- 21/11/2025
- Redazione
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COP30, allarme deforestazione: il 78% legato alla carne bovina. UE ancora in ritardo sul regolamento EUDR, rischio milioni di alberi abbattuti
Alla COP30 di Belém, il WWF insieme a vari istituti di ricerca internazionali ha lanciato un nuovo, fortissimo allarme: la deforestazione amazzonica continua a correre e l’Europa – nonostante le promesse – rimanda ancora l’applicazione del regolamento contro la deforestazione (EUDR). Un rinvio che, secondo gli esperti, potrebbe costare 50 milioni di alberi e una valanga di nuove emissioni climalteranti.
Il quadro emerge dall’“Amazon Footprint Report 2025”, la prima analisi transfrontaliera che collega in modo diretto la perdita di foreste amazzoniche alle principali filiere agricole globali.
Amazzonia in pericolo: 8,6 milioni di ettari distrutti in 5 anni
Tra il 2018 e il 2022, l’Amazzonia ha perso 8,6 milioni di ettari di foresta, un’area più vasta dell’Austria. Il 36% della deforestazione globale è avvenuto proprio qui.
Il report evidenzia soprattutto un dato choc: il 78% della deforestazione amazzonica è dovuto all’espansione degli allevamenti bovini, oggi il principale motore della distruzione forestale.
Segue la coltivazione della soia (4,6%), spesso destinata alla produzione di mangimi.
Nel dettaglio: Amazzonia centro-orientale (Brasile): dominano le nuove aree di pascolo; Amazzonia occidentale (Bolivia, Perù, Ecuador): in forte crescita mais, palma da olio e altre colture industriali.
Le responsabilità dell’Europa: il 20% della deforestazione legata ai nostri consumi
Il report mostra come le catene di approvvigionamento globali influenzino direttamente ciò che accade in Amazzonia.
Nel triennio 2020–2022, gli Stati membri dell’UE sono stati responsabili di circa il 20% della deforestazione associata a specifiche materie prime. Tra le più critiche: soia, mais, cacao.
E c’è anche l’Italia fra i principali contributori: i consumi del nostro Paese generano ogni anno 4.000 ettari di deforestazione amazzonica, equivalenti a 5.000 campi da calcio. Una quota pari al 10% della deforestazione incorporata nelle importazioni italiane.
WWF: “L’UE non può più rimandare. Ogni rinvio costa milioni di alberi”
Il WWF chiede all’Unione Europea di rispettare senza ulteriori ritardi la piena applicazione del regolamento contro la deforestazione, l’EUDR.
“È lo strumento più efficace che abbiamo per fermare la distruzione delle foreste” afferma Edoardo Nevola, Responsabile Foreste WWF Italia.
Ma mentre alla COP30 l’UE ribadisce l’impegno per proteggere le foreste, alcuni Stati membri stanno tentando di rallentare o indebolire il regolamento.
Secondo il WWF, un solo anno di rinvio dell’EUDR provocherebbe: 50 milioni di alberi abbattuti; 16,8 milioni di tonnellate di gas serra emesse (quanto Londra e New York insieme in tre anni). “È il momento di dimostrare leadership, non di arretrare” avverte Nevola.
Che cos’è l’EUDR: il regolamento europeo anti-deforestazione
Il regolamento UE sui prodotti “deforestation-free” (EUDR) è entrato in vigore il 29 giugno 2023, ma la sua applicazione è stata già rinviata una volta.
Ecco il nuovo calendario:
30 dicembre 2025 → obbligo per medie e grandi imprese;
30 giugno 2026 → obbligo per piccole e microimprese.
Le aziende dovranno dimostrare che prodotti come carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, soia, legno e gomma non provengano da terre deforestate o degradate e non siano frutto di attività illegali.
L’obiettivo è chiaro: tagliare drasticamente la deforestazione globale connessa ai consumi europei, rendendo le filiere più trasparenti e sostenibili.





























































































































































































































































































































































