- 10/09/2025
- Redazione
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Urge una transizione energetica dai combustibili fossili verso le energie rinnovabili. Il degrado ambientale causato dai cambiamenti climatici sta mettendo in ginocchio gli ecosistemi del pianeta
Le temperature globali continuano a salire, mentre eventi meteorologici estremi – incendi, inondazioni, ondate di calore – battono record anno dopo anno. Intanto, la biodiversità è in caduta libera: specie vegetali e animali scompaiono a ritmi allarmanti.
E’ quanto emerge dal rapporto “Principi dell’energia positiva per la natura: localizzazione ambientale e autorizzazione di infrastrutture solari, eoliche e di rete” realizzato dalla Coalizione per l’Azione IRENA e dai membri di CLEANaction.
In questo scenario, l’urgenza di una transizione energetica dai combustibili fossili verso le energie rinnovabili non è solo auspicabile: è ormai indifferibile. Ma la domanda è: come attuare questa transizione su larga scala senza compromettere ulteriormente la natura?
Energia pulita, ma non a ogni costo
L’energia solare ed eolica, oggi tra le tecnologie più economiche e rapide da implementare, rappresentano il cuore pulsante della transizione. Tuttavia, l’espansione di queste fonti deve essere pensata, pianificata e localizzata in modo intelligente. La fretta non può giustificare scelte miopi: costruire impianti su terreni ecologicamente sensibili o ignorare gli impatti sulle comunità locali rischia di trasformare una soluzione in un nuovo problema.
Proprio per guidare uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle rinnovabili, sono stati individuati sei principi fondamentali che permettono di coniugare la decarbonizzazione con la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Si tratta di linee guida basate su buone pratiche internazionali, già adottate con successo in diversi contesti.
I sei principi per una transizione energetica “in armonia con la natura”
Localizzazione intelligente
Accelerare le rinnovabili richiede un approccio integrato che combini il potenziale energetico con il rispetto ambientale. In Croazia, ad esempio, sono stati mappati i territori più adatti allo sviluppo eolico e solare evitando aree protette o culturalmente rilevanti.
Co-utilizzo del territorio
Meglio usare aree già modificate: terreni agricoli, tetti, aree industriali dismesse, parcheggi, evitando così il consumo di suolo vergine. In Cina, si sta sperimentando con successo l’integrazione tra impianti fotovoltaici e allevamenti ittici, ottenendo una doppia resa economica e ambientale.
Conservare, ripristinare, migliorare
La costruzione di un impianto non deve necessariamente essere una ferita nel paesaggio. Al contrario, può rappresentare un’occasione per ripristinare habitat degradati. È il caso del parco eolico Whitelee nel Regno Unito, dove ScottishPower Renewables ha avviato il più grande progetto di recupero di torbiere del Paese, integrando anche spazi pubblici e sentieri naturalistici.
Monitoraggio e adattamento
La natura è in continua evoluzione. L’uso di tecnologie intelligenti consente di adattare le operazioni per minimizzare gli impatti. In Uzbekistan, ad esempio, un parco eolico costruito da Masdar utilizza intelligenza artificiale per evitare interferenze con i percorsi migratori dei rapaci.
Estensione del ciclo di vita
Rendere più longevi gli impianti esistenti è spesso più sostenibile che costruirne di nuovi. In India, l’azienda tessile Narasus Spinning Mills ha raddoppiato la produzione energetica sostituendo le vecchie turbine con modelli più efficienti, senza occupare nuovo suolo.
Partecipazione delle comunità locali
Senza il coinvolgimento diretto delle persone, nessuna transizione sarà duratura. La consultazione pubblica e il rispetto delle conoscenze tradizionali sono fondamentali. In Sierra Leone, è richiesto il consenso libero, preventivo e informato per ogni progetto industriale. In Olanda, l’espansione della rete elettrica è stata progettata con il contributo di oltre 700 cittadini, in un esempio virtuoso di democrazia energetica.
Integrare energia, clima e biodiversità
Per rendere operativi questi principi è necessario un cambio di paradigma nella pianificazione energetica. Serve un approccio integrato che metta in relazione gli obiettivi climatici con quelli sulla biodiversità e la gestione sostenibile del territorio. Non si tratta solo di accelerare l’installazione di pannelli e pale eoliche, ma di ripensare l’intero sistema energetico in chiave ecologica.
Strumenti pratici, dati ambientali accessibili, tecnologie innovative e conoscenze scientifiche e locali devono lavorare insieme per evitare che la “cura” finisca per aggravare la “malattia”. È un equilibrio delicato, ma possibile.
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Un’occasione da non sprecare
Il tempo stringe. Se il mondo vuole contenere il riscaldamento globale entro i limiti dell’Accordo di Parigi, le rinnovabili devono crescere in modo esponenziale nei prossimi anni. Ma questa crescita deve avvenire in armonia con la natura, non a suo discapito.
La vera sfida del nostro tempo non è solo produrre energia pulita, ma costruire un futuro in cui la prosperità umana e la salute del pianeta possano coesistere. E per vincerla, serve visione, responsabilità e una nuova alleanza tra innovazione e conservazione.






























































































































































































































































































































































