- 27/09/2024
- Simone Martino
- 0
Recenti ricerche dimostrano che un settimo limite dei nove confini planetari, l’acidificazione degli oceani, è sull’orlo della violazione
E’ quanto emerge dal primo Planetary Health Check, un rapporto di quasi 100 pagine prodotto dal Planetary Boundaries Science (PBScience) guidato dallo scienziato Johan Rockström e dal Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), e supportato dai Planetary Guardians e da altri partner.
Dal report emerge che i sei limiti (cambiamento climatico, l’integrità della biosfera, il cambiamento del sistema terrestre, il cambiamento dell’acqua dolce, i flussi biogeochimici e l’introduzione di nuove entità) che già erano stati superati, come indicava uno studio pubblicato l’anno scorso su Science Advances, sono tutti in peggioramento.
Purtroppo ai sei confini planetari già superati se ne potrebbe aggiungere presto un altro. Il limite riguardante l’acidificazione degli oceani è, infatti, sull’orlo della violazione e potrebbe superare la soglia globale di “spazio operativo sicuro” nel giro di pochi anni.
Cosa sono i “Planetary Boundaries”?
A partire dalla Rivoluzione Industriale l’uomo ha iniziato, con la sua attività, ad esercitare una pressione sempre maggiore sugli ecosistemi della Terra, perturbandone i delicati equilibri e provocando cambiamenti spesso irreversibili. Ma esistono nello specifico dei confini che l’uomo non deve valicare, per evitare eventi ambientali catastrofici.
Nel 2009 lo scienziato Johan Rockström riunì un gruppo di 28accademici con lo scopo di identificare i processi che sono alla base della stabilità e della resilienza del sistema Terra. Fu così che nacque il concetto di Confini Planetari (Planetary Boundaries), cioè di quei confini entro i quali l’umanità può continuare a svilupparsi e a prosperare.
Quanti e quali sono i Confini Planetari?
Gli accademici hanno identificato 9 Confini Planetari: 1) riduzione dell’ozono presente nella stratosfera; 2) cambiamento nell’integrità della biosfera; 3) modifica dei flussi biogeochimici; 4) cambiamento del clima; 5) acidificazione degli oceani; 6) cambiamento delle acque dolci; 7) cambiamento del sistema terrestre; 8) introduzione di nuove entità; 9) rilascio di aerosol nell’atmosfera.
Sei sono processi per cui può essere fatta una quantificazione precisa, mentre per tre (nuove entità, rilascio di aerosol e cambiamento nell’integrità della biosfera) non è ancora possibile quantificare dei precisi limiti a livello globale.
Perche sono importanti?
Insieme, i 9 Confini Planetari identificano i limiti entro i quali i sistemi terrestri possono operare in sicurezza per mantenere l’abitabilità del pianeta. La violazione dei limiti aumenta i rischi di violazione dei punti di svolta che porterebbero a cambiamenti irreversibili sul pianeta, minacciando l’umanità e la vita come la conosciamo.
La rapida estinzione delle specie, il caldo estremo, la siccità e le tempeste, gli incendi boschivi record, la riduzione della produttività delle colture e della pesca e la scarsità di acqua dolce sono alcuni dei sintomi della violazione dei confini che già possiamo osservare.
I rapporti annuali sono ora necessari a causa del rapido attraversamento dei confini planetari da parte dell’umanità e dell’urgenza di fornire dati scientifici aggiornati ai decisori politici. “La violazione dei confini planetari aumenta il rischio di danneggiare in modo permanente le funzioni di supporto vitale della Terra”, spiega il rapporto che avverte che il mondo sta entrando in una “nuova era pericolosa”.
Leggi anche: La resilienza ambientale delle aziende
Salute degli oceani sull’orlo del baratro
Per ora, il limite dell’acidificazione degli oceani rimane entro lo spazio operativo sicuro verde, secondo gli scienziati, ma è sull’orlo del baratro. Altri studiosi sostengono che questa soglia potrebbe essere già stata superata, con l’acidificazione regionale al di sopra dei limiti di sicurezza.
Gli studi dimostrano che l’aumento dell’acidificazione potrebbe devastare le fragili barriere coralline e le popolazioni di fitoplancton, considerate il fondamento delle reti alimentari marine. Con l’accelerazione dell’acidificazione, la pesca globale potrebbe degradarsi e persino collassare, aggravando la sofferenza umana e peggiorando la fame nelle comunità vulnerabili e infliggendo miliardi di dollari di costi globali alle economie.
L’acidificazione degli oceani è causata dalla stessa causa del cambiamento climatico, ossia l’aumento delle concentrazioni atmosferiche di CO2 dovuto alle dilaganti emissioni di combustibili fossili.
Il rapporto utilizza la saturazione di aragonite superficiale come indicatore dell’acidificazione degli oceani perché è correlata alla concentrazione di ioni carbonato. Man mano che l’anidride carbonica atmosferica viene assorbita dall’oceano, si crea sempre più acido carbonico, che rilascia ioni idrogeno per abbassare il pH e la saturazione dell’aragonite. Un pH in calo nell’acqua di mare significa più acidità dell’oceano e crea problemi alla vita marina che fa affidamento sul carbonato di calcio per la formazione delle conchiglie.
L’attuale limite operativo sicuro è fissato a 2,75 di saturazione dell’aragonite e si basa sui livelli preindustriali di 3,44. Livelli inferiori a 3 possono causare stress ad alcuni organismi marini e se i livelli scendono sotto 1 le conchiglie possono iniziare a dissolversi. Oggi, la saturazione globale dell’aragonite è di 2,80. “Superare quel limite sicuro non significa un crollo immediato ma i problemi per la vita marina e la rete alimentare dell’oceano “inizieranno sicuramente a sembrare sempre più gravi”, ha spiegato Levke Caesar, scienziato del PIK e autore principale del rapporto.
























































































































































































































































































































































































































