- 16/11/2025
- Redazione
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Adottare il raffreddamento sostenibile può ridurre del 64% le emissioni entro il 2050 e proteggere miliardi di persone dal calore sempre più estremo
Il mondo si sta riscaldando più rapidamente che mai e la richiesta di raffreddamento cresce di pari passo, spinta da ondate di calore sempre più frequenti e intense. A ricordarcelo è il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), Global Cooling Watch 2025, presentato alla COP30 di Belém, in Brasile.
Gli esperti avvertono che, se non verranno intraprese azioni decise, entro il 2050 la domanda globale di raffreddamento potrebbe più che triplicare. Il risultato? Emissioni in forte aumento – fino a 7,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente – e reti elettriche sempre più sotto pressione. Un circolo vizioso che, paradossalmente, rischia di peggiorare proprio la crisi climatica che si cerca di combattere.
Un percorso possibile: il Raffreddamento Sostenibile
Eppure, una via d’uscita c’è. Il rapporto propone un Sustainable Cooling Pathway, un percorso che integra tecniche passive, apparecchi efficienti e l’eliminazione accelerata dei refrigeranti più inquinanti.
La parte sorprendente è che quasi due terzi dei benefici arrivano semplicemente da soluzioni a basso consumo o addirittura senza consumo energetico: ombreggiamento naturale, progettazione urbana più intelligente, ventilazione, materiali che riflettono il calore.
Se adottato su larga scala, questo approccio permetterebbe di ridurre le emissioni del 64% rispetto alle proiezioni al 2050. E non si tratta solo di clima: secondo il rapporto, potremmo evitare fino a 43.000 miliardi di dollari in costi energetici e infrastrutturali, con benefici diretti per economie, città e cittadini.
Beat the Heat: le città in prima linea
Nel frattempo, le città stanno già agendo. L’iniziativa globale Beat the Heat, guidata dalla presidenza brasiliana della COP30 e dalla Cool Coalition di UNEP, sta coinvolgendo un numero crescente di amministrazioni locali.
Oggi oltre 185 città – da Rio de Janeiro a Jakarta fino a Nairobi – hanno deciso di unirsi per affrontare insieme la sfida del caldo estremo. A loro si aggiungono 83 partner internazionali e 72 paesi firmatari del Global Cooling Pledge.
Molte città stanno già dando l’esempio: Parigi ha realizzato una rete capillare di “isole di freschezza”, mentre Fortaleza sta puntando su corridoi verdi e microparchi per raffrescare gli spazi urbani più vulnerabili.
I progressi globali ci sono, ma non bastano
Nonostante i passi avanti, il quadro complessivo resta disomogeneo. Ad oggi, 29 paesi hanno fissato obiettivi specifici per ridurre le emissioni del settore del raffreddamento e altri cinque sono al lavoro per definirli. Nel complesso, 134 nazioni hanno integrato il tema nei loro piani climatici.
Ma c’è ancora molta strada da fare: solo 54 paesi hanno politiche strutturate su tutti e tre i pilastri fondamentali (raffreddamento passivo, efficienza energetica e transizione dei refrigeranti). I ritardi più significativi si riscontrano nei paesi dell’Africa e dell’Asia-Pacifico, dove la domanda futura crescerà più rapidamente.
Le voci dei leader: “Il raffreddamento è un’infrastruttura essenziale”
Le dichiarazioni raccolte dal rapporto convergono su un punto: il mondo deve ripensare profondamente come si raffredda.
Inger Andersen, Direttrice Esecutiva di UNEP, sottolinea la necessità di considerare il raffreddamento “un’infrastruttura essenziale, al pari di acqua ed energia”. Non possiamo, afferma, “condizionare il pianeta” senza aggravare la crisi climatica.
Anche governi e amministrazioni locali confermano l’urgenza: Singapore mette a disposizione strumenti avanzati di modellazione climatica urbana; il Tamil Nadu ha introdotto piani d’azione contro il caldo basati sui dati; città somale come Dolow e Bossaso considerano il raffreddamento sostenibile un “salvavita”, non un lusso.
Una sfida che richiede scelte immediate e condivise
Dalle città tropicali alle metropoli europee, dal settore energetico all’edilizia, l’urgenza è la stessa: ripensare il modo in cui ci proteggiamo dal caldo.
Il Sustainable Cooling Pathway e l’iniziativa Beat the Heat mostrano che il cambiamento è possibile, e che soluzioni più eque, accessibili e sostenibili esistono già.
La vera sfida, ora, è implementarle rapidamente, prima che le ondate di calore diventino una minaccia ancora più grave per la salute, l’economia e la sicurezza di miliardi di persone.

































































































































































































































































































































































