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Crisi alimentare record: 266 milioni soffrono la fame, bambini a rischio e carestie in aumento. Il rapporto shock che chiede interventi immediati

La fame nel mondo non arretra, anzi accelera. Nel 2025 ben 266 milioni di persone in 47 Paesi hanno vissuto condizioni di insicurezza alimentare acuta, un dato che segna uno dei livelli più alti mai registrati. È quanto emerge dal Rapporto globale sulle crisi alimentari (GRFC) 2026, pubblicato dalla Rete globale contro le crisi alimentari.

Il dato più preoccupante è il trend: in dieci anni, la fame acuta è quasi raddoppiata, segnalando un deterioramento strutturale e non più episodico. Oggi quasi il 23% della popolazione analizzata vive in condizioni critiche, con un peggioramento rispetto al 2024.

Dieci Paesi concentrano due terzi della fame globale

La crisi è sempre più concentrata geograficamente. Dieci Paesi da soli rappresentano circa due terzi delle persone colpite: Afghanistan, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen.

Tra questi, Afghanistan, Sudan, Sud Sudan e Yemen registrano le situazioni più gravi, sia in termini percentuali sia assoluti. Qui la fame non è più emergenza temporanea, ma una condizione cronica aggravata da conflitti, instabilità politica e fragilità economica.

Carestie in aumento: un segnale senza precedenti

Il 2025 segna un punto di svolta negativo. Per la prima volta nella storia del rapporto, sono state dichiarate due carestie nello stesso anno, in Gaza e in alcune aree del Sudan.

Si tratta di un indicatore estremo: la carestia rappresenta il livello massimo della scala IPC (Integrated Food Security Phase Classification), quando la fame provoca morte diffusa e collasso dei mezzi di sussistenza.

Questo fenomeno segnala una escalation delle crisi più gravi, legata soprattutto ai conflitti armati, alle restrizioni nell’accesso agli aiuti umanitari e agli sfollamenti forzati.

Bambini sempre più vulnerabili: 35 milioni malnutriti

Accanto alla fame, cresce anche la malnutrizione, soprattutto tra i più piccoli. Nel 2025 si contano 35,5 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta, di cui quasi 10 milioni in forma grave.

In quasi la metà dei contesti analizzati, la crisi alimentare si accompagna a una crisi nutrizionale. Le cause sono multiple: diete insufficienti, diffusione di malattie e interruzione dei servizi sanitari.

Le situazioni più critiche si registrano in aree come Gaza, Myanmar, Sudan e Sud Sudan, dove il rischio di mortalità infantile è in forte aumento.

Sfollamenti e conflitti: il motore della crisi

Il fattore dominante resta il conflitto. Oltre 85 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel 2025 in contesti già segnati dalla crisi alimentare.

Chi fugge affronta livelli di fame ancora più elevati rispetto alle comunità ospitanti, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, parla apertamente di una situazione senza precedenti: la contemporanea presenza di due carestie nello stesso anno rappresenta un campanello d’allarme globale.

L’appello: servono interventi urgenti e volontà politica

Il rapporto non è solo una fotografia della crisi, ma un appello all’azione. Le istituzioni internazionali chiedono un aumento immediato degli investimenti negli aiuti umanitari e, soprattutto, un impegno concreto per fermare i conflitti.

Anche l’Unione europea ribadisce il proprio ruolo di principale donatore e sottolinea l’importanza del rapporto come strumento per orientare le decisioni politiche.

Una crisi strutturale, non più emergenziale

Il quadro che emerge è chiaro: la fame globale non è più una crisi temporanea, ma una condizione strutturale che colpisce in modo sempre più concentrato e violento.

Senza interventi rapidi e coordinati, il rischio è che i numeri continuino a crescere, trasformando emergenze locali in una crisi globale permanente.

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