- 07/05/2026
- Redazione
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Il Rapporto di primavera 2026 dell’ASviS, presentato a Milano nella sede di Borsa Italiana, fotografa un’Italia in forte ritardo nel percorso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Le analisi indicano che il Paese rischia di mancare gran parte dei target fissati dall’Agenda 2030, con soli 11 obiettivi su 38 considerati raggiungibili entro la scadenza.
Si tratta di un quadro che evidenzia difficoltà strutturali nel sistema economico e nella capacità delle politiche pubbliche di orientare in modo coerente la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile.
Lavoro, energia e disuguaglianze ancora lontani dagli obiettivi
Le criticità principali riguardano il mercato del lavoro, la transizione energetica e le disuguaglianze di genere. Il tasso di occupazione resta sotto i livelli programmati, così come la quota di energia da fonti rinnovabili, che procede a un ritmo insufficiente rispetto agli impegni europei.
Particolarmente significativo è il divario di genere, con una partecipazione femminile al lavoro ancora distante dagli standard europei e una concentrazione delle donne nelle fasce salariali più basse.
Politiche frammentate e ritardi strutturali
Secondo il Rapporto, il nodo centrale non è la mancanza di obiettivi, ma l’assenza di una strategia politica coerente e di lungo periodo. Le politiche pubbliche risultano spesso disallineate e incapaci di guidare in modo efficace la transizione economica e sociale.
In questo contesto, la distanza dagli obiettivi rischia di ampliarsi ulteriormente, soprattutto in uno scenario internazionale segnato da instabilità energetica e geopolitica.
Giovannini: “La sostenibilità è la soluzione, non il problema”
A sottolineare il senso del Rapporto è intervenuto Enrico Giovannini, che ha ribaltato una delle narrazioni più diffuse sul tema della sostenibilità.
“La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa. Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
Una posizione che sintetizza il messaggio centrale del Rapporto: la sostenibilità non come costo, ma come leva di sviluppo economico.
La sostenibilità come fattore di crescita economica
I dati raccolti nel Rapporto mostrano infatti una correlazione positiva tra sostenibilità e performance economica. Le imprese che adottano criteri ambientali, sociali e di governance registrano in media una crescita più elevata rispetto a quelle meno attente a questi aspetti.
Anche sul fronte occupazionale e degli investimenti, le aziende più orientate alla sostenibilità mostrano risultati migliori, confermando una tendenza ormai consolidata.
Finanza sostenibile in espansione
Il settore finanziario segue la stessa direzione. L’integrazione dei criteri ESG è ormai diffusa tra assicurazioni e fondi previdenziali, mentre il patrimonio globale dei fondi sostenibili continua a crescere in modo significativo.
Si tratta di un segnale che indica una trasformazione strutturale dei mercati, sempre più orientati a considerare i fattori ambientali e sociali nelle decisioni di investimento.
Scenari al 2050: la possibilità di una svolta
Se il 2030 appare un obiettivo difficile da raggiungere, le proiezioni al 2050 aprono invece scenari più flessibili. Le simulazioni elaborate dal CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici insieme all’ASviS mostrano che politiche coordinate su decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione potrebbero migliorare in modo significativo la traiettoria del Paese.
Il punto decisivo resta il coordinamento delle politiche: senza una strategia unitaria, i benefici restano limitati e frammentati.
La necessità di una strategia nazionale integrata
Il Rapporto sottolinea infine l’urgenza di una strategia nazionale capace di integrare gli obiettivi di sostenibilità nelle politiche economiche e industriali. I prossimi anni saranno decisivi per definire un percorso coerente tra impegni internazionali, pianificazione economica e riforme strutturali.
L’idea di fondo è che la sostenibilità non possa essere trattata come un settore separato, ma debba diventare il principio guida delle politiche pubbliche.
Un messaggio finale tra allarme e opportunità
Il Rapporto ASviS 2026 restituisce quindi un’immagine duplice: da un lato il ritardo dell’Italia rispetto agli obiettivi fissati, dall’altro la possibilità concreta di una svolta, a condizione che le politiche pubbliche riescano a diventare più coerenti, integrate e orientate al lungo periodo.

































































































































































































































































































































































