrutture e criticità.
Strategia Green fuel: puntare su idrogeno e biometano
Nel primo scenario, denominato Green fuel, il contributo principale arriva dall’impiego di biometano e idrogeno verde, che da soli permetterebbero di ridurre le emissioni del 45%. A seguire:
26% dalla cattura e stoccaggio della CO₂;
21% da efficienza energetica ed elettrificazione;
3% dall’uso di vetro riciclato;
4% da materie prime alternative decarbonizzate.
Il costo complessivo stimato al 2050 è di circa 15 miliardi di euro, di cui 10,6 miliardi per costi operativi.
«Il nodo critico — ha avvertito Bassano — è il prezzo elevato e la limitata disponibilità di idrogeno verde e biocarburanti, che rendono difficile sostituire completamente il gas naturale in un settore ad alto consumo energetico».
Strategia CCS: la CO₂ viene catturata e stoccata
Nel secondo scenario, denominato Carbon Capture and Storage (CCS), il vero motore della transizione è la cattura della CO₂, responsabile da sola del 69% della riduzione delle emissioni. Il resto arriva da:
21% efficienza ed elettrificazione;
7% green fuel;
3% vetro riciclato.
I costi complessivi scendono a 11,2 miliardi di euro, con una ripartizione più equilibrata tra investimenti infrastrutturali e costi operativi.
Ma anche qui non mancano gli ostacoli: «Le tecnologie CCS presentano ancora difficoltà legate ai siti geologici disponibili, ai costi di separazione della CO₂ e ai complessi iter normativi», ha evidenziato Bassano.
Nessuna scorciatoia tecnologica
Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: non esiste una soluzione miracolosa. «La decarbonizzazione del vetro passerà da un insieme di tecnologie integrate», ha ribadito Dario Atzori, responsabile dell’Area Tecnica di Assovetro.
Una transizione che richiede tempo, investimenti e soprattutto coordinamento. «È tecnicamente realizzabile — ha concluso Giulia Monteleone, direttrice ENEA-TERIN — ma servono collaborazione strutturata tra industria, ricerca e pubblica amministrazione, sostegni finanziari adeguati e una forte semplificazione normativa».
































































































































































































































































































































