- 17/02/2026
- Redazione
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A gennaio 2026 la domanda di elettricità cresce del 4,1% su base annua e tocca i 28 miliardi di kWh, il valore più alto dal 2014. In aumento industria e rinnovabili, cala l’import. I dati Terna.
Il 2026 si apre con un segnale che il mondo dell’energia e dell’industria osserva con attenzione: a gennaio la domanda di elettricità in Italia è cresciuta del 4,1% rispetto allo stesso mese del 2025, raggiungendo i 28 miliardi di kWh. È il valore mensile più alto registrato dal 2014.
A certificarlo sono i dati di Terna, la società guidata da Giuseppina Di Foggia che gestisce la rete di trasmissione nazionale.
Temperature più basse e industria in ripresa
La crescita del fabbisogno elettrico non è un episodio isolato, ma si inserisce in un trend di ripresa iniziato a settembre 2025. A gennaio hanno inciso due fattori opposti: un giorno lavorativo in meno (20 contro 21) e una temperatura media inferiore di 1,7°C rispetto a un anno fa.
Il freddo ha spinto in alto i consumi, mentre il calendario li ha frenati. Il risultato finale resta comunque positivo: il dato corretto per temperatura ed effetti di calendario segna un +2,8%.
Anche su base congiunturale il segnale è chiaro. Il fabbisogno destagionalizzato, corretto per calendario e clima, cresce del 2,1% rispetto a dicembre 2025.
La dinamica è omogenea lungo la Penisola: +4,2% al Nord, +4,1% al Centro, +3,9% al Sud e nelle isole.
Industria e servizi tornano a consumare di più
IMCEI: quinto mese consecutivo di crescita
Il dato forse più significativo arriva dall’industria. L’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali), elaborato da Terna su circa mille imprese energivore, registra a gennaio un +3,8%, segnando il quinto mese consecutivo di aumento.
Crescono siderurgia, cemento, calce e gesso, alimentari, metalli non ferrosi e mezzi di trasporto. In flessione risultano invece meccanica, carta e chimica. Stabili ceramiche e vetrarie.
Un segnale che, al netto delle difficoltà di alcuni comparti, indica un recupero diffuso dell’attività produttiva.
Anche i servizi in aumento
Sul fronte terziario, l’indice IMSER – calcolato da Terna sui dati di diversi distributori locali – mostra a novembre 2025 (ultimo dato disponibile) un incremento del 4,2%. Anche il settore dei servizi, dunque, appare in espansione.
Meno import, più produzione nazionale
A gennaio la produzione nazionale ha coperto l’88,7% della domanda elettrica, mentre l’11,3% è arrivato dall’estero. Il dato più rilevante è il crollo dell’import netto: –33,2% rispetto a un anno fa.
La minore dipendenza dall’estero è stata compensata da un aumento della produzione interna, che ha raggiunto 25 miliardi di kWh (+13%).
A trainare sono state:
la produzione termoelettrica (+16,6%)
l’eolico (+16,2%)
il fotovoltaico (+15,2%)
In calo invece l’idroelettrico (–11,4%) e il geotermico (–2,2%).
Rinnovabili al 31,7% della domanda
Nel complesso, le fonti rinnovabili hanno coperto il 31,7% della domanda elettrica nazionale, leggermente sotto il 32,3% di gennaio 2025. Il calo è legato soprattutto alla minore produzione idrica (–13,2%), penalizzata da condizioni meno favorevoli.
L’eolico ha sfiorato i 3 TWh, confermandosi la prima fonte rinnovabile del mese. Il fotovoltaico ha registrato un aumento complessivo di 233 GWh, grazie anche alla maggiore capacità installata entrata in esercizio.
Cresce la capacità installata, boom degli accumuli
Secondo Terna, a gennaio 2026 la capacità rinnovabile installata è aumentata di 474 MW. Al 31 gennaio il totale nazionale raggiunge 84.003 MW, di cui:
43.846 MW di solare
13.768 MW di eolico
Sul fronte degli accumuli, il dato è ancora più significativo: in Italia risultano installati 893.092 sistemi, per una capacità complessiva di 18.038 MWh e una potenza nominale di 7.424 MW.
Numeri che testimoniano la crescente diffusione delle batterie, soprattutto in ambito residenziale e commerciale, e che rafforzano la flessibilità del sistema elettrico.
Un segnale per l’economia
L’aumento della domanda elettrica è tradizionalmente considerato un indicatore anticipatore dell’andamento economico. Il dato di gennaio 2026, il più alto degli ultimi dodici anni, suggerisce una fase di maggiore vitalità produttiva, sostenuta anche da un inverno più rigido.
Resta da capire se si tratti di un rimbalzo legato a fattori climatici e congiunturali o dell’inizio di una fase più strutturale di crescita. I prossimi mesi diranno se il sistema elettrico italiano, tra industria in recupero e rinnovabili in espansione, sta entrando in una nuova stagione.

































































































































































































































































































































































