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Bankitalia: crescita globale fragile tra crisi energetica, guerre e AI. L’Italia deve accelerare su rinnovabili, investimenti e produttività

Nelle considerazioni finali sul 2025, il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta descrive un’economia mondiale che nel 2025 ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese, ma dentro un quadro sempre più instabile. La crescita globale ha superato le previsioni, sostenuta soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina, mentre l’Europa ha beneficiato della disinflazione e di condizioni finanziarie più favorevoli.

Negli Stati Uniti, la spinta decisiva è arrivata dall’intelligenza artificiale, che ha alimentato investimenti infrastrutturali e rafforzato la domanda interna attraverso l’aumento della ricchezza finanziaria.

In Cina, invece, la crescita è stata sostenuta da strategie aggressive sull’export, adottate per compensare la debolezza della domanda interna, ma con effetti che rischiano di alimentare nuove tensioni commerciali.

Il nuovo shock energetico e il peso della geopolitica

Il quadro si è però rapidamente complicato con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente e il conflitto nel Golfo Persico, che ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici globali. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha infatti provocato un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas, con effetti diffusi sulle catene produttive internazionali.

Il Governatore sottolinea come questa dinamica abbia colpito in modo particolare Europa e Asia, aree fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, mentre gli Stati Uniti hanno mostrato una maggiore resilienza grazie alla produzione interna.

Le tensioni non si limitano all’energia, ma si estendono anche a fertilizzanti e beni alimentari, con possibili ricadute sulla sicurezza alimentare globale.

Mercati finanziari tra ottimismo e correzione

Dopo una fase prolungata di euforia, i mercati finanziari hanno iniziato a mostrare segnali di correzione. Le valutazioni elevate su azioni e asset rischiosi, insieme alla crescita del credito privato e alla forte espansione di strumenti come oro e criptovalute, avevano segnalato un eccesso di fiducia.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, questo equilibrio si è incrinato. Gli investitori hanno rivisto le proprie aspettative e i tassi a lungo termine sono tornati a salire, riflettendo una percezione più prudente del rischio globale. Il sistema finanziario resta solido, ma vulnerabile a shock improvvisi in un contesto di debiti pubblici elevati e intermediazione non bancaria in crescita.

L’energia come nodo strategico per l’Italia

Nel passaggio dedicato all’Italia, il Governatore richiama con forza il tema energetico, definendolo un fattore strutturale di vulnerabilità per il Paese. La dipendenza dall’estero continua infatti a pesare su famiglie e imprese, riducendo il reddito disponibile e comprimendo la competitività.

Pur riconoscendo i progressi compiuti, Bankitalia evidenzia come il ritmo della transizione non sia ancora sufficiente. La strada indicata è chiara: migliorare l’efficienza energetica, accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e rafforzare le infrastrutture di rete e accumulo, indispensabili per gestire la crescente complessità del sistema energetico.

Intelligenza artificiale: la nuova leva della produttività

Accanto all’energia, l’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione dell’economia globale. La sua diffusione sta già modificando processi produttivi, investimenti e organizzazione del lavoro, con effetti potenzialmente significativi sulla produttività.

Il problema, sottolinea il Governatore, è che l’adozione dell’innovazione è ancora diseguale. Solo una parte limitata delle imprese utilizza l’AI in modo avanzato, mentre la maggioranza resta su applicazioni superficiali. Questo squilibrio rischia di ampliare divari esistenti tra imprese e lavoratori, invece di ridurli.

Italia tra crescita debole e problema della produttività

L’economia italiana ha mostrato negli ultimi anni una buona capacità di resistenza, ma la fase più recente evidenzia un rallentamento significativo. La crescita del PIL è tornata su livelli contenuti, frenata dalla debolezza della domanda interna e dalla perdita di potere d’acquisto delle famiglie.

Il nodo centrale resta la produttività, rimasta sostanzialmente stagnante nel lungo periodo. A questo si aggiunge la pressione della demografia, con una popolazione in età lavorativa in calo che rende impossibile affidarsi solo alla crescita dell’occupazione per sostenere lo sviluppo.

Capitale umano e fuga dei giovani

Nel suo intervento, il Governatore richiama con forza anche il tema del capitale umano. L’Italia registra ancora un numero limitato di laureati rispetto alle principali economie europee e una significativa dispersione giovanile.

Negli ultimi anni, oltre 100.000 giovani laureati hanno lasciato il Paese. Un fenomeno che alimenta un circolo vizioso tra bassa innovazione, scarsa domanda di lavoro qualificato e difficoltà nel trattenere competenze.

Per invertire la tendenza, diventa essenziale rafforzare la formazione, aumentare la qualità dell’istruzione e creare un sistema produttivo più capace di valorizzare le competenze.

Europa e Italia davanti alla sfida della trasformazione

Il messaggio finale è rivolto alla dimensione europea e globale. In un contesto segnato da frammentazione geopolitica e transizione tecnologica accelerata, la risposta non può essere il ripiegamento, ma una maggiore capacità di cooperazione.

Per l’Europa, la sfida è superare ritardi e frammentazioni interne, trasformando il risparmio in investimenti produttivi e rafforzando la capacità di crescita. Per l’Italia, l’obiettivo è valorizzare i propri punti di forza industriali e finanziari, accelerando su innovazione e produttività.

Una transizione da governare, non da subire

La conclusione del Governatore è netta: la trasformazione in corso non è solo economica, ma sociale e politica. Energia, tecnologia e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri globali e richiedono scelte consapevoli.

La sfida, in ultima analisi, è evitare che queste trasformazioni aumentino disuguaglianze e instabilità, e trasformarle invece in un’opportunità di crescita diffusa, occupazione qualificata e maggiore coesione sociale.

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