progetti life europa clima adattamento costi
Condividi questo articolo

Secondo la Corte dei conti UE l’impatto dei progetti LIFE su clima e ambiente è poco chiaro: monitoraggio debole e priorità sbagliate

I progetti strategici LIFE, pensati per aiutare gli Stati membri a trasformare le strategie ambientali e climatiche in azioni concrete, non stanno producendo risultati facilmente misurabili.

È quanto emerge da una nuova relazione della Corte dei conti europea, che mette in dubbio l’effettivo contributo di questi interventi alla transizione ecologica dell’Unione. Secondo i giudici europei, infatti, oggi non è possibile stabilire con certezza se e quanto i progetti LIFE abbiano davvero reso l’Europa più verde.

Cos’è il programma LIFE e quanti fondi sono stati spesi

Il programma LIFE è attivo dal 1992 ed è uno degli strumenti storici dell’Unione europea per affrontare sfide come l’inquinamento, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Nel corso degli anni, il suo ruolo è diventato sempre più centrale, soprattutto per colmare il divario tra le strategie scritte e la loro applicazione concreta nei territori.

Nel periodo di programmazione 2014-2020, l’UE ha finanziato 70 progetti strategici LIFE con 701 milioni di euro, con contributi che variavano tra i 7 e i 16 milioni per ciascun progetto. A partire dal 2021 e fino ad aprile 2025, sono stati stanziati altri 436 milioni di euro per 25 nuovi progetti, con importi ancora più elevati, compresi tra i 10 e i 30 milioni di euro ciascuno.

Fondi aggiuntivi: difficile capire se hanno fatto la differenza

Uno degli obiettivi principali dei progetti strategici LIFE è quello di attrarre ulteriori finanziamenti, provenienti da fonti nazionali, europee o private, per rafforzare l’attuazione delle politiche ambientali. Tutti i progetti analizzati dalla Corte dichiarano di aver mobilitato risorse aggiuntive, ma il problema è capire quanto queste risorse abbiano inciso davvero.

Secondo la relazione, mancano indicazioni chiare su cosa debba essere considerato “finanziamento mobilitato” e non esiste un sistema di monitoraggio da parte della Commissione europea. In assenza di una metodologia comune per tracciare questi fondi, diventa impossibile stabilire se e in che misura i progetti LIFE abbiano generato nuovi investimenti pubblici o privati capaci di sostenere concretamente le strategie ambientali.

Progetti non sempre allineati alle reali emergenze ambientali

Un altro elemento critico riguarda la scelta delle priorità. Gli auditor hanno rilevato che i progetti strategici LIFE non sempre rispondono alle esigenze ambientali e climatiche più urgenti degli Stati membri. Questo scollamento rischia di limitarne l’impatto, soprattutto nei Paesi e nelle regioni che affrontano problemi ambientali particolarmente gravi.

Quando le risorse non vengono indirizzate verso le emergenze più pressanti, i benefici dei progetti rischiano di essere parziali e di non produrre effetti significativi nel lungo periodo.

Monitoraggio debole e risultati difficili da valutare

Secondo la Corte dei conti europea, uno dei principali punti deboli del programma LIFE è la mancanza di un sistema di monitoraggio efficace e uniforme. I progetti non vengono valutati in modo sistematico rispetto a obiettivi chiave come il miglioramento della governance ambientale, il coinvolgimento degli attori locali, lo sviluppo delle competenze o la capacità di replicare i risultati in altri contesti.

In assenza di criteri condivisi e di dati comparabili, risulta molto difficile valutare la performance complessiva dei progetti e capire quale sia stato il loro contributo reale agli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione europea.

Buone pratiche poco condivise e risultati a rischio dopo la fine dei fondi

La relazione sottolinea anche che le esperienze positive maturate nei singoli progetti vengono raramente condivise su piattaforme a livello europeo. Questo limita le possibilità di replicare le iniziative di successo e di amplificarne l’impatto oltre i confini locali.

A preoccupare è anche il futuro dei progetti una volta terminati i finanziamenti europei. I cosiddetti piani post-LIFE, pensati per garantire la continuità dei risultati, rischiano di non essere sufficienti. Mancano linee guida chiare sul loro contenuto e strumenti efficaci per assicurare che i benefici ottenuti non si esauriscano con la fine dei fondi.

Leggi anche: Adattamento ai cambiamenti climatici, l’UE rischia di rimanere indietro

L’appello della Corte: servono più chiarezza e più coordinamento

“I progetti strategici LIFE offrono un sostegno importante, soprattutto nel favorire la cooperazione tra i portatori di interesse e nell’attrarre risorse aggiuntive”, ha spiegato Joëlle Elvinger, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “Tuttavia, persistono debolezze nella definizione delle priorità, nel monitoraggio dei progressi e nella condivisione dei risultati. Spesso gli effetti a lungo termine non sono chiari”.

Per questo la Corte invita la Commissione europea a rendere i progetti più coerenti con le esigenze ambientali e climatiche degli Stati membri, a fornire indicazioni più precise sulla mobilitazione dei finanziamenti aggiuntivi e a rafforzare gli strumenti europei di condivisione delle buone pratiche. L’obiettivo è fare in modo che i progetti LIFE non restino interventi isolati, ma contribuiscano in modo duraturo alla transizione ecologica dell’Unione.

Condividi questo articolo