- 21/09/2026
- Redazione
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La cooperazione energetica internazionale dell’UE entra in una nuova fase: più energia pulita, elettrificazione e rinnovabili per affrontare il cambiamento climatico, rafforzare la sicurezza energetica e sostenere la competitività europea
Può l’elettrificazione diventare il punto di incontro tra lotta al cambiamento climatico, sicurezza energetica e competitività industriale? Per l’Unione europea la risposta è sempre più legata alla cooperazione internazionale. Mentre gli eventi climatici estremi riportano con forza il tema del riscaldamento globale al centro dell’agenda, Bruxelles punta a rafforzare il proprio ruolo nella transizione verso un sistema energetico alimentato sempre più da fonti pulite.
I dati diffusi da Copernicus fotografano una tendenza che non lascia molto spazio alle interpretazioni: secondo le informazioni riportate nel comunicato europeo, agosto 2026 è risultato il mese di agosto più caldo mai registrato a livello globale, a pari merito con luglio 2023.
Il tema, però, non riguarda soltanto il clima. La trasformazione del sistema energetico sta diventando anche una questione industriale, economica e geopolitica.
Dall’Accordo di Parigi alla nuova corsa all’energia pulita
Dal 2015, anno della firma dell’Accordo di Parigi, il quadro internazionale è profondamente cambiato. La transizione energetica non viene più considerata esclusivamente come uno strumento per ridurre le emissioni: è sempre più associata alla competitività delle economie, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla capacità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2025 a livello globale sono stati investiti circa due euro in energia pulita per ogni euro destinato ai combustibili fossili.
È un rapporto che fotografa lo spostamento progressivo degli investimenti verso rinnovabili, reti elettriche, sistemi di accumulo ed elettrificazione dei consumi.
Credit: Commissione europea
Per l’Unione europea la posta in gioco è particolarmente alta. L’UE sostiene di aver ridotto le proprie emissioni di gas serra del 37% rispetto al 1990, mentre nello stesso periodo la sua economia è cresciuta del 71%.
Il contributo europeo alle emissioni globali, inoltre, viene indicato intorno al 6%.
La domanda che arriva dalla COP31: quanta energia dovrà essere elettrica?
È proprio sull’elettrificazione che Bruxelles intende concentrare una parte della propria azione internazionale.
In vista della COP31 di Antalya, la presidenza della conferenza ha proposto di portare entro il 2035 la quota della domanda globale di energia finale soddisfatta dall’elettricità da poco più del 20% attuale al 35%.
L’obiettivo proposto non riguarda soltanto la decarbonizzazione. Elettrificare industrie, trasporti ed edifici significa infatti modificare il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e consumata, con ricadute dirette anche sulla sicurezza energetica e sulla competitività delle imprese.
Che cos’è Electrify Now
È in questo scenario che nel giugno 2026, durante la London Climate Action Week, la Commissione europea e alcuni partner internazionali hanno lanciato Electrify Now.
L’iniziativa è pensata come una piattaforma volontaria di cooperazione tra governi, industria e, nella fase successiva, istituzioni finanziarie internazionali e banche multilaterali di sviluppo.
L’obiettivo è trasformare gli impegni politici in interventi concreti, favorendo investimenti e collaborazione su tre grandi fronti: l’espansione dell’elettricità prodotta da fonti pulite e di catene di approvvigionamento resilienti; il potenziamento di reti, sistemi di accumulo e flessibilità; l’elettrificazione di industria, trasporti ed edifici.
La coalizione iniziale comprende, tra gli altri, la Commissione europea, Brasile, Turchia, Australia, Etiopia, Canada, Filippine, Corea del Sud e Regno Unito.
L’iniziativa non obbliga i Paesi aderenti ad accettare formalmente il target del 35% proposto dalla presidenza COP31. La logica è quella di una cooperazione aperta, nella quale ogni governo possa procedere tenendo conto delle proprie condizioni, priorità e livelli di partenza.
Da Londra a New York, fino ad Antalya
Il prossimo appuntamento indicato nel percorso sarà il Global Renewables Summit 2026, in programma durante la Climate Week di New York a settembre.
Electrify Now sarà al centro del confronto sull’elettrificazione alimentata dalle rinnovabili, con particolare attenzione alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per sostenere un’economia mondiale sempre più dipendente dall’elettricità.
Alla COP31 di Antalya l’Unione europea intende inoltre sostenere l’attuazione degli obiettivi energetici emersi dal primo Global Stocktake dell’Accordo di Parigi: accelerare il passaggio dai combustibili fossili, triplicare la capacità globale di energia rinnovabile e raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030.
Reti e sistemi di accumulo saranno una parte essenziale di questo processo. Senza infrastrutture adeguate, infatti, l’aumento della produzione da fonti rinnovabili rischia di non tradursi in un altrettanto rapido aumento dell’elettricità effettivamente disponibile per famiglie e imprese.
Il secondo fronte: ridurre il metano
Un altro capitolo riguarda il metano, gas serra particolarmente rilevante nel breve periodo per il suo forte potere climalterante. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, le concentrazioni di metano stanno aumentando rapidamente.
L’UE ha co-lanciato nel 2021, durante la COP26, il Global Methane Pledge, iniziativa internazionale che punta a ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030.
Credit: Commissione europea
Nel 2025 il Canada ha assunto il ruolo di co-convenor dell’iniziativa insieme all’Unione europea, mentre nel giugno 2026 UE e Canada hanno accolto l’invito all’azione sul metano promosso dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.
La riduzione delle emissioni di metano rappresenta quindi un altro terreno sul quale la cooperazione internazionale può incidere sulla velocità della transizione climatica.
REPowerEU: la transizione energetica diventa anche sicurezza
Per l’Europa la questione energetica ha però un’altra dimensione: la sicurezza degli approvvigionamenti.
L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha messo in evidenza la vulnerabilità legata alla dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili russi. Da allora, attraverso REPowerEU, l’Unione ha accelerato la diversificazione delle forniture e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
I numeri indicati nel comunicato europeo mostrano il cambiamento. Le importazioni di gas russo nell’UE sarebbero scese da oltre 150 miliardi di metri cubi nel 2021 a circa 36 miliardi nel 2025.
Nello stesso periodo, eolico e solare hanno registrato una forte crescita. Secondo i dati riportati dall’UE, la generazione da queste due fonti è aumentata di oltre il 50% in cinque anni e oggi rappresenta il 31% dell’elettricità prodotta nell’Unione, superando la quota dei combustibili fossili.
La transizione energetica, quindi, viene presentata da Bruxelles non soltanto come una risposta al cambiamento climatico, ma anche come uno strumento per ridurre l’esposizione dell’economia europea alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili.
Energia e industria: la partita della competitività europea
Per l’UE la diffusione delle tecnologie pulite rappresenta anche una partita economica globale. Batterie, reti, sistemi di accumulo, energie rinnovabili e tecnologie per l’efficienza energetica sono destinati a giocare un ruolo sempre più importante nei mercati internazionali.
Il Clean Industrial Deal è il quadro con cui Bruxelles punta a collegare decarbonizzazione e competitività.
Tra le priorità indicate figurano l’accesso a energia e materie prime a costi sostenibili, l’aumento degli investimenti pubblici e privati, la creazione di nuovi mercati per le tecnologie pulite e lo sviluppo delle competenze necessarie alle nuove filiere industriali.
Sul piano internazionale, invece, il programma Global Gateway sostiene investimenti europei in mitigazione climatica, resilienza ed energia pulita, con l’obiettivo di favorire anche il trasferimento di tecnologie e rafforzare la sicurezza energetica dei Paesi partner.
La sfida ora è trasformare gli impegni in investimenti
Il punto centrale della strategia europea è dunque il passaggio dalla promessa all’attuazione.
L’UE rivendica un ruolo importante nella finanza climatica internazionale e indica in 338 miliardi di euro gli investimenti europei in energia pulita nel 2025, il 132% in più rispetto al 2015 e pari, secondo i dati dell’AIE citati nel comunicato, al 18% degli investimenti globali nel settore.
Ma la dimensione della sfida resta globale. Ridurre le emissioni richiede infatti interventi coordinati su reti, produzione elettrica, trasporti, industria, edifici e approvvigionamento energetico.
È qui che la cooperazione internazionale torna al centro della strategia europea: regole condivise, investimenti e diplomazia climatica diventano strumenti complementari alla trasformazione tecnologica.
Il messaggio che Bruxelles intende portare ai partner internazionali in vista della COP31 è quindi quello di un’Europa che vuole mantenere gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi e, allo stesso tempo, utilizzare la transizione energetica per rafforzare sicurezza e competitività.
La domanda, ora, non è soltanto quanto velocemente il mondo riuscirà a produrre più energia pulita. È anche quanto rapidamente riuscirà a costruire le reti, gli investimenti e la cooperazione necessari per utilizzarla su larga scala.

























































































































































































































































































































































































































