- 22/01/2026
- Redazione
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Nel 2025 eolico e solare hanno superato per la prima volta i combustibili fossili nella produzione elettrica UE. Italia penalizzata dal gas, ma leader nelle batterie
Nel 2025 l’Unione Europea ha superato una soglia simbolica e politica insieme: per la prima volta nella storia, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili.
È il dato centrale della European Electricity Review pubblicata da Ember, think tank globale specializzato in transizione energetica. Le fonti rinnovabili trainate da vento e sole hanno coperto il 30% della produzione elettrica europea, contro il 29% dei fossili.
Un sorpasso che fotografa un cambiamento strutturale in atto e che arriva in un contesto geopolitico ancora segnato dall’instabilità dei mercati energetici e dal peso delle importazioni di gas.
La spinta del solare cambia il mix elettrico europeo
Il protagonista assoluto del 2025 è il fotovoltaico, cresciuto per il quarto anno consecutivo a ritmi sostenuti: +20,1% in un solo anno. Il solare ha raggiunto così il 13% della produzione elettrica UE, superando carbone e idroelettrico e segnando un nuovo record storico.

«Questo sorpasso dimostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento», ha spiegato Beatrice Petrovich, autrice del rapporto Ember. «In un momento in cui la dipendenza dai fossili alimenta instabilità geopolitica e prezzi elevati, la transizione energetica non è mai stata così strategica».
Nel complesso, le rinnovabili hanno coperto il 48% dell’elettricità europea, nonostante un anno climaticamente sfavorevole: la produzione idroelettrica è calata del 12% e quella eolica del 2%. Il vento resta comunque la seconda fonte elettrica dell’UE con il 17%, superando anche il gas.
Italia, boom del solare ma il gas pesa ancora sui prezzi
La trasformazione del settore elettrico riguarda tutti i 27 Paesi dell’Unione, e l’Italia è pienamente dentro questa dinamica. Nel 2025 la produzione elettrica da solare nel nostro Paese è cresciuta del 24%, arrivando a coprire il 17% del mix elettrico nazionale. Un dato che colloca l’Italia tra i grandi protagonisti della crescita fotovoltaica europea.
Eppure il rovescio della medaglia resta il peso del gas. Nel 2025 la produzione elettrica da gas in Europa è aumentata dell’8%, soprattutto per compensare il calo dell’idroelettrico. Una crescita congiunturale che non interrompe il declino strutturale: rispetto al picco del 2019, il gas è ancora -18%.
Il problema è il costo. Le importazioni di gas per produrre elettricità in UE hanno raggiunto 32 miliardi di euro, con un aumento del 16% rispetto al 2024. Italia e Germania sono i Paesi che hanno pagato il conto più salato, contribuendo all’aumento dell’11% dei prezzi medi dell’elettricità europea.
Batterie e accumuli: la carta strategica dell’Italia
Secondo Ember, il prossimo snodo decisivo è ridurre la dipendenza dal gas attraverso accumuli e flessibilità del sistema elettrico. E qui l’Italia parte avvantaggiata.
Il nostro Paese detiene circa il 20% della capacità totale europea di batterie di grande scala ed è tra i leader UE per diffusione degli accumuli. Nel 2025 le batterie hanno già iniziato a coprire parte della domanda serale, immagazzinando l’energia solare prodotta durante il giorno.
«Con l’accelerazione degli accumuli si può limitare l’uso delle costose centrali a gas nelle ore di punta», ha osservato Petrovich. «Questo significa prezzi più stabili e meno importazioni di gas».
Il modello California e la sfida italiana
Il rapporto indica nella California un possibile modello. Partendo da una capacità di batterie simile a quella italiana attuale, lo Stato americano è arrivato a coprire circa un quinto dei consumi serali con energia accumulata, riducendo drasticamente il ricorso alle centrali a gas.
Se seguisse la stessa traiettoria, l’Italia potrebbe moltiplicare di quasi sei volte la capacità di accumulo rispetto al 2025, con effetti strutturali su prezzi, sicurezza energetica e riduzione delle emissioni.
Il nodo politico: rinnovabili contro inerzia fossile
Secondo Michele Governatori, senior energy expert del think tank ECCO, la direzione è chiara ma non ancora sostenuta da scelte politiche coerenti.
«Nel 2025 l’Italia ha prodotto circa 10 terawattora di elettricità da fotovoltaico. Accelerare questa crescita è l’unico modo per ridurre i prezzi dell’energia in modo strutturale», ha spiegato. «Eppure il Governo continua a puntare su carbone e su ipotesi di nucleare, mentre la dipendenza dal gas rende l’Italia uno dei mercati energetici meno accessibili d’Europa».
Le rinnovabili, ha concluso Governatori, sono già oggi più economiche di fossili e nucleare. Con accumuli, flessibilità ed elettrificazione dei consumi, rappresentano la via più solida per garantire energia pulita, sicura e competitiva.













































































































































































































































































































































