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Siccità, alluvioni e tempeste minacciano milioni di persone: le Nazioni Unite chiedono interventi immediati per evitare, con l’arrivo di El Niño, una nuova crisi alimentare globale 

L’arrivo di un forte fenomeno di El Niño potrebbe aggravare una situazione già critica in molte delle aree più fragili del pianeta. Per questo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno lanciato un appello congiunto senza precedenti, chiedendo 202 milioni di dollari per finanziare interventi preventivi destinati a proteggere quasi nove milioni di persone nei Paesi più esposti agli shock climatici.

L’obiettivo è chiaro: agire prima che la crisi si manifesti, limitando gli effetti di siccità, inondazioni e tempeste che potrebbero compromettere raccolti, allevamenti e disponibilità di acqua in decine di regioni vulnerabili tra Africa, Asia, Pacifico, America Latina e Caraibi.

Perché El Niño preoccupa la comunità internazionale

Secondo le previsioni climatiche, il fenomeno atmosferico è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi durante la seconda metà del 2026.

In alcune aree si prevedono lunghi periodi di siccità, mentre altre potrebbero essere colpite da precipitazioni eccezionali e inondazioni. Le conseguenze potrebbero essere devastanti per milioni di famiglie che dipendono dall’agricoltura e dall’allevamento per la propria sopravvivenza.

L’allarme arriva in un contesto già segnato da livelli elevati di insicurezza alimentare, alimentati da conflitti armati, instabilità economica, sfollamenti forzati e continui shock climatici. A pesare ulteriormente è anche l’incertezza economica globale legata alle tensioni geopolitiche e ai conflitti ancora in corso in diverse aree del mondo.

L’obiettivo: raggiungere 8,8 milioni di persone prima dell’emergenza

FAO e WFP hanno già predisposto interventi per circa 1,2 milioni di persone considerate a rischio immediato.

Con ulteriori 167 milioni di dollari, le due agenzie delle Nazioni Unite potrebbero estendere rapidamente il supporto ad altri 7,6 milioni di individui in 22 Paesi prioritari, portando il numero totale di beneficiari a 8,8 milioni.

La strategia punta a rafforzare la resilienza delle comunità prima che gli effetti di El Niño colpiscano duramente i territori più vulnerabili.

Gli interventi preventivi costano meno e salvano più vite

Uno degli aspetti centrali dell’appello riguarda l’efficacia economica delle azioni preventive.

Le evidenze raccolte negli ultimi anni dimostrano infatti che ogni dollaro investito in misure di prevenzione può generare fino a sette dollari di risparmio in termini di perdite evitate e costi umanitari successivi.

“Intervenire tempestivamente è molto più efficace e meno costoso rispetto a rispondere quando la crisi è già esplosa”, ha sottolineato Beth Bechdol, vice direttrice generale della FAO, evidenziando come oggi siano disponibili dati e strumenti sufficienti per identificare con anticipo le aree maggiormente esposte ai rischi climatici.

Sulla stessa linea Carl Skau, direttore esecutivo ad interim del WFP, che ha avvertito: “Non possiamo permetterci le conseguenze di un’altra crisi alimentare. Abbiamo una finestra temporale limitata per agire e impedire che milioni di famiglie siano costrette a scelte impossibili.”

Cosa finanzieranno i fondi richiesti

Le risorse richieste da FAO e WFP saranno destinate a un ampio programma di interventi preventivi progettati per rispondere alle esigenze specifiche delle comunità più vulnerabili. L’obiettivo è ridurre l’impatto degli eventi climatici estremi prima che si trasformino in emergenze umanitarie, aiutando le famiglie a proteggere i propri mezzi di sussistenza e a mantenere un adeguato accesso al cibo.

Tra le misure previste figurano forme di assistenza economica diretta attraverso trasferimenti di denaro alle famiglie più fragili, così da consentire l’acquisto di beni essenziali e affrontare con maggiore sicurezza i periodi di crisi. Una parte significativa dei fondi sarà inoltre destinata al sostegno dell’agricoltura, con la distribuzione di sementi resistenti alla siccità e alle inondazioni per garantire la continuità della produzione agricola anche in condizioni climatiche avverse.

Gli interventi includeranno anche programmi di protezione del bestiame, fondamentale fonte di reddito e sostentamento per milioni di persone, oltre alla realizzazione di sistemi per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua nelle aree maggiormente esposte alla scarsità idrica. Parallelamente, saranno finanziate infrastrutture e opere di mitigazione per ridurre i danni causati dalle inondazioni, mentre il rafforzamento dei sistemi di allerta precoce consentirà di diffondere tempestivamente informazioni meteorologiche e consulenze tecniche alle comunità locali.

Secondo le due agenzie delle Nazioni Unite, queste azioni permetteranno non solo di salvaguardare la produzione agricola e la sicurezza alimentare, ma anche di rafforzare la resilienza delle popolazioni più esposte agli effetti sempre più frequenti e intensi della crisi climatica.

I 22 Paesi considerati a più alto rischio

L’appello congiunto di FAO e WFP concentra gli interventi in 22 Paesi ritenuti particolarmente vulnerabili agli effetti di El Niño. La selezione è stata effettuata tenendo conto delle previsioni climatiche, dei livelli già esistenti di insicurezza alimentare, della dipendenza delle popolazioni dall’agricoltura e della capacità di attivare rapidamente misure preventive sul territorio.

In Africa, le aree considerate più esposte comprendono Camerun, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Mozambico, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Uganda e Zimbabwe, Paesi che negli ultimi anni hanno già dovuto fare i conti con siccità prolungate, alluvioni e crisi alimentari ricorrenti.

In Asia e nel Pacifico, l’attenzione è rivolta ad Afghanistan, Pakistan, Filippine e Timor Est, dove fenomeni climatici estremi potrebbero aggravare condizioni economiche e sociali già fragili.

Per quanto riguarda l’America Latina e i Caraibi, l’allerta riguarda Colombia, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras e Venezuela, territori particolarmente sensibili alle variazioni delle precipitazioni e al rischio di eventi meteorologici estremi che potrebbero compromettere raccolti, disponibilità d’acqua e sicurezza alimentare di milioni di persone.

Credit: FAO – 08 January 2026. Gosfandi district. Sar-e-Pol, Afghanistan. Newly constructed mass-concrete check dam supporting rainwater harvesting for livestock and drinking water

Dalle previsioni all’azione: la sfida dei finanziamenti

L’appello arriva in una fase particolarmente delicata per il sistema umanitario internazionale. Mentre i bisogni continuano a crescere, le risorse disponibili per gli aiuti sono sempre più limitate.

Durante l’evento El Niño del 2023-2024, FAO e WFP sono riuscite a raggiungere oltre tre milioni di persone attraverso programmi di prevenzione attivati mesi prima dell’arrivo degli impatti più gravi. Un risultato importante, ma ancora insufficiente rispetto alle necessità emerse sul campo.

Per il 2026 le due agenzie assicurano che sistemi di monitoraggio, partnership operative e piani di intervento sono già pronti. Ciò che manca, sottolineano, è la disponibilità immediata delle risorse economiche necessarie per trasformare le previsioni in azioni concrete.

L’obiettivo è evitare che una crisi annunciata si trasformi nell’ennesima emergenza umanitaria globale.

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