- 15/01/2026
- Redazione
- 0
Nel 2024 il 47,5% dell’elettricità nell’UE proviene da fonti rinnovabili. Eolico, idroelettrico e solare guidano la transizione energetica europea
Nel 2024 l’Unione Europea, comunica Eurostat, ha raggiunto una soglia simbolica: quasi il 50% dell’elettricità consumata proviene da fonti rinnovabili. Per la precisione il 47,5%, in crescita di oltre due punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un dato che racconta più di una semplice statistica: racconta una trasformazione strutturale del modo in cui l’Europa produce e consuma energia.
Vent’anni fa, nel 2004, la quota di elettricità rinnovabile si fermava al 15,9%. Oggi è quasi triplicata. Un percorso lungo, fatto di investimenti, politiche climatiche, crisi energetiche e scelte industriali che hanno spinto l’Unione a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dalle importazioni.
Il motore della crescita: vento, acqua e un sole sempre più protagonista
A trainare questa rivoluzione silenziosa sono soprattutto eolico e idroelettrico, che insieme producono quasi due terzi dell’elettricità rinnovabile europea. L’energia del vento da sola rappresenta il 38% del totale, seguita dall’idroelettrico con il 26,4%.
Ma il dato che colpisce di più è quello del solare, la fonte che cresce più rapidamente. In poco più di quindici anni è passata da una presenza marginale a uno dei pilastri del sistema energetico europeo. Nel 2008 rappresentava appena l’1% della produzione rinnovabile; oggi copre oltre il 23% e ha raggiunto i 304 terawattora. Un balzo reso possibile dal crollo dei costi dei pannelli, dagli incentivi e dalla diffusione degli impianti su tetti, capannoni e grandi parchi fotovoltaici.
Credit:Eurostat
Un’Europa a due velocità, ma la direzione è comune
La mappa delle rinnovabili in Europa mostra ancora differenze marcate, ma anche una convergenza crescente. Austria, Svezia e Danimarca sono in testa: in questi Paesi oltre tre quarti dell’elettricità è già prodotta da fonti rinnovabili, grazie soprattutto a idroelettrico ed eolico.
Subito dietro arrivano Portogallo, Spagna, Germania, Paesi Bassi e Grecia, tutti oltre la soglia del 50%. Un segnale importante, perché riguarda economie grandi e sistemi industriali complessi, non solo realtà storicamente vocate alle rinnovabili.
Credit:Eurostat
I Paesi in ritardo e le sfide del prossimo decennio
Restano però anche le aree in difficoltà. In alcuni Stati membri – come Malta, Repubblica Ceca, Ungheria o Slovacchia – la quota di elettricità rinnovabile resta sotto il 25%. Qui pesano fattori geografici, infrastrutture meno sviluppate e una maggiore dipendenza dal gas e dal carbone.
Ed è proprio questo il nodo che l’Europa dovrà sciogliere nei prossimi anni: rendere la transizione energetica più equilibrata, evitando che si creino nuove fratture tra Paesi “avanzati” e Paesi in ritardo. A questo si aggiungono le sfide tecniche: reti elettriche da rafforzare, sistemi di accumulo, stabilità dell’approvvigionamento e integrazione delle rinnovabili con l’industria e la mobilità.
Una svolta ormai irreversibile
Il dato del 2024 dice però una cosa con chiarezza: la transizione energetica non è più un obiettivo lontano, ma una realtà già in atto. L’Europa ha imboccato una strada che appare ormai irreversibile. Il prossimo passo non sarà solo produrre più energia pulita, ma farlo meglio, in modo più efficiente, sicuro e accessibile per cittadini e imprese.






























































































































































































































































































































































