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Il Fondo per l’Innovazione dell’UE da 40 miliardi procede a rilento: meno dell’1% dei fondi erogati e pochi risultati concreti sulla riduzione delle emissioni

Il Fondo per l’innovazione dell’Unione europea, uno dei principali strumenti per sostenere la transizione ecologica, rischia di non mantenere le promesse. A dirlo è una nuova relazione della Corte dei conti europea, che mette in evidenza ritardi, inefficienze e un impatto ancora limitato sulla riduzione delle emissioni.

Lanciato nel 2020 con una dotazione stimata di circa 40 miliardi di euro entro il 2030, il Fondo nasce con l’obiettivo di portare sul mercato tecnologie pulite e rafforzare la competitività dell’Europa nella corsa globale alla decarbonizzazione.

Ma i numeri raccontano una realtà diversa: a fine giugno 2025 sono stati effettivamente erogati appena 332 milioni di euro, meno dell’1% del totale disponibile.

Ritardi, cancellazioni e pochi risultati concreti

Secondo la relazione, molti dei progetti finanziati hanno subito ritardi significativi e circa uno su cinque non è mai diventato operativo. Anche quando i progetti partono, i risultati restano modesti.

A fine 2024, solo 5 progetti su 208 finanziati avevano effettivamente contribuito a ridurre le emissioni di gas serra. Complessivamente, il Fondo ha raggiunto meno del 5% delle riduzioni previste.

Alla base del problema ci sono anche valutazioni troppo ottimistiche: le stime sull’impatto ambientale si basano spesso su modelli teorici, che non sempre trovano riscontro nella realtà.

Le criticità nella selezione dei progetti

Un altro nodo riguarda la valutazione della “maturità” dei progetti. Secondo gli auditor, diversi interventi considerati pronti si sono poi rivelati immaturi, portando a rinvii o cancellazioni.

Questo indica che i criteri attuali non riescono sempre a fotografare in modo realistico lo stato di avanzamento delle iniziative.

Il problema dei finanziamenti: dipendenza dal mercato del carbonio

Uno dei principali ostacoli è legato al meccanismo di finanziamento del Fondo, basato sul sistema ETS, ovvero il sistema di scambio di quote di emissione (ETS).

Questo sistema, fondato sul principio “chi inquina paga”, genera risorse attraverso la vendita delle quote di emissione. Tuttavia, essendo legato al prezzo del carbonio, i fondi disponibili sono incerti e variabili.

Questa instabilità rende difficile pianificare gli investimenti e rallenta l’assegnazione delle risorse, contribuendo all’accumulo di fondi non spesi.

Manca una strategia chiara sulle priorità

La relazione evidenzia anche un altro limite: l’assenza di una strategia coerente nella distribuzione dei finanziamenti.

Negli ultimi anni, l’attenzione si è spostata verso settori emergenti come idrogeno e batterie, ma senza una chiara analisi del loro impatto reale sulla riduzione delle emissioni o sulla competitività industriale europea.

Perché questo Fondo è cruciale per il futuro dell’Europa

Valutare l’efficacia del Fondo per l’innovazione non è solo una questione tecnica. Le lezioni apprese saranno fondamentali anche per i futuri strumenti europei, come il nuovo Fondo per la competitività da 451 miliardi previsto nel bilancio UE 2028-2034.

Come sottolineato da João Leão, membro della Corte responsabile dell’audit, il Fondo ha “forti potenzialità”, ma per sfruttarle servono cambiamenti concreti:

  • erogazioni più rapide
  • criteri più realistici
  • priorità strategiche più chiare

Cos’è il sistema ETS e perché è così importante

Il sistema ETS dell’Unione europea è il più grande mercato del carbonio al mondo. Coinvolge migliaia di impianti industriali, centrali elettriche e compagnie aeree.

Funziona con un meccanismo di “cap-and-trade”:

  • l’UE stabilisce un tetto massimo alle emissioni
  • le aziende devono acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂
  • le quote possono essere scambiate sul mercato

Riducendo progressivamente il numero di quote disponibili, il sistema spinge le imprese a investire in tecnologie più pulite

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