Smog e traffico in una grande città italiana con aria inquinata
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L’aria delle città italiane resta pericolosa: superati i limiti OMS per PM2,5, NO2 e PM10. I nuovi dati ISDE mostrano migliaia di morti evitabili ogni anno

L’aria che respiriamo ogni giorno nelle città italiane continua a essere un problema serio, molto più grave di quanto spesso venga raccontato. Nonostante qualche lieve miglioramento registrato negli ultimi anni, l’inquinamento atmosferico resta una delle principali emergenze sanitarie del Paese, con effetti pesanti sulla salute di milioni di persone.

A dirlo non sono allarmismi, ma i dati definitivi 2025 del progetto “Cambiamo Aria”, promosso da ISDE Italia – Medici per l’Ambiente insieme a Kyoto Club e Clean Cities Campaign. Un’analisi ampia, basata sui rilevamenti ufficiali di 27 città italiane, che restituisce un quadro ancora fortemente critico.

Aria irrespirabile e salute a rischio

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento dell’aria è oggi il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Le sostanze che respiriamo ogni giorno aumentano il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche di diabete, disturbi neurologici, problemi in gravidanza e nello sviluppo dei bambini.

Nel mondo, l’OMS stima oltre sette milioni di morti premature ogni anno legate all’aria inquinata. In Italia, il bilancio è di decine di migliaia di decessi evitabili, una strage silenziosa che si consuma soprattutto nei grandi centri urbani.

I numeri del 2025 raccontano una realtà preoccupante

Lo studio ha confrontato i livelli di PM2,5, PM10 e biossido di azoto con i limiti di legge attuali, con quelli della nuova Direttiva europea che entrerà in vigore dal 2030 e con le raccomandazioni dell’OMS. Il risultato è chiaro: in molte città italiane l’aria è fuori norma per gran parte dell’anno.

Il caso più grave riguarda il PM2,5, il particolato più fine e pericoloso, capace di penetrare in profondità nei polmoni e nel sangue. A Milano, Torino e Padova le concentrazioni medie annue sono quasi il doppio dei futuri limiti europei e fino a quattro volte superiori ai valori indicati dall’OMS. Ancora più impressionante è il numero di giorni di superamento: a Milano si arriva a oltre 200 giorni l’anno con livelli considerati pericolosi per la salute.

Traffico e porti: il peso del NO₂

Il biossido di azoto, fortemente legato al traffico stradale e alle attività portuali, mostra una situazione altrettanto critica. In città come Palermo, Catania e Genova i limiti OMS vengono superati praticamente per tutto l’anno, con aria inquinata per più di 300 giorni.

Anche Roma, Milano e Torino non stanno meglio: in queste città i cittadini respirano aria malsana per la maggior parte dell’anno, ben oltre quanto previsto sia dalle norme attuali sia da quelle future.

PM10: superamenti continui

Per il PM10 la situazione non cambia. In tutte le città analizzate i valori consigliati dall’OMS vengono superati regolarmente. Palermo, Milano e Napoli guidano la classifica negativa, con decine di giorni all’anno oltre i limiti giornalieri, segno di un problema strutturale e non episodico.

Quasi 7 mila morti premature: un prezzo altissimo

Incrociando i dati sull’inquinamento con quelli sanitari, il progetto stima 6.731 morti premature attribuibili al solo PM2,5 nelle 27 città analizzate nel 2025. Si tratta di circa l’8% di tutti i decessi non traumatici negli adulti.

In alcune città il peso è ancora maggiore: a Milano una morte su sette è legata agli sforamenti del PM2,5. Secondo i ricercatori, la gran parte di queste morti sarebbe evitabile se le concentrazioni venissero ridotte fino ai livelli raccomandati dall’OMS.

Perché non si può aspettare il 2030

La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, approvata a fine 2024, segna un passo avanti importante. Ma aspettare il 2030 per intervenire davvero significa accettare anni di malattie e decessi evitabili.

«I dati confermano che siamo di fronte a un’emergenza sanitaria strutturale», spiega Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. «Rimandare politiche efficaci equivale ad accettare consapevolmente un carico enorme di sofferenza».

Le cause sono note, le soluzioni anche

Le fonti dell’inquinamento urbano sono sempre le stesse: combustibili fossili, utilizzati soprattutto per il traffico su strada, il riscaldamento domestico e il trasporto marittimo. Senza una decisa elettrificazione dei trasporti, una profonda riqualificazione energetica degli edifici e una riduzione del traffico privato, i nuovi limiti europei rischiano di restare sulla carta.

Al ritmo attuale, avvertono gli esperti, l’Italia potrebbe impiegare altri vent’anni per rispettare i limiti UE e addirittura fino al 2070 per avvicinarsi a quelli dell’OMS.

Cambiare aria non è più una scelta

ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono interventi immediati: investimenti nel trasporto pubblico, mobilità attiva, fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento. L’inquinamento dell’aria è un rischio evitabile, ma continuare a rimandare significa scaricare costi sanitari, sociali ed economici enormi sulle città e sulle generazioni future.

Cambiare aria, oggi, non è più un’opzione. È una responsabilità.

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