- 27/01/2026
- Redazione
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Il ciclone mediterraneo Harry ha colpito Italia, Malta e Tunisia. Secondo ClimaMeter, il cambiamento climatico ha intensificato i venti fino al 15%, aumentando danni e rischi
I venti del ciclone mediterraneo Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha colpito duramente l’Italia meridionale, Malta e alcune aree della Tunisia, sono stati probabilmente intensificati dal cambiamento climatico. A dirlo è una nuova analisi del progetto scientifico ClimaMeter, che ha confrontato l’evento con fenomeni atmosferici simili registrati negli ultimi settant’anni.
Secondo lo studio, le velocità del vento vicino alla superficie sono risultate fino al 15% più elevate rispetto a eventi analoghi del passato, con un incremento stimato tra 4 e 8 km/h. Un aumento che, avvertono i ricercatori, non può essere spiegato soltanto dalla variabilità naturale.
Venti più forti e piogge estreme: cosa è successo nel Mediterraneo
Il ciclone Harry ha lasciato una scia di danni estesi in Sicilia, Sardegna e Calabria, con impatti significativi anche su Malta e lungo le coste della Tunisia. In diverse zone si sono registrati venti sostenuti oltre i 100 km/h, mareggiate distruttive e precipitazioni eccezionali.
In alcune aree, soprattutto lungo la costa ionica, le piogge giornaliere hanno superato i 150 millimetri, innescando alluvioni improvvise e diffuse interruzioni dei trasporti. I forti venti orientali hanno inoltre favorito il trasporto di umidità dal Mar Ionio verso la Sicilia orientale, amplificando l’intensità delle precipitazioni.
Il ruolo del cambiamento climatico: cosa dice lo studio
L’analisi di ClimaMeter si basa sul confronto tra le condizioni atmosferiche associate al ciclone Harry e schemi simili osservati in due periodi distinti: 1950–1987 e 1988–2023, utilizzando i dati del reanalisi climatica Copernicus ERA5 e metodi di “analoghi climatici”.
I principali risultati:
i cicloni con caratteristiche simili a Harry oggi risultano più intensi rispetto al passato;
la sola variabilità naturale non è sufficiente a spiegare la forza dei venti osservati;
il riscaldamento globale di origine antropica emerge come fattore contributivo chiave.
Gli stessi ricercatori sottolineano che Harry è stato un evento molto raro, con pochi precedenti nei dati storici, elemento che limita la robustezza statistica delle conclusioni. Tuttavia, i risultati sono coerenti con le attuali conoscenze scientifiche e con le valutazioni dell’IPCC.
Danni miliardari e territori vulnerabili
La tempesta ha causato gravi danni a colture, abitazioni e infrastrutture, rendendo alcune aree irriconoscibili. Solo in Sicilia, le prime stime parlano di oltre un miliardo di euro di perdite economiche.
Aeroporti chiusi, reti di trasporto interrotte, blackout elettrici e infrastrutture costiere danneggiate hanno messo sotto pressione la resilienza di intere comunità. Nonostante la violenza dell’evento, non si sono registrate vittime, anche grazie agli avvisi meteo tempestivi e all’intervento della protezione civile.
Gli esperti: “Serve adattamento, subito”
Secondo Marco Reale (OGS), «Le simulazioni climatiche mostrano un’intensificazione dei venti e delle precipitazioni associate alle tempeste nel Mediterraneo. Nel nostro studio osserviamo che questo sta già accadendo oggi».
Per Alice Portal (ISAC-CNR), la Sicilia è particolarmente esposta: «Eventi come il ciclone Harry dimostrano la necessità di standard progettuali informati dal clima, soprattutto per grandi opere infrastrutturali».
Tommaso Alberti (INGV) parla di una vera e propria prova di stress per il sistema Paese: «Per alcune comunità, la ripresa richiederà anni e costerà milioni».
Per Erika Coppola (ICTP): «Il cambiamento della stagionalità e l’aumento degli eventi estremi combinati sono segnali chiari del cambiamento climatico nel Mediterraneo».
Cicloni mediterranei e futuro: uno scenario che preoccupa
Secondo l’IPCC AR6, con il proseguire del riscaldamento globale i cicloni mediterranei più intensi sono destinati a produrre venti più forti, precipitazioni estreme e impatti sempre più severi. Fattori come urbanizzazione costiera, esposizione delle infrastrutture e vulnerabilità locale rischiano di amplificare ulteriormente i danni.
Il ciclone Harry, avvertono gli scienziati, potrebbe non essere un’eccezione, ma un’anticipazione di ciò che attende il Mediterraneo nei prossimi decenni.

































































































































































































































































































































































