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Un nuovo rapporto di Ember rivela che la capacità per accelerare sull’energia rinnovabile esiste già. Basterebbe sfruttare meglio le centrali idroelettriche, evitando anni di attesa per nuove infrastrutture e riducendo uno dei principali colli di bottiglia della transizione energetica

L’Europa potrebbe incrementare la propria capacità di produzione di energia rinnovabile di 25 gigawatt senza realizzare nuove infrastrutture di rete. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato dal think tank internazionale Ember, secondo cui il potenziale è già disponibile grazie all’integrazione di impianti eolici e fotovoltaici con le centrali idroelettriche esistenti.

L’analisi prende in esame sette dei principali mercati idroelettrici dell’Unione Europea — Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna — e individua nell’ibridazione degli impianti una delle soluzioni più rapide per superare uno dei principali ostacoli alla crescita delle rinnovabili: la congestione della rete elettrica.

Cos’è l’ibridazione e perché può cambiare il sistema energetico

Il principio è semplice: collegare più tecnologie di produzione energetica, come fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo, a un’unica connessione già esistente alla rete elettrica.

Le centrali idroelettriche rappresentano il candidato ideale perché, durante molte ore della giornata, non utilizzano completamente la capacità di connessione disponibile. Installando pannelli solari o turbine eoliche nello stesso punto di connessione, sarebbe possibile aumentare sensibilmente la produzione di energia senza dover attendere la realizzazione di nuove linee elettriche, un processo che spesso richiede anni tra autorizzazioni e lavori.

Secondo Ember, questa strategia consentirebbe di raddoppiare, in media, l’utilizzo delle connessioni esistenti, mantenendo comunque i limiti tecnici previsti per l’immissione di energia nella rete.

Una risposta immediata alle lunghe code di connessione

Il rallentamento dei progetti rinnovabili non dipende soltanto dagli investimenti o dalla disponibilità delle tecnologie. In molti Paesi europei migliaia di impianti attendono infatti il via libera per collegarsi alla rete elettrica, creando lunghe liste d’attesa che frenano la decarbonizzazione.

Per Elisabeth Cremona, responsabile delle infrastrutture energetiche di Ember, il problema è ormai evidente. “Le ambizioni politiche non significano nulla se l’energia pulita rimane inutilizzata nelle code di connessione. Per i Paesi che si trovano ad affrontare la congestione della rete, l’ibridazione offre una soluzione immediata e senza interventi infrastrutturali.”

Lo studio stima che questa soluzione potrebbe coprire circa il 18% della nuova capacità rinnovabile prevista entro il 2030 nei sette Paesi analizzati, senza richiedere ulteriori investimenti nella rete di trasmissione.

Le regole restano il principale ostacolo

Se dal punto di vista tecnico l’ibridazione appare già praticabile, il quadro normativo europeo procede a velocità diverse.

Tra i Paesi analizzati, soltanto Portogallo e Spagna hanno introdotto una disciplina specifica per gli impianti ibridi. Negli altri Stati manca ancora un sistema normativo chiaro che favorisca autorizzazioni rapide e procedure dedicate.

Secondo Ember, proprio questo rappresenta oggi il principale limite allo sviluppo della soluzione.

“La scarsità di capacità di rete richiede risposte immediate”, sottolinea ancora Cremona. “Una legislazione nazionale dedicata e procedure autorizzative più rapide per i progetti ibridi possono eliminare molti ostacoli alla diffusione delle energie rinnovabili e valorizzare al meglio le infrastrutture già disponibili.”

Una soluzione che riduce tempi e costi

L’ibridazione potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci per accelerare la transizione energetica europea senza attendere la costruzione di nuove reti elettriche, opere spesso caratterizzate da iter autorizzativi lunghi e costi elevati.

In un contesto in cui l’Unione Europea punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e a rafforzare la sicurezza energetica, sfruttare in modo più efficiente le infrastrutture esistenti potrebbe trasformarsi in una delle leve strategiche più importanti per raggiungere gli obiettivi climatici fissati al 2030.

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