- 13/12/2025
- Redazione
- 0
Il Rapporto fotografa i ritardi italiani nell’Agenda 2030 e propone soluzioni concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali e promuovere la sostenibilità
L’Italia si sta avvicinando al 2030 con un quadro di disuguaglianze territoriali sempre più marcato. Il Rapporto “I Territori e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato a Roma fotografa una nazione divisa, dove i divari tra Nord e Sud si confermano e, in alcuni casi, si acuiscono.
La transizione sostenibile, un obiettivo globale e cruciale per il futuro del nostro Paese, stenta a decollare a causa di ritardi strutturali e mancanze politiche che rischiano di vanificare gli sforzi compiuti finora.
Disuguaglianze che si allargano: il caso Italia
Il Rapporto ASviS evidenzia come, tra il 2010 e il 2024, le disuguaglianze tra le Regioni italiane siano aumentate. Per molti obiettivi dell’Agenda 2030, l’Italia è sostanzialmente ferma. Anzi, in alcuni casi, sembra essere addirittura retrocessa. Su dieci degli obiettivi analizzati, la situazione è paragonabile a quella del 2010, se non peggiore.
Più di un terzo delle Regioni italiane, infatti, si allontana da obiettivi fondamentali come la riduzione della povertà, la gestione delle risorse idriche, la lotta alle disuguaglianze e la tutela degli ecosistemi.
L’economia circolare, tuttavia, è una delle poche aree in cui si registrano progressi significativi, con la maggior parte delle Regioni che ha mostrato miglioramenti. Ma non basta. Il quadro generale resta allarmante.
La transizione ecologica che si intende realizzare nel nostro Paese appare in forte affanno, e il PNRR, che avrebbe dovuto essere la chiave di volta per una nuova fase di sviluppo, non ha ancora prodotto gli effetti sperati.
Il ritardo del PNRR e l’assenza di un piano concreto per il futuro
A pochi mesi dalla conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Rapporto ASviS sottolinea come la sua implementazione non abbia accelerato il processo di sostenibilità, né ridotto le disuguaglianze.
La politica di coesione territoriale 2021-2027 sta procedendo a rilento, e l’inadeguatezza dell’azione pubblica nei confronti di sfide cruciali, come l’adattamento climatico e la prevenzione del dissesto idrogeologico, è evidente. La lentezza burocratica, la mancanza di coordinamento tra le istituzioni e la scarsa visione integrata dei territori stanno vanificando le risorse disponibili.
La responsabilità, in parte, risiede nell’incapacità di realizzare una visione condivisa del futuro sostenibile, che integri lo sviluppo territoriale con politiche di rigenerazione urbana, decarbonizzazione dei trasporti, miglioramento della qualità dell’aria e prevenzione dei rischi naturali.
È urgente adottare una strategia che ponga al centro il governo del territorio come strumento per affrontare le sfide del futuro, affinché le azioni siano realmente orientate alla sostenibilità.
Città Metropolitane e territori interni: una disparità che non può continuare
Un altro fronte su cui il Rapporto ASviS si concentra è quello delle Città Metropolitane, che rappresentano uno degli ambienti più dinamici, ma anche uno dei più disomogenei.
Torino, Milano, Bologna e Firenze sono tra le città che si avvicinano maggiormente agli obiettivi fissati dall’Agenda 2030, con un punteggio che si attesta intorno al 43% degli obiettivi raggiunti.
Tuttavia, questo risultato non è sufficiente a compensare i ritardi delle altre città, dove si registrano andamenti negativi o progressi insufficienti. Il caso di Venezia, Napoli e Reggio Calabria è emblematico: queste città non riusciranno nemmeno a raggiungere il 30% degli obiettivi analizzati, e la disparità con i territori più avanzati appare ormai insostenibile.
Ma la frattura tra le Città Metropolitane e i territori interni del Paese è ancora più grave. Le aree rurali, montane e interne continuano ad essere trascurate, seppure possiedano un potenziale significativo per la transizione ecologica e la creazione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile.
È necessario, dunque, rinnovare l’impegno verso le aree più fragili, con politiche che stimolino il recupero delle terre agricole abbandonate, incentivino la residenzialità nelle aree interne e supportino la nascita di imprese sostenibili.
Un futuro possibile? Le proposte per colmare il divario
Il Rapporto ASviS, pur fotografando una situazione di grande difficoltà, non si limita a denunciare le carenze, ma avanza proposte concrete.
Per prima cosa, è fondamentale rafforzare la capacità amministrativa e progettuale dei territori, semplificando i sistemi di finanziamento e favorendo la collaborazione tra Stato ed enti locali.
Il governo del territorio deve essere il cuore pulsante delle politiche nazionali, con azioni concrete per rigenerare le periferie e promuovere una pianificazione metropolitana sostenibile.
L’ASviS propone inoltre l’adozione di indicatori chiari e misurabili per monitorare l’efficacia delle politiche pubbliche, così come l’attuazione di progetti mirati per le aree interne, attraverso incentivi per il recupero edilizio e l’attrazione di giovani e nuove famiglie.
La sfida è quella di creare una nuova governance che integri i diversi livelli di governo e renda coesive le politiche di sviluppo.
Le buone pratiche: un seme di speranza nei territori
Se da un lato il Rapporto ASviS evidenzia i ritardi, dall’altro non manca di segnalare le buone pratiche che stanno emergendo nei territori.
La selezione di 30 iniziative virtuose, scelte tra oltre 220 candidati, offre un repertorio di soluzioni replicabili che spaziano dalla rigenerazione dei borghi storici all’economia circolare, dalla gestione partecipata dei beni comuni alla mobilità sostenibile.
Queste esperienze, che nascono dal basso, sono un segno di speranza, un piccolo seme di cambiamento che dimostra come la transizione sostenibile possa partire dai territori, nonostante le difficoltà.
Le buone pratiche, tuttavia, non bastano. Serve un impegno collettivo, che unisca le forze delle istituzioni locali, delle imprese e della società civile, per fare in modo che le esperienze positive si moltiplichino, e che le disuguaglianze territoriali vengano finalmente ridotte.
Il futuro: tra sfide e soluzioni
Il 2030 si avvicina rapidamente, e l’Italia ha ancora molto da fare per allinearsi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. La strada è lunga e piena di ostacoli, ma il Rapporto ASviS ci offre una mappa precisa delle sfide e delle soluzioni.
Se riusciremo a superare le divisioni tra i territori, a rafforzare la coesione e a mettere in atto politiche territoriali integrate, l’Italia potrà rispondere alla sfida della sostenibilità in modo più equo e resiliente.
Il tempo per agire è ora. La sostenibilità non è un’opzione, è una necessità.

























































































































































































































































































































































































































