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Nel rapporto pubblicato in occasione della Giornata Internazionale dell’Aria Pulita, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) sottolinea la stretta interconnessione tra inquinamento atmosferico e cambiamento climatico

Un sistema che si autoalimenta, dove clima e inquinamento si aggravano a vicenda. È quanto emerge con chiarezza dal nuovo Bollettino sulla Qualità dell’Aria e il Clima 2025 dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), pubblicato in occasione della Giornata Internazionale dell’Aria Pulita per Cieli Azzurri del 7 settembre. Un’analisi dettagliata delle tendenze registrate nel 2024 che, numeri e modelli alla mano, invita a un’azione globale, integrata e urgente.

“Il cambiamento climatico e la qualità dell’aria non possono essere affrontati separatamente. Vanno di pari passo e devono essere affrontati insieme per proteggere la salute del nostro pianeta, delle nostre comunità e delle nostre economie”, ha dichiarato Ko Barrett, Vice Segretario Generale dell’OMM.

PM2.5 e incendi: una minaccia crescente

Tra i dati più allarmanti, l’evidenza che le particelle PM2.5 – tra le più pericolose per la salute umana – hanno continuato a generare livelli critici in varie regioni del pianeta. Se da un lato si registra una diminuzione costante in Cina orientale, grazie a politiche ambientali mirate, dall’altro crescono i focolai di inquinamento in India settentrionale e, in modo drammatico, nel bacino amazzonico e in Sud America settentrionale, teatro di incendi record nel 2024.

Gli incendi boschivi, alimentati da caldo estremo e siccità, non solo rilasciano enormi quantità di particolato nell’atmosfera, ma degradano la qualità dell’aria anche a centinaia di chilometri di distanza. È quanto accaduto, secondo il bollettino, nelle grandi città brasiliane durante la stagione degli incendi amazzonici, dove i livelli di PM2.5 hanno superato la soglia di rischio per giorni consecutivi.

Aerosol: tra ombre, luci e contraddizioni

Gli aerosol – minuscole particelle sospese nell’aria – rappresentano una delle componenti più complesse e ambivalenti del sistema atmosferico. A seconda della loro natura, possono riscaldare o raffreddare il pianeta. Il carbonio nero, ad esempio, contribuisce al riscaldamento e accelera lo scioglimento dei ghiacciai, mentre i solfati riflettono la luce solare, mitigando temporaneamente il riscaldamento globale.

Tuttavia, le recenti normative internazionali sulla riduzione del contenuto di zolfo nei carburanti marittimi, pur avendo migliorato la salute pubblica riducendo l’asma infantile e le morti premature, hanno anche diminuito l’effetto raffreddante degli aerosol solfatici, contribuendo paradossalmente a un leggero incremento delle temperature globali.

“Districare la complessa interazione tra aerosol, gas serra e gas reattivi è cruciale per disegnare strategie efficaci. Serve un approccio integrato alla gestione delle emissioni”, sottolinea il rapporto.

La nebbia invernale nell’Indo-Gange: da fenomeno stagionale a sintomo ambientale

Particolarmente grave è la situazione nella pianura indo-gangetica, dove vivono oltre 900 milioni di persone. Negli ultimi anni, la regione ha sperimentato un’impennata di episodi di nebbia invernale densa e persistente, direttamente legata all’inquinamento prodotto da traffico, costruzioni, allevamenti e soprattutto incendi agricoli.

Il fenomeno non è più solo una questione di visibilità o di rallentamenti nei trasporti, ma un campanello d’allarme del deterioramento ambientale regionale, con pesanti implicazioni sanitarie.

Monitoraggio atmosferico: un’infrastruttura ancora troppo fragile

Per affrontare efficacemente queste sfide, l’OMM rilancia la necessità di investire in infrastrutture di monitoraggio atmosferico globali, affidabili e coordinate, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

I satelliti offrono dati essenziali, ma da soli non bastano. Le reti di osservazione a terra sono indispensabili per calibrare e convalidare le rilevazioni, ma in molte aree del pianeta, dall’Africa al Sud America, queste reti restano insufficienti o inadeguate.

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Un allarme globale, una risposta ancora frammentata

Il bollettino dell’OMM è un invito chiaro alla cooperazione internazionale. Clima e inquinamento non rispettano confini: eventi estremi, incendi e degrado atmosferico colpiscono popolazioni lontane dai luoghi di origine dei fenomeni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 4,5 milioni di morti premature ogni anno, oltre a generare costi economici e ambientali devastanti. “Abbiamo bisogno di un monitoraggio e di una collaborazione internazionali migliori per affrontare questa sfida globale”, ha ribadito Ko Barrett.

In un mondo che si trova ad affrontare contemporaneamente crisi sanitarie, ambientali ed economiche, il rapporto dell’OMM ci ricorda che aria e clima sono due facce della stessa medaglia. Intervenire su una, senza considerare l’altra, significa compromettere qualsiasi sforzo di mitigazione. La posta in gioco è alta: la salute umana, la sicurezza alimentare e la stabilità del nostro pianeta.

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