- 05/06/2026
- Redazione
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Nella Giornata mondiale dell’Ambiente, FederBio rilancia il ruolo del biologico contro la crisi climatica: meno emissioni e più resilienza.
La lotta ai cambiamenti climatici passa anche dai campi agricoli. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente che si celebra il 5 giugno, dedicata quest’anno al tema “Inspired by Nature. For Climate. For Our Future”, FederBio rilancia il ruolo strategico dell’agricoltura biologica e biodinamica come strumenti concreti per ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli.
Secondo la federazione che rappresenta il settore biologico italiano, la sfida climatica impone un’accelerazione della transizione agroecologica, puntando su modelli produttivi capaci di rigenerare il suolo, preservare la biodiversità e utilizzare in modo più efficiente le risorse naturali.
Agricoltura biologica e clima: cosa dicono gli studi
A sostegno di questa visione arrivano i risultati di alcune delle più importanti ricerche internazionali sul confronto tra agricoltura biologica e convenzionale.
Tra queste figura il “Farming Systems Trial” (FST), il più longevo studio comparativo condotto dal Rodale Institute negli Stati Uniti. Da oltre 45 anni i ricercatori analizzano le performance ambientali, economiche e produttive dei diversi sistemi agricoli.
I risultati evidenziano come il biologico possa contribuire in maniera significativa alla mitigazione dei cambiamenti climatici. I terreni gestiti con pratiche rigenerative mostrano infatti una maggiore capacità di accumulare carbonio nel suolo, migliorano la fertilità naturale e riducono le emissioni di protossido di azoto, uno dei principali gas serra legati alle attività agricole.
Non solo. In presenza di fenomeni meteorologici estremi, sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale, le coltivazioni biologiche hanno registrato rese superiori rispetto a quelle convenzionali, dimostrando una maggiore capacità di adattamento.
Suoli più fertili e meno emissioni: i risultati del DOK Trial
Indicazioni analoghe emergono anche dal DOK Trial, la storica sperimentazione avviata nel 1978 dall’Istituto FiBL in collaborazione con Agroscope, che confronta sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali.
Secondo lo studio, i terreni coltivati senza l’impiego di chimica di sintesi producono emissioni di gas serra inferiori fino al 44% rispetto ai sistemi convenzionali.
La maggiore attività microbiologica dei suoli biologici contribuisce inoltre a migliorare la struttura del terreno, aumentando la capacità di trattenere acqua e carbonio nell’humus. Un vantaggio che si traduce in una migliore resistenza alla siccità, fenomeno che negli ultimi anni ha colpito duramente molte aree agricole italiane ed europee.
FederBio: “Non basta produrre di più, bisogna produrre meglio”
Per FederBio il tema della sostenibilità agricola non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche la sicurezza alimentare e la tenuta economica delle filiere.
“Cibo e clima sono indissolubilmente legati. Siccità, alluvioni e altri eventi meteorologici estremi stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura”, afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
Secondo Mammuccini, il cambiamento climatico impone un ripensamento profondo del modello produttivo. “Non serve produrre di più per poi sprecare, bisogna produrre meglio, proteggendo le risorse naturali da cui dipende il futuro stesso dell’agricoltura”.
L’appello lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente è quello di sostenere pratiche agricole che lavorano in equilibrio con gli ecosistemi naturali, contrastando fenomeni come desertificazione, erosione del suolo e perdita di biodiversità.
La sfida della transizione agroecologica
Per il comparto biologico, la transizione verso modelli produttivi più sostenibili rappresenta una delle leve principali per affrontare le conseguenze della crisi climatica.
L’obiettivo, sottolinea FederBio, è costruire un sistema agroalimentare capace di garantire al tempo stesso produttività, tutela dell’ambiente e sicurezza alimentare, attraverso politiche pubbliche e investimenti che favoriscano la diffusione delle pratiche agroecologiche.
Una sfida che riguarda non solo gli agricoltori, ma anche i consumatori, chiamati sempre più spesso a orientare il mercato attraverso scelte di acquisto consapevoli e sostenibili.


















































































































































































































































































































































































































































