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Fino al 19 gennaio la nave Gaia Blu del CNR nel Golfo dell’Asinara per studiare correnti, fondali e accumulo di rifiuti marini

La nave da ricerca Gaia Blu del Consiglio Nazionale delle Ricerche apre il 2026 facendo rotta verso la Sardegna. Fino al 19 gennaio, l’imbarcazione sarà operativa nel Golfo dell’Asinara, al largo della costa nord-occidentale dell’isola, per la campagna scientifica “Source2Sink”.

Un progetto che punta a capire come correnti marine e morfologia dei fondali influenzino il trasporto e l’accumulo di sedimenti e rifiuti, in particolare plastica, fino alle profondità del mare.

Dalla terra al fondo del mare: cosa significa “Source2Sink”

“Source2Sink” significa letteralmente “dalla sorgente al deposito”. È il percorso che materiali e rifiuti compiono dalla terraferma al mare aperto, fino a depositarsi sui fondali. Nel Golfo dell’Asinara e nel sistema di canyon sottomarini di Castelsardo, correnti e conformazione del fondale possono creare vere e proprie trappole naturali, dove i rifiuti tendono a concentrarsi.

Mappare questi processi è fondamentale per capire dove e quando si accumulano i materiali e per fornire indicazioni concrete alle politiche di monitoraggio, prevenzione e riduzione dell’impatto dei rifiuti marini sugli ecosistemi.

Un problema ambientale che riguarda tutti

I rifiuti in mare, soprattutto le plastiche, non scompaiono. Si frammentano, persistono per decenni e interagiscono con la fauna marina, entrando nella catena alimentare e influenzando anche la salute umana e le attività economiche legate al mare, come pesca e turismo.

Studiare i meccanismi che regolano il trasporto dei rifiuti significa quindi proteggere habitat sensibili, migliorare la gestione delle aree marine e aumentare la consapevolezza sugli effetti che le attività umane sulla terra hanno sugli oceani e sui fondali.

Cosa faranno i ricercatori a bordo della Gaia Blu

Durante la campagna sono previste attività oceanografiche e geofisiche. I ricercatori misureranno lungo la colonna d’acqua parametri come temperatura e salinità, oltre alle correnti marine, utilizzando strumenti di bordo e boe di superficie, i cosiddetti drifters, che permettono di seguire i movimenti degli strati più superficiali del mare.

Sul fronte geofisico, verranno effettuate nuove acquisizioni morfo-batimetriche oltre i 600 metri di profondità lungo il margine occidentale sardo, insieme a rilievi ad alta risoluzione nella testa del canyon di Castelsardo. Le attività includeranno anche indagini sismiche per ricostruire la struttura dei fondali.

Cetacei sotto osservazione nel Santuario Pelagos

Un’attenzione particolare sarà dedicata alla fauna marina. I ricercatori della Fondazione CIMA si occuperanno dell’avvistamento di grandi cetacei e specie sensibili, raccogliendo dati utili a valutare la loro distribuzione e i rischi legati alla navigazione. Un lavoro importante in un’area che rientra nel Santuario Pelagos, uno dei principali hotspot di biodiversità del Mediterraneo.

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Un progetto inserito in una rete di ricerca internazionale

La campagna è promossa dai ricercatori della sede di Oristano del CNR-IAS e si inserisce nei progetti Interreg Marittimo Italia-Francia, tra cui EPIC, dedicato alla riduzione della plastica in mare, e SEAsteMAR, focalizzato sui rischi per la navigazione e la tutela dei cetacei. I dati raccolti contribuiranno anche al progetto DESIRMED e alla realizzazione della Carta Geologica d’Italia 1:50.000, foglio “Isola Asinara”.

A bordo della Gaia Blu, supportati dal team tecnico della nave, lavorerà un gruppo multidisciplinare di oceanografi, geologi e biologi. La campagna è coordinata dal responsabile scientifico Andrea Cucco e dal capo missione Giovanni De Falco, entrambi del CNR-IAS.

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