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Oltre 22 tonnellate di reti fantasma recuperate in 5 anni: i risultati del progetto LIFE Strong Sea e il messaggio della presidente ISPRA per il futuro del mare

Per anni hanno intrappolato pesci, distrutto habitat e continuato a “pescare” senza controllo. Ora, oltre 22 tonnellate di reti fantasma sono state rimosse dal Mediterraneo, restituendo respiro a uno degli ecosistemi più fragili d’Europa.

Non solo numeri, ma un cambio di prospettiva culturale. È questo il senso più profondo del progetto LIFE Strong Sea, come ha sottolineato la presidente di ISPRA, Maria Alessandra Gallone.

Secondo Gallone, l’iniziativa rappresenta “un impegno concreto nella tutela della biodiversità marina e nella promozione di una cultura della sostenibilità fondata su conoscenza, ricerca e responsabilità condivisa”. Ma c’è un elemento che va oltre i risultati scientifici: il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Il racconto per immagini: “The Phantom Catch”

A documentare questa operazione su larga scala è “The Phantom Catch”, il lavoro del regista Igor D’India presentato in anteprima insieme ai risultati del progetto.

Il documentario segue per cinque anni il lavoro di ricercatori e sommozzatori, mostrando da vicino immersioni, recuperi e difficoltà operative. Ne emerge un racconto che unisce rigore scientifico e forte impatto visivo, capace di rendere accessibile a un pubblico ampio un problema spesso invisibile.

Il documentario, ha spiegato la presidente di Ispra, “non è soltanto un prodotto per la comunità scientifica, ma un incentivo per i giovani a prendersi cura dell’ambiente marino”. La presenza di molti studenti alla proiezione diventa così un segnale preciso: una consapevolezza crescente e una disponibilità ad agire.

“Non sono spettatori, ma protagonisti del cambiamento”, ha aggiunto, indicando proprio nei più giovani il punto di partenza per rendere la tutela del mare una priorità condivisa.

Un mare liberato dalle reti fantasma: i numeri della svolta

Oltre 22 tonnellate di attrezzi da pesca recuperati, 156 dispositivi rimossi, 24 operazioni in mare e più di 180 segnalazioni.

Le operazioni hanno interessato reti da posta, reti a strascico, nasse e palangari, individuati tra gli 8 e i 40 metri di profondità. Attrezzi dispersi che, una volta sul fondale, continuano a intrappolare organismi e a compromettere habitat delicati.

Habitat fragili: Posidonia e coralligeno sotto pressione

Praterie di Posidonia, pilastri del Mediterraneo

Le praterie di Posidonia oceanica sono tra gli habitat più importanti e vulnerabili del Mediterraneo. Svolgono un ruolo chiave nella protezione delle coste, nella stabilità dei fondali e nel mantenimento della biodiversità.

Coralligeno, una biodiversità senza pari

Il coralligeno è uno degli ecosistemi più ricchi del mare nostrum. La sua complessità lo rende un vero hotspot di biodiversità, con un numero di specie superiore a qualsiasi altra comunità bentonica mediterranea.

Le analisi sugli attrezzi recuperati hanno identificato 89 specie appartenenti a 50 gruppi: un dato che dimostra come le reti abbandonate diventino nel tempo substrati colonizzati da organismi, complicando ulteriormente gli interventi.

Tecnologia e collaborazione: la chiave del successo

Il progetto ha combinato innovazione tecnologica e collaborazione sul territorio.

La mappatura dei fondali è stata realizzata con sonar Side Scan e Multibeam, insieme a oltre 250 ore di riprese video effettuate da subacquei e ROV. Più di 50 immersioni operative hanno consentito il recupero degli attrezzi.

Determinante anche il contributo dei pescatori locali, che hanno segnalato molte delle reti disperse, dimostrando come la soluzione passi anche da una responsabilità condivisa.

Tra le operazioni più complesse, quella nel Golfo dell’Asinara, dove una grande rete a strascico è stata rimossa dopo diverse immersioni preparatorie.

Oltre il recupero: monitoraggio e prevenzione

Non sempre è possibile rimuovere completamente le reti senza danneggiare gli habitat. In questi casi, il team ha scelto di inattivarle, tagliandole e neutralizzandole.

Parallelamente, è stato avviato un monitoraggio continuo con circa 15 immersioni l’anno per verificare lo stato di salute degli ecosistemi.

Anche la gestione dei materiali recuperati è stata strutturata: oltre 15 tonnellate raccolte a Porto Torres e altre 7 a Golfo Aranci.

Una sfida vinta, ma non conclusa

I risultati del progetto LIFE Strong Sea rappresentano un passo avanti significativo nella tutela del Mediterraneo. Ma il problema delle reti fantasma resta aperto e richiede continuità, investimenti e partecipazione.

Il messaggio che arriva dal documentario e dalle parole di ISPRA è chiaro: la difesa del mare non può più essere rimandata, e riguarda tutti.

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