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Tra incendi devastanti, ondate di calore, polveri sahariane e alti livelli di ozono, l’estate appena conclusa si conferma una delle più difficili degli ultimi anni sul fronte dell’inquinamento atmosferico 

Con la fine dell’estate meteorologica, il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) ha pubblicato un’analisi dettagliata sugli eventi atmosferici estremi che hanno caratterizzato l’estate 2025.

Dai giganteschi incendi boschivi in Canada alle ondate di calore record in Europa, passando per eccezionali trasporti di polveri sahariane, la stagione si è rivelata una delle più intense degli ultimi anni in termini di inquinamento atmosferico e impatto sulla salute pubblica.

Un mix esplosivo di fumo, ozono e polveri

Nel mese di agosto, l’Europa ha vissuto un periodo particolarmente complesso, con diversi fenomeni concomitanti:

  • Il fumo degli incendi canadesi, trasportato attraverso l’Atlantico, ha raggiunto il continente europeo.

  • Nella Penisola Iberica, incendi di intensità eccezionale hanno prodotto livelli record di emissioni.

  • Un episodio di trasporto di polveri sahariane ha coinvolto vaste aree del Mediterraneo e dell’Europa occidentale, spingendosi fino alla Danimarca.

  • Un’ondata di calore a metà agosto ha provocato un aumento significativo delle concentrazioni di ozono, superando le soglie normative in diverse regioni dell’Europa occidentale.

Secondo la Direttiva UE sulla qualità dell’aria (UE/2024/2881), il limite per la media massima giornaliera di ozono su otto ore è fissato a 120 µg/m³, da non superare più di 18 volte l’anno. Tuttavia, i dati CAMS mostrano numerosi sforamenti in molte aree europee, con alcuni casi in cui è stata oltrepassata anche la soglia di informazione di 180 µg/m³.

“Quest’estate è stata purtroppo molto attiva in termini di inquinamento atmosferico in Europa, con ripetute ondate di calore e una forte esposizione a fumo, polveri e ozono provenienti da incendi locali e transcontinentali”, ha dichiarato Laurence Rouil, direttrice del CAMS.

Incendi record in Canada e nel Mediterraneo

Il Canada ha vissuto un’altra stagione drammatica di incendi boschivi, con le foreste della Columbia Britannica, dello Yukon e dei Territori del Nord-Ovest che hanno continuato a bruciare fino a settembre. Le emissioni complessive hanno raggiunto il secondo livello più alto mai registrato, subito dopo il catastrofico 2023.

In Europa, la situazione è peggiorata ad agosto, quando la Penisola Iberica ha registrato emissioni da incendi tra le più elevate degli ultimi 23 anni, secondo il database del CAMS Global Fire Assimilation System (GFAS). Solo nel mese di agosto, Spagna e Portogallo hanno contribuito a circa la metà delle emissioni totali di tutta l’UE e del Regno Unito.

Anche l’Europa sudorientale non è stata risparmiata. Incendi significativi hanno colpito Grecia, Cipro, Turchia e i Balcani, rendendo l’estate 2025 una delle più attive sul fronte degli incendi boschivi nell’area mediterranea.

Le conseguenze per la salute

Il fumo degli incendi boschivi è composto da un mix pericoloso di ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ozono e particolato fine (PM2.5). Quest’ultimo è particolarmente nocivo, in quanto può penetrare in profondità nei polmoni e nel flusso sanguigno, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, e contribuendo a morti premature, come dimostrato da numerosi studi scientifici.

L’importanza del monitoraggio

Il CAMS sottolinea l’importanza di un sistema di monitoraggio e previsione atmosferica in grado di fornire dati accurati e tempestivi su fenomeni transfrontalieri, come il trasporto di fumo e polveri. Questo tipo di informazione è fondamentale per adottare misure preventive e proteggere la salute delle popolazioni esposte.

Leggi anche: Estate 2025: l’Europa paga il conto del clima estremo

Un campanello d’allarme per il futuro

L’estate 2025 rappresenta un chiaro segnale dell’impatto crescente del cambiamento climatico sulla qualità dell’aria. L’interazione tra temperature estreme, incendi, siccità e inquinamento atmosferico crea un circolo vizioso che mette a rischio la salute umana, la biodiversità e la stabilità degli ecosistemi.

Con l’autunno alle porte, il CAMS continuerà a monitorare la situazione atmosferica e climatica, fornendo dati cruciali per affrontare le sfide ambientali di oggi e di domani.

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