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UE: nel secondo trimestre 2025 emissioni GHG in lieve calo (-0,4%) mentre il PIL cresce. Manifatturiero, famiglie e trasporti restano i settori più emissivi

Nel secondo trimestre del 2025 l’Unione Europea ha registrato una lieve riduzione delle emissioni di gas serra, che si sono attestate a 772 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti, in calo rispetto ai 775 milioni dello stesso periodo del 2024.

Emissioni in calo nonostante la crescita economica

Una flessione contenuta, pari allo 0,4%, che però assume un significato più rilevante se messa in relazione con l’aumento dell’1,3% del PIL europeo nello stesso periodo. Il dato suggerisce un progressivo – seppur ancora fragile – disaccoppiamento tra crescita economica e impatto climatico.

Il quadro emerge dai conti delle emissioni atmosferiche (AEA) pubblicati da Eurostat, che registrano anidride carbonica, metano, protossido di azoto e gas fluorurati suddivisi per attività economica, offrendo così una lettura integrata tra dinamiche produttive e ambientali.

Manifatturiero, famiglie e trasporti restano i settori più emissivi

L’analisi settoriale conferma che la quota più consistente delle emissioni proviene dal comparto manifatturiero, responsabile del 22,5% del totale. Subito dopo si collocano le famiglie, che contribuiscono per il 18,4%, e il settore dei trasporti e dello stoccaggio, con il 16%. Un terzo delle emissioni europee è invece imputabile a un insieme eterogeneo di attività che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca, edilizia, approvvigionamento idrico, gestione dei rifiuti, attività estrattive e servizi non legati ai trasporti.

Rispetto al secondo trimestre 2024, quattro settori sono riusciti a ridurre le emissioni: la fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata ha registrato la contrazione più significativa (-2,9%), seguita dall’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1,6%), dall’industria manifatturiera e dal comparto dei trasporti e dello stoccaggio (entrambi -0,4%).

In controtendenza le famiglie, che hanno aumentato dell’1% le proprie emissioni, un dato che potrebbe riflettere un incremento dei consumi energetici domestici o una maggiore mobilità privata.

Paesi UE: Italia tra i virtuosi, forti cali in Slovenia, Paesi Bassi e Finlandia

Il panorama europeo mostra forti differenze da Paese a Paese. Nel secondo trimestre del 2025 le emissioni sono aumentate in 14 Stati membri, diminuite in 12 e rimaste stabili in Estonia.

Le riduzioni più marcate arrivano da Slovenia, Paesi Bassi e Finlandia, che segnano rispettivamente -8,6%, -5,9% e -4,2%. Tra i Paesi che mostrano una diminuzione delle emissioni, tre – Finlandia, Germania e Lussemburgo – hanno registrato nello stesso periodo anche un calo del PIL, segnalando un freno dell’attività economica oltre che delle emissioni.

Per altri nove Stati, invece, tra cui Italia, Francia, Danimarca, Austria, Svezia, Romania, Paesi Bassi, Slovenia e Cipro, il quadro è più incoraggiante: le emissioni sono diminuite mentre il PIL è cresciuto, a testimonianza di un percorso di transizione più solido e di un’industria in grado di migliorare la propria efficienza ambientale.

Leggi anche: Industria UE: l’economia circolare può tagliare 231 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno

Un percorso che procede, ma non abbastanza velocemente

Nonostante il segno meno, la riduzione dello 0,4% evidenzia un ritmo di decarbonizzazione ancora troppo lento rispetto agli obiettivi previsti dal Green Deal europeo e dal pacchetto “Fit for 55”.

La sfida rimane significativa, soprattutto in settori strutturalmente difficili da decarbonizzare come i trasporti e il manifatturiero, mentre il dato sulle famiglie segnala la necessità di politiche più incisive su efficienza energetica domestica e consumi finali.

L’Unione Europea continua dunque a muoversi nella direzione corretta, ma la distanza dagli obiettivi climatici al 2030 e al 2050 richiede una velocità di riduzione ben superiore a quella attuale. Se vuoi, posso produrre anche una versione più breve per newsletter, una scheda riassuntiva o un titolo alternativo.

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