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Un’analisi condotta su 854 città europee mostra che il caldo estremo ha triplicato il numero di vittime. Gli esperti chiedono un’azione urgente contro i combustibili fossili

Il caldo estremo registrato in Europa durante l’estate 2025 ha causato circa 16.500 morti in eccesso, secondo uno studio pubblicato da un consorzio internazionale di ricercatori. L’analisi attribuisce il 68% dei 24.400 decessi totali stimati al cambiamento climatico causato principalmente dall’uso di combustibili fossili.

Lo studio, condotto da esperti dell’Imperial College di Londra, della London School of Hygiene & Tropical Medicine e di altre istituzioni scientifiche europee, si è concentrato su 854 città, che ospitano circa il 30% della popolazione europea. I ricercatori avvertono che il numero reale di vittime potrebbe essere molto più alto.

I dati principali

La pubblicazione del rapporto avviene a pochi giorni dalla decisione dei leader europei di posticipare la decisione sull’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni al 2040 e segue un’estate caratterizzata da caldo intenso, incendi e altri eventi meteorologici estremi in tutto il continente europeo. 

In Italia si sono avuti 4.597 morti attribuite al caldo legato ai cambiamenti climatici; in Spagna 2.841; in Germania 1.477; in Francia 1.444; nel Regno Unito 1.147. Romania, Grecia, Bulgaria e Croazia seguono con centinaia di decessi ciascuna.

Credit: Imperial Grantham Institute

Nelle capitali europee, i numeri più alti si registrano a Roma (835 decessi), Atene (630), Parigi (409), seguite da Madrid, Bucarest, Londra e Berlino.

La situazione in Italia

Con il nuovo studio, più ampio e dettagliato rispetto a quello di inizio estate che aveva riguardato una sola ondata di calore, i ricercatori dell’Imperial College e della School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra hanno stimato che questa estate, da giugno ad agosto, a Milano siano decedute 1156 persone, 835 a Roma, 579 a Napoli e 230 a Torino a causa dell’impatto del cambiamento climatico sulle temperature.

Si tratta rispettivamente della prima, della seconda, della quinta e della decima città nella classifica delle 854 città europee analizzate, dove le città italiane figurano in generale come le più colpite. 

Chi è più a rischio

Secondo lo studio, l’85% delle vittime aveva più di 65 anni e oltre il 40% superava gli 85 anni. Le persone con patologie preesistenti, come malattie cardiache o respiratorie, risultano particolarmente vulnerabili.

L’invecchiamento della popolazione europea, unito al riscaldamento del continente (il più rapido al mondo), è un fattore chiave che aumenterà il rischio di mortalità legata al caldo nei prossimi decenni. Entro il 2100, si prevede che il 15% della popolazione europea avrà più di 80 anni.

Un impatto nascosto, ma letale

Le ondate di calore sono spesso definite “killer silenziosi”. La maggior parte delle morti avviene lontano dai riflettori, in case e ospedali, e il caldo viene raramente indicato nei certificati di morte. Le condizioni preesistenti, come insufficienze renali o cardiache, vengono aggravate dalle alte temperature.

Lo studio ha utilizzato modelli climatici e dati storici sulla mortalità per stimare il numero di decessi che non si sarebbero verificati in un’estate non influenzata dal riscaldamento globale. I ricercatori hanno rilevato che il cambiamento climatico ha aumentato le temperature medie estive tra i 2,2°C e i 3,6°C nelle città analizzate.

“Può sembrare poco, ma il nostro studio dimostra che variazioni del calore estivo di pochi gradi possono fare la differenza tra la vita e la morte per migliaia di persone. È un altro promemoria del fatto che il cambiamento climatico non è un problema che possiamo affrontare solo in un momento futuro. Quanto più a lungo i governi impiegheranno ad abbandonare i combustibili fossili e a ridurre le emissioni, tanto più il caldo estivo diventerà mortale, anche con gli sforzi per diventare più resilienti alle temperature estreme”, ha dichiarato Clair Barnes, Researcher at the Centre for Environmental Policy Imperial College London.

Città più vulnerabili e effetto “isola di calore”

Oltre il 70% della popolazione europea vive in aree urbane, dove le temperature possono superare di 4-6°C quelle delle zone rurali, a causa dell’“effetto isola di calore” generato da cemento, asfalto e traffico urbano. In alcune città, le differenze termiche raggiungono i 10°C.

Secondo i ricercatori, l’espansione degli spazi verdi e blu, come parchi e corsi d’acqua, può mitigare l’impatto del caldo e offrire zone fresche durante le ondate estreme, in particolare nelle comunità più vulnerabili, dove le abitazioni sono meno ventilate e più densamente abitate.

Un futuro sempre più caldo, se non si agisce

Il team scientifico sottolinea che, anche con politiche di adattamento urbano, come raffrescamento degli edifici e allerta meteo, le morti per caldo continueranno ad aumentare se non verrà abbandonato rapidamente l’uso di combustibili fossili.

Lo studio afferma che azioni rapide per ridurre le emissioni sono la misura più efficace per evitare estati ancora più calde e pericolose in futuro.

Un’estate da record

L’estate 2025 è stata una delle più calde mai registrate in Europa, con temperature fino a 6°C sopra la media in alcune zone durante l’ondata di caldo tra il 21 e il 27 luglio. In quel periodo, Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro sono risultate le più colpite, con un totale stimato di 950 decessi in una sola settimana.

Il rapporto fornisce un quadro allarmante delle conseguenze attuali e future del cambiamento climatico sulla salute umana, in particolare nei centri urbani e tra le fasce più fragili della popolazione. Gli scienziati lanciano un appello ai governi europei: la transizione energetica è urgente e vitale per proteggere vite umane e garantire la resilienza delle città europee di fronte a un clima sempre più ostile.

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