sicurezza energetica
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Al Forum Coldiretti, Cattaneo (Enel) punta su rinnovabili e invasi, mentre Descalzi (Eni) chiede all’Europa di cambiare strategia: price cap e sussidi non bastano senza nuovi investimenti

La sicurezza energetica non è soltanto una questione di bollette ma riguarda la capacità di un Paese di assicurarsi le risorse necessarie per famiglie, imprese e attività produttive, anche quando i mercati internazionali sono attraversati da tensioni e instabilità.

Questo è il tema emerso dagli interventi dei vertici di Enel ed Eni al XXIV Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti, dove il rapporto tra geopolitica, cambiamento climatico e futuro dell’energia ha assunto un ruolo centrale.


Da una parte, l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, richiama l’elevata dipendenza italiana dalle importazioni di idrocarburi e la necessità di aumentare la produzione energetica, puntando sulle fonti rinnovabili, valutando anche il nucleare di ultima generazione e valorizzando le risorse idriche.

Dall’altra, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, descrive una crisi tra le più profonde degli ultimi quarant’anni e sollecita l’Unione europea a cambiare approccio, sostenendo gli investimenti industriali e rafforzando la capacità di raffinazione.


Due prospettive diverse, ma accomunate da una questione fondamentale: come rendere il sistema energetico più solido, meno vulnerabile agli shock internazionali e capace di rispondere a una domanda destinata a crescere.


Cattaneo: «Importiamo il 90% degli idrocarburi, le tensioni incidono sui prezzi»


Il punto di partenza indicato da Cattaneo è la dipendenza energetica italiana dall’estero. Intervenendo al panel “Sovranità energetica e scenari internazionali”, l’amministratore delegato di Enel ha ricordato che il Paese importa circa il 90% del proprio fabbisogno di idrocarburi, tra petrolio e gas.


“Noi abbiamo un’importazione di idrocarburi, di olio e gas, pari al 90% del fabbisogno. Quindi la tensione geopolitica e il prezzo del gas incidono inevitabilmente anche sul prezzo dell’energia”, ha affermato.


Dunque, quando i mercati internazionali diventano instabili, l’Italia risente inevitabilmente delle conseguenze. La dipendenza dalle forniture estere espone infatti il sistema economico alle oscillazioni dei prezzi e agli effetti delle crisi geopolitiche, rendendo strategica la capacità di diversificare le fonti e rafforzare la produzione interna.


Ma il quadro, secondo Cattaneo, è destinato a diventare ancora più complesso in quanto alle tensioni internazionali si sommano infatti gli effetti del cambiamento climatico e l’aumento dei consumi energetici, legato anche all’elettrificazione dell’economia.


“Queste cose ci saranno a prescindere e noi dobbiamo produrre di più, dobbiamo produrre se possibile con le rinnovabili perché non utilizzano fonti fossili e dobbiamo guardare anche a scenari come il nucleare di ultima generazione”, ha spiegato.


L’indicazione è quella di ampliare la capacità produttiva, privilegiando le fonti rinnovabili e mantenendo aperta la riflessione sulle tecnologie nucleari più avanzate.

Una strategia che, nelle parole del manager, deve tenere conto di una domanda crescente e di condizioni climatiche che possono rendere più difficile garantire l’approvvigionamento.


Piano invasi Coldiretti, l’acqua diventa una risorsa strategica


Tra le proposte affrontate al Forum c’è il piano invasi promosso da Coldiretti, sul quale Cattaneo ha espresso un sostegno esplicito: “Io sono assolutamente d’accordo. Abbiamo firmato il protocollo d’intesa con Coldiretti. L’uso dell’acqua piovana, per usi non solo energetici ma anche irrigui, è una delle strade da percorrere”, ha dichiarato.


Il tema riguarda contemporaneamente la produzione di energia e la disponibilità di acqua per l’agricoltura.

Conservare una maggiore quantità di risorsa idrica può contribuire a rispondere alle esigenze dell’irrigazione e, attraverso l’utilizzo energetico dei bacini, a rafforzare la produzione.


Per realizzare questi interventi, tuttavia, non bastano le infrastrutture ma, secondo il numero uno di Enel, occorre intervenire anche sulle regole.
 “Su questi interventi sono necessarie alcune modifiche normative che io spero Coldiretti, insieme a noi, potrà sottoporre al Governo”, ha aggiunto Cattaneo, indicando in particolare la disciplina relativa al deflusso delle acque.


Il manager ha richiamato l’attenzione sulle quantità d’acqua che possono andare perdute durante le piene: “pensate alle piene, per esempio, in cui si perde una montagna di acqua. Modifiche sul deflusso ecologico sono fondamentali per i bacini: consentiranno di avere nuova energia e di avere maggiore acqua rispetto a oggi, anche in vista di stagioni sempre più secche”.


Il riferimento è alla possibilità di rivedere le modalità di gestione dei flussi idrici per valorizzare maggiormente la risorsa disponibile, senza perdere di vista le esigenze ambientali e quelle degli altri utilizzatori dell’acqua.


La conclusione di Cattaneo è un invito a passare dalle intenzioni agli interventi concreti: “Da questo punto di vista gli invasi sono fondamentali. C’è da lavorare insieme, individuarli, costruirli. C’è anche una disponibilità economica pubblica proveniente dalla comunità europea”.


Il piano, nella visione espressa dall’amministratore delegato di Enel, richiede dunque collaborazione tra soggetti coinvolti, individuazione delle opere da realizzare, adeguamenti normativi e risorse economiche.


Descalzi: «Una delle emergenze più profonde degli ultimi quarant’anni»


Se Cattaneo concentra l’attenzione sulla dipendenza energetica italiana e sulle opportunità offerte dalle rinnovabili e dalla gestione dell’acqua, Claudio Descalzi allarga lo sguardo alle fragilità strutturali dell’industria energetica europea.


L’amministratore delegato di Eni, intervenuto con un videomessaggio al Forum internazionale di Coldiretti, ha descritto la situazione in termini particolarmente netti.


“Siamo certamente in un’emergenza, una delle più profonde che abbiamo vissuto negli ultimi quarant’anni”, ha affermato, chiedendo all’Unione europea un cambio di rotta nelle politiche energetiche per rilanciare gli investimenti e rafforzare la capacità di raffinazione.


Al centro della sua analisi c’è la differenza tra affrontare gli effetti immediati di una crisi e intervenire sulle ragioni che la rendono così difficile da gestire.
 “La nostra Tachipirina sono i price cap, la riduzione delle accise, i sussidi. Sono misure necessarie per curare gli effetti della malattia, ma non ne curano le cause”, ha sottolineato Descalzi.


Il riferimento è agli strumenti utilizzati per contenere le conseguenze economiche dell’emergenza energetica. Per il manager, limiti ai prezzi, riduzioni fiscali e aiuti pubblici possono offrire un sostegno necessario, ma non sono sufficienti a correggere le debolezze strutturali del sistema.


La risposta, nella sua prospettiva, deve quindi comprendere “più capacità di raffinazione, regole che incentivino gli investimenti e politiche industriali”.


Raffinerie e investimenti, le due debolezze dell’Europa


Descalzi individua una doppia fragilità del sistema europeo: la mancanza di risorse naturali e la carenza di prodotti raffinati. Due elementi che, insieme, possono aumentare l’esposizione del continente alle condizioni dei mercati internazionali.


L’amministratore delegato di Eni ricorda che in Europa sono state chiuse più di trenta raffinerie, sei delle quali in Italia. Una riduzione della capacità industriale che riconduce alle condizioni normative, alle tasse sulle emissioni e a una visione della globalizzazione che considera troppo ottimistica.


L’idea di poter acquistare all’estero ciò che non si produce internamente, secondo la sua analisi, ha contribuito a sottovalutare l’importanza di mantenere una base produttiva adeguata.


Il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle materie prime, ma anche la possibilità di trasformarle e ottenere i prodotti necessari al funzionamento dell’economia. Per questo, il rafforzamento della raffinazione diventa uno dei punti centrali della strategia proposta da Descalzi.


La questione, tuttavia, chiama direttamente in causa le scelte delle istituzioni europee. Il manager sottolinea infatti quella che considera una contraddizione nell’indirizzo politico di Bruxelles: da una parte, la richiesta di rafforzare il sistema di raffinazione; dall’altra, la mancata revisione dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, e il mancato riconoscimento dei biocarburanti nella tassonomia europea.


“Allora perché si dovrebbe investire? E quali sono le alternative? I sussidi, i price cap: per quanto si può andare avanti?», domanda Descalzi.


La sua critica riguarda la coerenza delle politiche pubbliche: se si chiede alle imprese di investire e di rafforzare la capacità industriale, sostiene, occorre anche costruire un quadro normativo che renda quegli investimenti concretamente sostenibili.


Transizione energetica, perché per Eni deve essere additiva e complementare


Un altro passaggio centrale dell’intervento di Descalzi riguarda il modo in cui affrontare la trasformazione energetica.
 Per l’amministratore delegato di Eni, la transizione deve essere “additiva e complementare, non sostitutiva”.

Il principio, nella sua impostazione, è che lo sviluppo di nuove tecnologie e fonti energetiche debba accompagnare la trasformazione del sistema senza ignorare il fabbisogno complessivo di energia.


La domanda mondiale, infatti, continua a crescere. Tra i fattori che contribuiscono a questa tendenza Descalzi cita anche lo sviluppo dei data center e dell’intelligenza artificiale, tecnologie che richiedono infrastrutture e risorse energetiche.


In questo scenario, Eni sta investendo in diversi ambiti: biocarburanti, cattura della CO₂, fusione nucleare e quantum computing. Si tratta di settori differenti, che nella strategia indicata dal manager rientrano nella ricerca di nuove soluzioni tecnologiche e industriali.


L’innovazione, però, non può procedere da sola. Per Descalzi è indispensabile che alla ricerca e agli investimenti si accompagni una politica capace di fornire indirizzi chiari e di intervenire con tempestività.


La sua conclusione è un richiamo al ruolo delle istituzioni: la tecnologia deve essere accompagnata da “una politica capace di muoversi velocemente, in modo oggettivo e non ideologico”.


Il nodo energetico: sicurezza, industria e clima devono procedere insieme


Gli interventi di Cattaneo e Descalzi mettono in evidenza due dimensioni complementari della questione energetica: la prima riguarda la capacità di produrre, accumulare e gestire meglio le risorse disponibili, riducendo la vulnerabilità dell’Italia alle oscillazioni dei mercati. La seconda riguarda la solidità industriale dell’Europa e la capacità delle sue politiche di sostenere investimenti e produzione.


Per Cattaneo, la risposta passa dall’aumento della produzione energetica, dal maggiore ricorso alle rinnovabili, dalla valutazione del nucleare di ultima generazione e dalla realizzazione di invasi capaci di valorizzare l’acqua anche per usi irrigui.

Per Descalzi, è necessario correggere le debolezze della filiera europea, rafforzare la raffinazione e rendere le regole più coerenti con gli obiettivi industriali.


Sul fondo resta il rapporto tra sicurezza degli approvvigionamenti, cambiamento climatico e crescita della domanda. La dipendenza dall’estero, la disponibilità di acqua, la capacità di trasformazione industriale e lo sviluppo di nuove tecnologie sono aspetti diversi dello stesso problema.


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